Con “Ninna Nanna” Letizia Calandra dà voce ad un genere popolare vicino all’estinzione

Cantare una ninna nanna al bambino era, fino ad alcuni decenni fa, un’abitudine comune a tutte le mamme del mondo.
In tale ambito esiste una letteratura musicale molto vasta, alla quale hanno contribuito sia autori anonimi che grandi compositori.
Il soprano Letizia Calandra ha esplorato questo particolare genere, la cui origine si perde nella notte dei tempi, proponendo diciassette brani, incisi in precedenza dalla Gramon di Lugano, ed ora ripubblicati dalla Brilliant Classics (casa discografica distribuita in Italia da Ducale Music).
Si tratta di una panoramica compresa fra il XVII secolo e i giorni nostri, che descriveremo seguendo strettamente un ordine cronologico, anche se la successione dei pezzi nel disco risulta molto differente.
Partiamo quindi dal Seicento di Tarquinio Merula, autore di Hor ch’è tempo di dormire, canzonetta sacra spirituale, per voce e arpa, dai risvolti drammatici poiché il testo riassume la vita di Cristo, in quanto è la Madonna a parlare a Gesù Bambino.
Il Settecento è invece rappresentato da Dormi mio dolce tesor, attribuita a Mozart fino a qualche tempo fa, che invece potrebbe essere dello sconosciutissimo Bernhard Flies.
Certamente di Brahms è invece la celeberrima ninna nanna Guten Abend, gute Nacht, così come Schubert risulta l’autore di Schlafe, schlafe, dedicata presumibilmente ad un fratellino morto in tenerissima età.
La numerosa presenza di autori vissuti a cavallo fra Ottocento e Novecento comprende Milhaud, de Falla, Puccini, Tosti, Reger e Vincenzo Davico, monegasco di nascita, formatosi a Torino e Lipsia, del quale sono eseguiti tre pregevoli brani.
Allo stesso periodo appartengono le compositrici Cécile Chaminade e Anna Filippone del Bono, la prima autrice della berceuse Viens près de moi, la seconda della Ninna nanna del grillo e della struggente Ninna nanna di guerra, quest’ultima risalente al 1916.
Infine, recentissima, la Nonna nonna core mio di Rino Alfieri, datata 2009, su lirica del poeta napoletano Salvatore Palomba, posta a chiusura del cd.
Per quanto riguarda gli interpreti, la voce splendida ed espressiva del soprano Letizia Calandra è molto ben accompagnata, di volta in volta, da Mirella del Bono, Emanuele Lippi e Rino Alfieri al pianoforte, e da Cecilia Andreis all’arpa, dando vita ad un disco che abbina antiche suggestioni a grande raffinatezza, riportando in auge un filone della tradizione popolare quasi completamente scomparso.

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