La Nuova Orchestra Scarlatti, guidata da Beatrice Venezi, fornisce un contributo significativo all’“effetto Mozart”

Probabilmente il primo ad utilizzare la musica di Mozart, per risolvere un variegato ventaglio di patologie dei pazienti, è stato l’otorinolaringoiatra francese Alfred Tomatis.
Autore di vari libri, scritti a sostegno delle sue personali convinzioni ed intuizioni, nel 1991 scrisse “Perché Mozart?” (1991), dove spiegava i motivi della particolarità della musica del compositore austriaco.
Su tale scia si mossero, nel 1993, Frances Rauscher, Gordon Shaw e Katherine Ky dell’Università di Irvine in California che, sulla nota rivista scientifica “Nature” pubblicarono i risultati di un loro esperimento, portato avanti su tre diversi gruppi di persone, dal quale si evinceva che il campione sottoposto all’ascolto della Sonata K. 448 per due pianoforti di Mozart, era stato più brillante degli altri al successivo test per determinare il quoziente d’intelligenza.
Da qui nacque la leggenda metropolitana, secondo la quale ascoltare la musica del genio di Salisburgo portava ad un aumento delle capacità intellettive, definendo tale fenomeno “effetto Mozart”.
In realtà, si trattava di uno stato temporaneo, non sempre verificato, la cui durata risultava inferiore a quella della pozione magica di Asterix o delle arachidi di Super Pippo.
Comunque, al di fuori di studi più o meno scientifici, è acclarato come la musica di Mozart goda di un favore universale, e sia ben accetta anche da chi solitamente risulta piuttosto refrattario nei confronti dei brani “classici”.
Partendo da questo innegabile presupposto, la Nuova Orchestra Scarlatti ha dedicato a Mozart il concerto “Musica e Benessere”, secondo appuntamento del Festival UniMusic, rassegna organizzata in partnership con l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.
Nell’ampio cortile del Maschio Angioino, la compagine, diretta per l’occasione da Beatrice Venezi, alla panoramica mozartiana, ha fatto precedere la giovanile Romanza n. 2 in fa maggiore per violino e orchestra, op. 50 (1802) di Ludwig van Beethoven, da noi abbastanza celebre in quanto utilizzata come colonna sonora per uno spot pubblicitario di un noto brandy.
A seguire, due iniziali “assaggi” mozartiani, l’Allegro maestoso dal Concerto n. 1 in sol maggiore per flauto e orchestra K 313, e l’Adagio dal Concerto in la maggiore per clarinetto e orchestra K 622.
Il primo, datato 1778, venne commissionato da un ricco flautista dilettante olandese, al quale Mozart aveva impartito delle lezioni durante il suo soggiorno a Mannheim, mentre il secondo si deve all’incontro con il virtuoso austriaco Anton Stadler, che fu anche solista della “prima” del concerto, tenutasi a Praga nel 1791.
Era quindi la volta del Concerto n. 1 in re maggiore per corno e orchestra K 412 (1782), dedicato a Ignaz Leitgeb, solista nell’orchestra di corte di Salisburgo e grande amico di Mozart, che si era poi trasferito a Vienna, dove in periferia aveva aperto un negozio di alimentari.
Gran finale con la Sinfonia in sol minore n. 40 K 550 (1788), uno dei brani più famosi della produzione mozartiana, il cui incipit conobbe uno straordinario successo negli anni ‘70, grazie ad un particolare arrangiamento, curato da Francesco Valgrande, Paolo Dossena e Italo “Lilli” Greco, portato al successo dalla cantante francese Silvye Vartan.
E veniamo agli interpreti, partendo dai solisti, con il giovanissimo e visibilmente emozionato Erik Buchberger, che aveva il difficile compito di aprire il concerto, apparso violinista di grandi prospettive.
La flautista Marilù Grieco, una delle colonne portanti della Nuova Orchestra Scarlatti e virtuosa dello strumento, ha affrontato con la consueta bravura le complesse evoluzioni del movimento mozartiano, così come Luca Martingano si è confermato cornista di grande valore, avvolgendo il pubblico con un suono brillante e morbido.
Dulcis in fundo il clarinettista Gaetano Russo che, oltre a ricoprire il ruolo di direttore artistico della Nuova Orchestra Scarlatti (compagine da lui fondata nel 1993), risulta ancora oggi, dopo una lunga e prestigiosa carriera, un solista di elevatissimo livello, capace di trasferire grandi emozioni, soprattutto quando interpreta brani come l’Adagio del concerto di Mozart.
Per quanto riguarda la Nuova Orchestra Scarlatti, si è confermata compagine solida e compatta, grazie anche alla presenza sul podio di Beatrice Venezi, che in questi ultimi anni l’ha diretta in più di un’occasione, stabilendo un notevole feeling con i suoi componenti.
Pubblico numeroso e abbastanza attento, se si considera che, quando si suona all’aperto, può succedere di tutto, in quanto solitamente viene meno quella compostezza e sacralità che, almeno in teoria, dovrebbe contraddistinguere un concerto nel chiuso di un teatro.
Unica nota dolente, a parte l’inevitabile passaggio di qualche aereo, la presenza di gabbiani e, soprattutto rondini, il cui stridulo garrito si sovrapponeva ed alternava quasi costantemente alle note dell’orchestra, segno che per loro l’ “effetto Mozart” non è contemplato.
In conclusione un concerto piacevole, contraddistinto da un programma ben congegnato, che merita sicuramente una replica in un ambito acustico più consono.

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