Con “Carmina Gemina” l’ensemble Comtessa de Dia, diretto dal maestro Ferdinando de Martino, ci offre un’interessante panoramica di musica medievale

La musica medievale è al centro di “Carmina Gemina”, cd della Da Vinci Classics affidato all’ensemble Comtessa de Dia, diretto da Ferdinando de Martino.
Si tratta di un viaggio attraverso alcune delle principali raccolte giunte fino ai nostri giorni e comprende, in particolare, brani sacri di argomento mariano, appartenenti al Llibre Vermell de Montserrat e alle Cantigas de Santa Maria, alternati a pezzi profani tratti dal Codex Buranus.
Il Llibre Vermell de Montserrat, risalente al 1399 custodito nell’omonima località della Catalogna, sede di un monastero dove viene venerata la statua miracolosa di una Madonna Nera, è così definito per la rilegatura rossa che lo avvolge.
La Cantigas de Santa Maria sono invece attribuite ad Alfonso X “Il Saggio”, re di León e Castiglia dal 1252 al 1284 che, molto probabilmente non fu l’autore di tutti i componimenti, ma decise comunque l’ordine di successione dei vari brani.
In totale abbiamo 427 composizioni monofoniche, suddivise in cantigas de miragre, rievocanti i numerosi miracoli compiuti dalla Madonna, e cantigas de loor, inni devozionali alla Vergine.
Particolarmente critici nei confronti delle alte sfere ecclesiastiche sono i brani contenuti nel Codex Buranus (XIII-XIV secolo), manoscritto proveniente dal monastero di Benediktbeuern in alta Baviera, custodito nella biblioteca di Monaco.
I testi sarebbero opera dei cosiddetti clerici vagantes, una particolare categoria di studenti girovaghi, spesso di vasta cultura ma anche notevolmente squattrinati, religiosi a tutti gli effetti, in quanto avevano ricevuto gli ordini minori, la cui condotta morale lasciava molto a desiderare.
Da ricordare, sempre in tale ambito, che alcuni dei testi contenuti nel codice vennero scelti da Michel Hofman, giovane studente di legge, come base per i Carmina Burana, cantata scenica che il compositore tedesco Carl Orff scrisse fra il 1935 ed il 1936, il cui incipit è ancora oggi molto famoso.
Completano il disco alcune danze del Trecento italiano e la Chanson balladée.
Le prime sono attualmente conservate alla British Library, contenute nel cosiddetto “Manoscritto di Londra” (in origine di proprietà della famiglia Medici), e rappresentano tra i pochissimi esempi giunti fino a noi di balli medievali.
La seconda consiste nel motivo di apertura del programma televisivo “Almanacco del giorno dopo” e, sebbene sia stata scritta appositamente per la sigla della trasmissione da Antonino Riccardo Luciani (1931), risulta spesso erroneamente attribuita a Guillaume de Machaut, illustre autore francese del XIV secolo.
Per quanto riguarda gli interpreti, l’ensemble Comtessa de Dia, grazie al serio lavoro di approfondimento del suo fondatore e direttore Ferdinando de Martino, riesce a restituirci intatte, con brio e notevole compattezza, le atmosfere di un periodo, quello medievale, ancora oggi vittima di molti pregiudizi e numerose falsità.

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