Ai “Concerti in Villa Floridiana” il gradito ritorno di un pianista d’altri tempi

Il penultimo appuntamento con i “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Musicale Golfo Mistico, in collaborazione con il Polo Museale della Campania, ha ospitato il pianista Giorgio Agazzi.
L’artista, che la scorsa stagione aveva riscosso grande successo, proponendo brani di raro ascolto appartenenti al repertorio di grandi compositori, è tornato con un programma comprendente il Rondò in la minore K. 511 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) e i 24 preludi, op. 28 di Fryderyk Chopin (1810-1849).
Il primo fu composto a Vienna nel 1787, fra “Le nozze di Figaro” e il “Don Giovanni” e pubblicato lo stesso anno dall’editore Hoffmeister.
Si tratta di un pezzo a sé stante, molto diverso da quelli in voga all’epoca, in quanto rifugge dal brillante virtuosismo e tende alla sobrietà ed alla malinconia, al punto che, per alcuni musicologi, viene addirittura considerato precorritore dell’universo schubertiano.
Per quanto riguarda, invece, i 24 preludi, op. 28 di Chopin, almeno inizialmente la fonte di ispirazione fu Il clavicembalo ben temperato, concepito da Bach secondo una successione di preludi fughe per un totale di due volumi, formati ciascuno da 24 composizioni.
Ma, mentre nella raccolta bachiana, ad ogni coppia costruita su una nota nel modo maggiore ne corrispondeva una concepita per la medesima nota in modo minore, Chopin prese come riferimento l’ordine stabilito dal cosiddetto “circolo delle quinte”.
In più diede vita a pezzi senza alcuno sviluppo, dove vi era alternanza fra tempi lenti e veloci, apparentemente scollegati fra loro e caratterizzati da grande libertà, sia nella forma, dove troviamo, a fianco di veri e propri preludi, brani che si avvicinano molto di più ad altre forme quali il notturno, lo studio ed il corale, sia nella breve durata, compresa fra un minimo di 13 ed un massimo di 89 battute.
Dal punto di vista della datazione, è presumibile che l’autore polacco abbia iniziato a concepire la raccolta nel 1831, mentre è certo che le diede l’assetto definitivo nel 1838, durante il soggiorno a Palma di Majorca, dove si era recato in compagnia di George Sand e dei suoi due figli.
Pubblicati a inizio 1839, dalla casa editrice parigina Adolphe Catelin, con dedica a Pleyel e da Breitkopf e Hartel a Lipsia, con dedica a Kessler, i “Preludi” furono accolti piuttosto sfavorevolmente dall’ambiente musicale dell’epoca e gli stessi pianisti, in un primo momento, preferirono eseguire quelli più vicini alle loro preferenza.
Con il trascorrere del tempo e, soprattutto, dopo che una leggenda come Alfred Cortot incise per la prima volta, nel 1926, tutti e 24 i preludi, l’intera raccolta divenne il cavallo di battaglia di un gran numero di prestigiosi artisti.
Veniamo, quindi, al protagonista del concerto, il maestro Giorgio Agazzi, che ha proposto in apertura di concerto una versione del brano mozartiano caratterizzata da grande intensità e raffinatezza, ricreando le atmosfere di un pezzo sicuramente particolare.
Ottimo è apparso anche il confronto con le pagine di Chopin, contraddistinte da sonorità ben delineate e da un’esecuzione solida, frutto di una dimestichezza con l’autore polacco, a testimonianza di un pianismo purtroppo oggi in via d’estinzione.
Pubblico che anche stavolta ha mostrato di apprezzare molto l’interprete, applaudendolo calorosamente e ricevendo in omaggio due bis, la Ballata n. 2 in fa maggiore op. 38 di Chopin ed il telegrafico Scherzando dai Preludi, op. 38 del russo Kabalevsky, chiusura in tema con il programma della mattinata.

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