I “Concerti in Villa Floridiana” chiudono con lo Schubert dell’entusiasmante Trio Kubrick

Foto Diana Gianquitto

Il Trio Kubrick, formato da Lorenzo Ceriani (violoncello), Salvatore Lombardo (violino) e Giacomo Serra (pianoforte) è stato il protagonista dell’ultimo appuntamento con i “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Musicale Golfo Mistico, in collaborazione con il Polo Museale della Campania.
Nel prestigioso Salone delle Feste del Museo Duca di Martina, l’ensemble ha proposto una mattinata rivolta alla produzione di Franz Schubert (1797-1828).
In programma il Trio n. 2 in mi bemolle maggiore, op. 100 ed il Trio in mi bemolle maggiore op. 148, D. 897.
Il primo si deve ad una richiesta del nobile Josef von Spaun, carissimo amico di Schubert, prossimo alle nozze.
Eseguito in anteprima, con il musicista al pianoforte, in una serata che si tenne in casa von Spaun, nei mesi che precedettero il matrimonio, il pezzo esordì in pubblico il 26 dicembre del 1827, al Musikverein di Vienna, affidato al pianista Karl Maria von Bocklet, e a due dei quattro componenti del noto Quartetto Schuppanzigh (il violinista Ignaz Schuppanzigh ed il violoncellista Joseph Linke).
Il successo fu enorme, a dispetto di una durata piuttosto lunga per quei tempi e del fatto che si trattasse di un tipo di musica abbastanza lontana dalla concezione principalmente salottiera in auge in quel periodo.
Il trio venne riproposto pochi mesi dopo, nel marzo del 1828, durante l’unica “Accademia” (termine con il quale si indicava un concerto a pagamento, il cui ricavato andava solitamente all’autore delle musiche), organizzata per Schubert dalla Società degli Amici della Musica di Vienna.
Ma la fortuna dell’op. 100 non si fermò qui, in quanto fu tra le poche composizioni ad essere pubblicate quando il musicista austriaco era ancora vivente.
Venne infatti data alle stampe dall’editore Probst di Lipsia che, considerata la voluminosità del pezzo, chiese ed ottenne un accorciamento del movimento conclusivo.
Per tale motivo l’autore austriaco visionò personalmente le bozze, nonostante le sue precarie condizioni di salute, al punto che la redazione definitiva venne stilata pochi giorni prima della morte, avvenuta il 19 novembre 1828.
Infine, a suggellare la notorietà del brano in tempi moderni, ci ha pensato il regista statunitense Stanley Kubrick che, nell’ambito delle musiche scelte per il film “Barry Lyndon” (1975), si è avvalso del motivo contenuto nell’andante con moto del secondo movimento (riproposto nell’Allegro moderato conclusivo), per il quale Schubert attinse ad una melodia popolare svedese.
Molto diverso il discorso del Trio in mi bemolle maggiore op. 148, D. 897 per pianoforte, violino e violoncello, la cui datazione oscilla fra la fine del 1827 e l’inizio del 1828.
Costituito da un unico movimento (Adagio), si suppone fosse stato concepito come secondo tempo del Trio in si bemolle maggiore, op. 99, per poi essere sostituito in corso d’opera con l’Andante un poco mosso (che ha struttura e tonalità simili), mentre l’appellativo “Notturno”, con il quale è passato alla storia, si deve all’editore viennese Diabelli, che gli diede questo nome quando lo pubblicò nel 1846.
Per quanto riguarda il Trio Kubrick, risulta costituito da ottimi musicisti che, oltre a gravitare nell’orbita del Teatro di San Carlo, in quanto Lorenzo Ceriani (violoncello) e Salvatore Lombardo (violino) sono fra i componenti dell’Orchestra, mentre Giacomo Serra è pianista accompagnatore, hanno anche una pluriennale esperienza cameristica, maturata in vari ambiti.
Le suddette peculiarità contribuiscono all’ottenimento di un affiatamento perfetto, dove l’estrema bravura del singolo risulta finalizzata all’insieme, come dovrebbe sempre essere quando si esegue la musica da camera.
A ciò vanno aggiunte una sensibilità ed una raffinatezza che, in brani come l’op. 100, emergono in modo deciso, a conferma dell’elevato valore di tutti e tre gli esecutori.
Pubblico numeroso, attento e partecipe, che ha lungamente applaudito il trio, chiedendo un bis.
E’ stato accontentato con la riproposizione del terzo movimento dell’op. 100, a chiusura di un appuntamento che rappresentava anche la fine dell’ottava edizione dei “Concerti in Villa Floridiana”, stagione di alto livello, fra i pochi punti di riferimento nell’asfittico panorama musicale di un quartiere napoletano, come quello del Vomero, caratterizzato da grandi potenzialità inespresse.

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