Con il trio Colecchia-Amato-Scelzo la stagione dell’Associazione Domenico Scarlatti fa rivivere i fasti musicali del periodo borbonico

Foto Max Cerrito

Il terzo appuntamento con la stagione dell’Associazione Domenico Scarlatti, giunta al 35° anno, ha ospitato il mezzosoprano Gabriella Colecchia ed i chitarristi Enzo Amato e Francesco Scelzo, protagonisti di un concerto intitolato “Neapolitanata”.
L’inconsueto trio si è confrontato, nella chiesa napoletana di San Francesco delle Monache, prestigiosa sede del Centro di Cultura Domus Ars, con un programma rivolto prevalentemente a brani legati al periodo borbonico.
L’apertura era dedicata ad una serie di motivi di autori anonimi, risalenti al periodo compreso fra la fine del XVII secolo ed il Settecento, pubblicati nel 1877 in una versione per voce e pianoforte, curata da Vincenzo de Meglio, nella raccolta in tre volumi intitolata “Eco di Napoli”.
Si trattava di canzoni celeberrime come “Lu cardillo”, “Fenesta vascia”, “Palummella” e “La fiera de Mast’Andrea”, e meno note quali “La guappa” e “La fata dello scodillo”.
Per ognuna ci sarebbe una lunga storia da raccontare, ma vogliamo scegliere “Palummella”, le cui origini risalirebbero all’aria di Brunetta, personaggio dell’opera buffa “La Molinarella” di Niccolò Piccinni, andata in scena a Napoli nel 1766.
Il motivo, molto popolare, venne utilizzato all’indomani dell’unificazione del paese, accompagnandolo ad un testo satirico nei confronti dei governanti del neonato Regno d’Italia, che sottolineava la perduta libertà del meridione a seguito di quella che molti ritenevano una vera e propria sopraffazione.
Il testo, considerato sovversivo dalle autorità sabaude, venne vietato e l’originale andò perso, mentre ai giorni nostri è arrivata una versione redatta e cantata per la prima volta nel 1873, la cui paternità è attribuita a Teodoro Cottrau.
Va ancora ricordato che, nel film “Ferdinando I, re di Napoli”, pellicola del 1959 girata in prossimità del centenario dell’annessione del Sud all’Italia, il regista Gino Franciolini fu autore di un evidente falso storico, in quanto affidò ad Eduardo De Filippo, che ricopriva il ruolo di Pulcinella, il compito di cantare “Palummella”, trasformata in una canzone di protesta contro Ferdinando di Borbone.
Il concerto proseguiva con “Divagazioni sull’epitaffio di Sicilo” di Enzo Amato, eseguito dall’autore, dedicato al primo brano della storia della musica la cui partitura è giunta fino a noi, ritrovato nel 1838 nei pressi di Efeso e risalente al II o al I secolo a.C.
Si passava quindi ai grandi compositori del Settecento napoletano, con una panoramica che comprendeva brani di Pergolesi (“Se tu m’ami”, di attribuzione non ancora certa), Paisiello (“Nel cor più non mi sento”, da “La Molinara”, “Il mio ben quando verrà”, da “Nina” e “La serenata di Pulcinella”, da “Pulcinella vendicato nel ritorno di Marechiaro”) e Piccinni (“Gelusiello”, da “Il finto Turco”).
La parte conclusiva era invece dedicata alle incursioni nel repertorio napoletano di Mercadante (“La rosa”) e Donizetti (“La conocchia” e “Me voglio fa’ ‘na casa), fra le quali si inseriva una particolare versione chitarristica di “Torna a Surriento”, concepita da Francesco Scelzo, ed un gran finale rossiniano con “Le lazzarone”, pezzo in stile cabarettistico su testo di Pacini, tratto dai “Péchés de vieillesse”.
E veniamo ai protagonisti, partendo dal mezzosoprano Gabriella Colecchia, artefice di un’interpretazione intensa, che ha trasmesso grandi emozioni al pubblico presente, e si è distinta anche per la sua notevole versatilità, proponendo con sicurezza un repertorio ricco di insidie, al quale ha talora fornito un apporto piuttosto originale, come la “Palummella” dal sapore brechtiano.
Molto bravi i due chitarristi, Francesco Scelzo, che seguiamo da diverso tempo ed ha ormai raggiunto una maturità tale da mettere in evidenza tutto il suo enorme talento, ed Enzo Amato, fra le figure di maggiore poliedricità del panorama partenopeo, in quanto, oltre ad essere un ottimo chitarrista, è direttore d’orchestra, compositore, apprezzato didatta e scrittore dalla forte vena polemica.
I due hanno suonato in perfetta sintonia fra loro e sono apparsi anche molto ben affiatati con la cantante, contribuendo alla riuscita di una serata piacevole e ricca di buona musica, conclusasi con “Te voglio bene assaje” (la cui attribuzione a Donizetti per la musica e a Sacco per i testi non è unanime), classico immortale degli anni d’oro della canzone napoletana.

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