La rassegna “Diciassette e Trenta Classica” chiude con il prestigioso London Piano Trio

L’ultimo appuntamento di “Diciassette e Trenta Classica”, rassegna che si svolge al Teatro Diana, ha ospitato il London Piano Trio, formato da Robert Atchison (violino), David Jones (violoncello) e Francis Rayner (pianoforte), che ha proposto alcuni capisaldi della letteratura cameristica.
L’apertura era rivolta al Trio n. 38 in re maggiore Hob. XV:24 di Franz Joseph Haydn (1732-1809), primo di un trittico risalente al 1795, catalogato nel suo insieme come op. 82.
Composto durante uno dei due lunghi soggiorni londinesi dell’autore austriaco, quando era ormai libero da impegni di corte, avendo concluso la collaborazione con i principi Esterházy, venne dedicato alla britannica Rebecca Scott Schroeter, vedova del musicista Johann Samuel Schroeter e pianista dilettante, alunna di Haydn a Londra, con il quale il compositore ebbe molto probabilmente una relazione.
Il successivo Trio op. 70 n. 1 in re maggiore di Ludwig van Beethoven (1770-1827), fu completato nel 1808 ed esordì l’anno dopo nel salotto della contessa Maria Erdödy, dedicataria dell’intera op. 70, che si completava con il Trio n. 2 in mi bemolle maggiore.
Il lavoro è passato alla storia anche come “Trio degli spettri”, in quanto il compositore tedesco utilizzò parte del materiale inizialmente concepito per un’opera, rimasta allo stato embrionale, ispirata al Macbeth di Shakespeare.
Preceduta da un breve intervallo, la seconda parte del concerto è stata incentrata sul Trio n. 1 in si bemolle maggiore, op. 99 di Franz Schubert (1797-1828), che vide la luce nel 1827, insieme al più famoso Trio in mi bemolle maggiore, op. 100.
L’esordio, avvenuto in un contesto privato, si avvalse dell’esecuzione di un ensemble di alto livello, costituito da Carl Maria Bocklet (pianoforte), Ignaz Schuppanzigh (violino) e Joseph Linke (violoncello), questi ultimi due componenti del prestigioso Quartetto Schuppanzig, ensemble interprete dei brani cameristici beethoveniani della maturità.
Ciò non bastò alla sua diffusione, e il brano dovette attendere il 1836 per essere pubblicato da Diabelli, ricevendo gli elogi di Robert Schumann che, sul Neue Zeitschrift für Musik, rivista da lui fondata e diretta, sottolineò l’assoluto valore della composizione.
Per quanto riguarda gli interpreti, il London Piano Trio ha dato vita ad una prova di alto livello, che ha evidenziato la bravura e l’esperienza dei suoi componenti, ben affiatati fra loro e dotati di un suono ricco di sfumature, emerso in particolare nel brano schubertiano.
In conclusione un ottimo concerto, che ha portato un prestigioso ensemble sul palcoscenico del Teatro Diana, ubicato nel quartiere napoletano del Vomero, a coronamento di una rassegna, giunta alla ventiduesima edizione (il che da queste parti risulta sicuramente un record).

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