La rassegna “Classico Contemporaneo” inizia con Francesca Curti Giardina nel segno della canzone napoletana di ieri e di oggi

Foto Stefania Liotti

Nel chiostro di San Domenico Maggiore si è aperta la rassegna “Classico Contemporaneo” organizzata, nell’ambito di “Estate a Napoli”, da TRAM (Teatro Ricerca Arte Musica e Teatro), in collaborazione con ARIES Teatro ed Eventi e Mestieri del Palco, e affidata alla direzione artistica di Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino.
In programma “Napulitanata”, di e con Francesca Curti Giardina, accompagnata da Dario Di Pietro (chitarra) e Andrea Bonetti (fisarmonica), una panoramica sulla canzone napoletana, da quella classica a quella dei nostri giorni, comprensiva di brani concepiti per le colonne sonore di film di vario genere, incentrata prevalentemente su amori problematici, vicini alla conclusione o irrealizzabili che, proprio per la loro peculiarità, sono stati fonte di ispirazione per motivi immortali.
La serata partiva dal filone cinematografico con un piccolo accenno ad “Ammore annascunnuto”, frutto di una coproduzione franco-napoletana (Bruno Coulais, il rapper Philippe Fragione in arte Akhenaton e Mario Castiglia), inserita nel film del 2000 “Comme un aimant” e portato al successo dalla nota cantante canadese Céline Dion.
Sempre rimanendo su tale tematica, durante lo spettacolo sono state proposte anche “Assaje”, scritta nel 1984 da Pino Daniele per il film di Nanni Loy “Mi manda Picone” ed interpretata da Lina Sastri, che era anche la protagonista principale, insieme a Giancarlo Giannini, “Vasame” di Enzo Gragnianiello, fra le musiche di accompagnamento a “Napoli velata” (2017) di Ferzan Özpetek, cantata da una sorprendente Arisa, ed infine “ ‘E femmene” di Vincenzo Salemme, dal suo film del 2003 “Ho visto le stelle”.
Per quanto riguarda il repertorio più classico, l’inizio era affidato a “Tutta pe’ mme” di Francesco Fiore e Gaetano Lama (1930), seguita da Uocchie c’arraggiunate (1904), testo autobiografico dell’avvocato Alfredo Falcone Fieni, invaghitosi di una tale Concettina, che volle immortalare, con la complicità della musica di Roberto Falvo, dando vita ad un capolavoro, tra i preferiti di Eduardo De Filippo, che lo inserì nella sua commedia “Gennareniello”.
Con “Malatia” (1957) si passava ad una canzone del chitarrista Armando Romeo, nata per i night club, la cui popolarità crebbe nel momento in cui fu incisa da Peppino di Capri (insieme ai Rockers, il suo complesso di allora), che lasciò inalterato il motivo, vivacizzandone il ritmo.
Era quindi la volta della celeberrima “Passione”, scritta da Libero Bovio, e musicata da Ernesto Tagliaferri e Nicola Valente, entrata anche nel repertorio di molti mostri sacri della lirica, che esordì in occasione della Piedigrotta del 1934.
Così come abbastanza famosa risulta “Canzone appassiunata” (1922), che poneva in evidenza E. A. Mario, al secolo Giovanni Ermete Gaeta, autore di indimenticabili motivi, sia in lingua napoletana che italiana (Santa Lucia luntana, La leggenda del Piave, Tammurriata nera, quest’ultima su testo del poeta Edoardo Nicolardi, giusto per fare qualche nome).

da sx: Dario Di Pietro, Francesca Curti Giardina e Andrea Bonetti – Foto Giancarlo de Luca

Un salto ai nostri giorni con lo struggente “Chesta sera” di Nino D’Angelo, risalente al 1997 e fra i motivi più belli di un artista considerato uno degli ultimi baluardi della canzone napoletana d’autore, per poi tornare ad un binomio prestigioso di fine Ottocento, formato da Salvatore Di Giacomo e Mario Costa, la cui “Napulitanata” (1884) forniva anche il titolo dell’intera serata.
Prima dei pezzi di chiusura, una parentesi letteraria con “Le edicole di Napoli”, racconto tratto da “Ferite a morte” di Serena Dandini, raccolta di storie, ispirate all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, dove le protagoniste, tutte vittime di femminicidio, raccontano in prima persona le loro agghiaccianti vicende.
Ultime due canzoni in programma “Indifferentemente” e “Lo guarracino”.
La prima, di Umberto Martucci e Salvatore Mazzocco, focalizza i momenti salienti della fine di un amore, e fu presentata da Mario Abbate e Mario Trevi al Festival di Napoli del 1963.
Arrivò al posto d’onore, fra le vibrate proteste del pubblico, più lungimirante della giuria, che assegnò invece la vittoria ad una canzone caduta subito nell’oblio (“Jammo ja”, affidata a Claudio Villa e Maria Paris, mentre “Indifferentemente” fece la fortuna di entrambi i suoi interpreti).

Rosario Scotti Di Carlo – Foto Giancarlo de Luca

Riguardo a “Lo guarracino”, si tratta di una tarantella del Settecento, dove era descritta la storia d’amore fra la castagnola nera (lo guarracino) e la sardina, violentemente ostacolata dal tonnetto, suo precedente “fidanzato”, che generava una gigantesca zuffa, alla quale prendevano parte circa un’ottantina fra pesci, molluschi e crostacei.
Il suo testo, scritto in un linguaggio vernacolare, oggi difficile da comprendere, è stato anche oggetto di accurati studi scientifici, volti ad identificare tutte le specie ittiche citate, con lo scopo di ottenere una sorta di censimento degli organismi marini presenti all’epoca nel Golfo di Napoli.
Dopo tale descrizione, necessaria per dare un’idea del concerto, veniamo ai protagonisti, iniziando da Francesca Curti Giardina, che da un po’ di tempo sta portando avanti alcuni progetti dedicati alla musica napoletana.
Non è la prima volta che la ascoltiamo e, anche in questa occasione, abbiamo avuto la conferma di trovarci di fronte ad un’artista che si contraddistingue per la sua notevole presenza scenica, frutto di una lunga e consolidata esperienza artistica, dotata di una bellissima voce, al servizio di una musicalità raffinata, intensa e mai sopra le righe, in grado di trasmettere al pubblico grandi emozioni.
Molto bravi anche il chitarrista Dario Di Pietro ed il fisarmonicista Andrea Bonetti, in perfetta sintonia con la cantante e, senza alcun dubbio, il suono della fisarmonica favoriva un’atmosfera ancor più suggestiva e struggente.
Va infine ricordato l’ottimo percussionista Rosario Scotti Di Carlo, chiamato come ospite d’onore a dare il suo contributo ad un particolare arrangiamento de “Lo guarracino”.
Pubblico numeroso, partecipe ed entusiasta, che è stato omaggiato con la proposizione di “Ammore annascunnuto”, nella sua interezza, a coronamento di un concerto di elevato spessore musicale.

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