Florence Beatrice Price: Sinfonie n. 1 e n. 4

Florence Beatrice Price nacque nel 1887 in una famiglia agiata di Little Rock (Arkansas) e fin da piccola mostrò un talento musicale precoce, esordendo in pubblico a 4 anni come pianista.
La sua appartenenza alla popolazione di colore, in uno stato come l’Arkansas, divenne un ostacolo insormontabile ad una normale istruzione.
Apprese quindi i primi rudimenti musicali dalla madre, che la indirizzò poi verso il Conservatorio del New England, sito a Boston, all’epoca diretto da George Whitefield Chadwick, dove si diplomò nel 1906 in organo e pianoforte.
Tornata a Little Rock, iniziò una carriera di docente nelle uniche scuole dove potevano recarsi le persone di colore, si sposò con un avvocato ed ebbe due figli.
Nel 1927, dopo aver rischiato il linciaggio per motivi razziali, fu costretta a lasciare Little Rock e, insieme al resto della famiglia, si spostò a Chicago.
Qui iniziò una nuova vita, dedicandosi in particolare alla composizione e frequentando alcune delle locali associazioni volte alla diffusione della cosiddetta “Negro music”.
Vinse quindi numerosi premi e, nel 1933, la sua Sinfonia n. 1 in mi minore venne eseguita con grande successo dall’Orchestra Sinfonica di Chicago, diretta da Frederick Stock, diventando la prima sinfonia in assoluto di un autore afro-americano proposta in pubblico.
Da quel momento la sua fama si diffuse, varcando anche i confini degli Usa, al punto che il noto direttore britannico sir John Barbirolli, le commissionò un brano, da lui diretto a Manchester alla testa della Hallé Orchestra.
La Price morì nel 1953 per un attacco di cuore, cadendo subito nell’oblio più assoluto, fino alla fine degli anni ’90, quando il suo nome è tornato a circolare.
A tal proposito, risulta molto interessante un recente cd della Naxos (distribuito in Italia da Ducale Music), dove sono incise sia la già citata Sinfonia n. 1 sia, in “prima registrazione mondiale”, la Sinfonia n. 4 in re minore (1945).
In esse la Price riuscì a fondere i ritmi delle sue origini, dagli spirituals alle melodie dei nativi d’America, con lo stile europeo, avendo come principali punti di riferimento il ceco Dvořák e il britannico Coleridge-Taylor.
Ma, mentre il primo si servì, in particolare nella celeberrima Sinfonia “dal Nuovo Mondo”, dei motivi popolari con i quali era venuto a contatto durante la sua permanenza negli USA in qualità di direttore del neonato conservatorio di New York, il secondo, in quanto discendente da una famiglia di schiavi, proponeva qualcosa che apparteneva alle sue origini.
Per quanto riguarda gli interpreti, i due brani sono affidati alla Fort Smith Symphony, orchestra nata nel 1923, ma che solo grazie al maestro John Jeter, direttore della compagine dal 1996, è riuscita a ritagliarsi il suo spazio in ambito statunitense, raggiungendo un livello molto elevato, come si può apprezzare ascoltando il disco.

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