Il grandissimo talento di Francesca Ajossa dà lustro al secondo concerto del ciclo “Organi Storici della Campania”

La chiesa vomerese di Santa Maria della Rotonda, ha ospitato il secondo appuntamento con il ciclo “Organi Storici della Campania”, organizzato dalla Associazione Alessandro Scarlatti.
Protagonista della serata la cagliaritana Francesca Ajossa, che si è confrontata con un programma incentrato sulla produzione di Johann Sebastian Bach (1685-1750) e di suoi due illustri predecessori quali Georg Böhm (1661-1733) e Dietrich Buxtehude (1637-1707).
Al primo, che potrebbe essere stato anche docente di Bach, nel periodo in cui quest’ultimo soggiornò a Lüneburg, apparteneva il preludio corale Vater unser im Himmelreich (“Padre nostro che sei nei cieli”).
Riguardo al secondo, danese di nascita, ma tedesco di adozione, fu grande virtuoso della tastiera e va considerato, inoltre, fra i maggiori compositori di musica organistica di tutti i tempi.
Non è quindi un caso che, per ascoltarlo e carpirne i segreti, Bach abbia percorso a piedi, nel 1705, i circa 450 chilometri che separavano Arnstadt (dove all’epoca lavorava) da Lubecca, città nella quale Buxtehude ricopriva il ruolo di organista titolare della Marienkirche.
E il complesso Nun freut euch, lieben Christen g’mein (“Ora gioite voi, cari cristiani, insieme”) BuxWV 210, preludio corale che si sviluppa come una fantasia, su testo e musica di Lutero, è un esempio piuttosto esauriente dell’abilità compositiva di Buxtehude.
La parte bachiana si apriva con il Preludio, Trio e Fuga in si bemolle maggiore BWV 545b, scritto presumibilmente durante il soggiorno a Weimar, partendo da materiale creato in precedenza.
Allo stesso periodo apparteneva l’aria “Schafe können sicher weiden” (Le pecore possono pascolare sicure), nella trascrizione per organo del francese André Isoir, dalla cantata profana “Was mir behagt, ist nur die muntre Jagd!” BWV 208, nota anche come “La Caccia”.
Brano di chiusura, il monumentale Preludio e Fuga in mi minore BWV 548, risalente ai primi anni di attività a Lipsia e tra i massimi esiti nell’ambito della produzione organistica.
Veniamo quindi a Francesca Ajossa, che non ha ancora compiuto 20 anni e si è appena diplomata al Conservatorio di Cagliari con il maestro Angelo Castaldo.
L’avevamo già apprezzata sia al suo esordio napoletano per l’Ottobre Organistico Francescano, sia lo scorso anno, quando si rese protagonista di un recital caratterizzato da un doppio programma, che prevedeva l’impiego di due organi, uno barocco ed un altro del 1965.
A dispetto di un’età giovanissima, si è confermata interprete straordinariamente matura e versatile, che abbina una eccezionale tecnica (come ha evidenziato nel brano di Buxtehude ed in quello conclusivo di Bach), ad una estrema sensibilità quale quella messa in mostra nell’aria tratta dalla cantata BWV 208
Ulteriore pregio del suo recitalo è stato quello di proporre dei brani particolarmente adatti a far risaltare le potenzialità dell’organo Mascioni op. 1147, costruito nel 1999 e quindi “coetaneo” della musicista.
Da essi si evinceva come la grandezza inarrivabile di Bach rappresentasse il punto di arrivo di una scuola che, prima di lui, aveva già prodotto degli ottimi compositori, caduti oggi colpevolmente nel dimenticatoio.
Pubblico entusiasta ed abbastanza numeroso, che ha chiesto un bis ed è stato accontentato con il Finale della Sonata in re minore, op. 65 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, autore al quale va il grande merito di aver salvato Bach dall’oblio nel quale era finito subito dopo la morte, anche a causa dei mutati gusti musicali del pubblico.
In conclusione un concerto di elevatissimo livello, eseguito da un’organista di grande personalità, che speriamo di poter riascoltare quanto prima.

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