La flautista Monica Finco riporta in auge la compositrice Anna Bon di Venezia

Anna Bon nacque intorno al 1738-1740 da Girolamo Bon, un noto architetto e pittore originario di Venezia (o Bologna) e Rosa Ruvinetti, cantante bolognese.
All’età di quattro anni fu ammessa come corista nell’Ospedale della Pietà di Venezia e, nella medesima istituzione, studiò poi con la celebre violista Candida della Pietà, in qualità di allieva esterna pagante, poiché non proveniva da una famiglia poco abbiente, e quindi le mancavano i requisiti per essere accolta come ospite del convitto.
Nel 1756 la Bon si spostò a Bayreuth, presso la corte del margravio Federico di Brandeburgo Kulmbach (che aveva sposato Guglielmina di Prussia, sorella di Federico il Grande), dove già risiedevano i genitori, ricoprendo il prestigioso incarico di virtuosa di musica da camera.
Nello stesso anno, presso un editore di Norimberga, pubblicò le Sei Sonate da Camera per flauto e cembalo, op. 1, la prima delle sue tre raccolte giunte fino a noi, dedicandola a Federico di Brandeburgo.
Le altre due raccolte risalgono al 1757 (Sei sonate per cembalo, op. 2) e al 1759 (Sei divertimenti per due flauti e cembalo, op. 3), e sono dedicate rispettivamente ad Augusta Sofia, principessa di Sassonia-Weimar e a Carlo Teodoro, elettore di Baviera.
Dopo la morte di Guglielmina, le attività artistiche della corte subirono una progressiva decadenza e la famiglia Bon si trasferì nel 1762 a Eisenstadt, presso gli Esterházy, dove l’anno prima era approdato anche Haydn.
Le ultime notizie su Anna Bon risalgono al 1767, segnalata con suo marito, il cantante Mongeri, a Hildburghausen in Turingia, per cui molti suppongono che tale anno sia anche quello della morte.
Nel complesso una biografia alquanto scarna, se paragonata al valore della compositrice, attestato dalla pubblicazione della sua prima raccolta ad un’età giovanissima (dai 16 ai 18 anni).
Proprio recentemente l’op. 1 è stata al centro di un’incisione della Da Vinci Classics, affidata al duo formato da Monica Finco (flauto) e Roberto Scarpa Meylougan (organo).
Si tratta di brani molto piacevoli, melodici e briosi, ai quali si accompagna sempre una padronanza della materia compositiva.
Tutte queste peculiarità sono evidenziate dai due interpreti, con la Finco che dà vita ad un’ottima esecuzione, facendo inoltre risaltare anche la straordinaria luminosità che emerge sovente dalle varie sonate.
Molto bravo risulta anche Roberto Scarpa Meylougan all’organo, che mostra un notevole affiatamento con la flautista, collaborando alla buona riuscita di un’incisione, che restituisce al pubblico degli appassionati una figura oggi purtroppo sconosciuta, ma sicuramente di primo piano nell’ambito della musica del Settecento.

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