Al Circolo Ufficiali della Marina Militare di Napoli i CamPet Singers propongono celebri canzoni del repertorio italiano ed internazionale

Foto Max Cerrito

Nel 1991 il tenore Andrea Campese e il basso Sergio Petrarca vollero formare un ensemble vocale, coinvolgendo alcuni amici-colleghi, parte dei quali si esibiva insieme a loro in concerti di musica classica.
Nacquero così i CamPet Singers (appellativo preso a prestito dall’inizio del cognome dei due fondatori), che scelsero come punto di riferimento gli Swingle Singers, storico ottetto di origine francese, molto noto all’inizio degli anni Sessanta, il cui motto era “If it’s music, we’ll sing it”.
L’organico dei CamPet Singers è rimasto inalterato nel tempo (a parte la dolorosa perdita di una colonna portante come il basso britannico Mark Weir, prematuramente scomparso nel 2015) e, dal 2010, il loro direttore è Carlo Forni.
Durante questa lunga attività artistica, il repertorio della compagine, che esegue i brani rigorosamente “a cappella” (ovvero senza accompagnamento strumentale), si è allargato a dismisura, spaziando indifferentemente dal “classico” al “leggero”.
Proprio alla musica leggera in senso lato, italiana e internazionale, è stato dedicato il recente concerto, tenuto dal gruppo al Circolo Ufficiali della Marina Militare di Napoli.
Primo brano in programma “Un angelo blu”, cantato nel 1968 dall’Equipe 84, sul motivo della canzone “I Can’t Let Maggie Go” dei britannici Honeybus, il cui testo venne tradotto da Mogol in modo abbastanza aderente alla versione originale.
Il successivo Scarborough fair apparteneva alla produzione di Simon & Garfunkel, che arrangiarono una ballata inglese di epoca medievale, alternando il testo originale con nuove strofe di impostazione pacifista.
Era poi la volta di un classico della musica italiana, “Summer on a solitary beach”, canzone portata al successo nel 1981 da Franco Battiato e contenuta nel celebre album “La voce del Padrone”.
Un salto all’indietro negli anni ’40 con “Java Jive” di Ben Oakland e Milton Drake, ripreso in tempi più recenti dai Manatthan Transfer.
In una panoramica di questo tipo non potevano mancare i Beatles, presenti con The fool on the hill, risalente al 1967, scritta per la colonna sonora del film tv girato dal complesso nel medesimo anno ed intitolato “Magical Mistery Tours”.
Famosissima anche “Stand by me” (1961), interpretata da Ben E. King e da lui composta, insieme a Jerry Leiber e Mike Stoller.
Ispirata ad uno spiritual di Sam Cooke e J. W. Alexander (“Stand by Me Father”), rappresenta una delle canzoni più note di tutti i tempi, anche per il suo ritorno in auge nel 1986, quando venne utilizzata per la colonna sonora dell’omonimo film.
La serata proponeva quindi una piccola finestra sul mitico Quartetto Cetra (formato da Felice Chiusano, Tata Giacobetti, Virgilio Savona e Lucia Mannucci) con un trittico composto da “Ciao mama” (di Mario Azzella e Aldo Buonocore, 1960), “Crapa pelada”, scritta da Gorni Kramer e Tata Giacobetti negli anni ’30, inizialmente interpretata da Alberto Rabagliati e da molti considerata allusiva alla calvizie del duce, e “Però mi vuole bene”, dalle sfumature noir, di Savona – Cichellero – Giacobetti (1963).
Toccava quindi a un pezzo degli anni ’70, “Perfect Day” di Lou Reed, e a due degli anni ’90, “No surprises” dei Radiohead e “Fields of Gold” di Sting, che hanno preceduto il finale, costituito dal suggestivo “Light in the hallway” (2015) dei Pentatonix e da “Sixteen Tons”, brano country portato al successo dal cantautore Merle Travis verso la fine degli anni ’40, basato sulle vicende di suo fratello che lavorava in una miniera di carbone.
Riguardo ai CamPet Singers, erano presenti in formazione-tipo, costituita da Ester Castaldo, Rosalia La Volpe, Francesca Zurzolo, Luisa Daniele, Alessandra Lanzetta, Francesca Veglione, Andrea Campese, Guido Ferretti, Felice Mondo, Carlo Forni, Sergio Petrarca e Marco Forni, ai quali si è aggiunta, come special guest, Monica Bosco.
Nonostante una lunga carriera, ricca di successi, la compagine non si è mai adagiata sugli allori e, mantenendo inalterato lo smalto degli albori, prosegue nella costante ricerca di nuove vie da proporre ai fans.
Questi ultimi sono accorsi anche stavolta numerosissimi, al punto che non tutti hanno avuto la possibilità di assistere al concerto, fermati all’entrata del circolo, in quanto la sala si era riempita all’inverosimile.
La serata si è conclusa con un bis, consistente nel celeberrimo “Nella vecchia fattoria”, versione italiana della filastrocca inglese “Old MacDonald Had a Farm”, curata nel 1949 da Tata Giacobetti per il testo e Gorni Kramer e Virgilio Savona per la musica, lasciando la parola (più propriamente il verso) a Luisa Daniele (gatto), Felice Mondo (cane), Alessandra Lanzetta (capra), Andrea Campese (asino), Carlo Forni (maiale) e Rosalia La Volpe (gallina), scoppiettante finale di una serata piacevole e di alto livello.

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