Due ottimi interpreti ai “Concerti in Villa Floridiana”

I “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Musicale Golfo Mistico, in collaborazione con il Polo Museale della Campania, hanno recentemente ospitato il prestigioso duo formato da Katia Ghigi (violino) e Michele Rossetti (pianoforte).
In programma un excursus cronologico rivolto alla musica per violino e pianoforte, iniziato con la Sonata in sol maggiore BWV 1021 di Johann Sebastian Bach (1865-1750).
Scritta molto probabilmente durante il soggiorno a Köthen, quando il musicista ricopriva il ruolo di kappelmeister del principe Leopold, aveva come punto di riferimento la cosiddetta “sonata da chiesa” italiana, caratterizzata da un’alternanza fra movimenti lenti e veloci, dove lo strumento a tastiera aveva principalmente una funzione di accompagnamento.
Già con Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) i rapporti tendevano ad una maggiore parità, come si poteva comprendere ascoltando la Sonata n. 21 in mi minore K. 304, brano del 1778, risalente all’ultimo viaggio intrapreso dal genio di Salisburgo a Parigi.
Si trattò di un soggiorno contraddistinto da scarso successo e funestato anche dalla morte della madre, che lo aveva accompagnato.
Ciò giustificherebbe l’inconsueta tonalità utilizzata nella sonata (mi minore), completata in concomitanza con gli eventi luttuosi.
Sempre riguardo a questa composizione, va ricordato che rientra in una raccolta, di sei pezzi, dedicata alla principessa elettrice Maria Elisabetta del Palatinato, da cui l’appellativo di “Sonate Palatine” dato all’insieme.
Altro autore che si confrontò con questo genere cameristico fu Franz Schubert (1797-1828), che a 19 anni scrisse tre sonate da sottoporre a qualche editore, nella speranza di ottenere una maggiore visibilità e aiutare a diffondere il suo nome fra i numerosi pianisti dilettanti viennesi.
L’iniziativa non ebbe fortuna e il trittico, al quale apparteneva la Sonata per violino e pianoforte in re maggiore, op.137 n. 1, D. 384 proposta nel concerto, venne pubblicato postumo nel 1836 dall’editore Diabelli, che ribattezzò i pezzi “sonatine”, per sottolineare la loro semplicità (in realtà apparente), e vendere così un numero maggiore di copie della partitura.
Di differente origine lo Scherzo in do minore di Johannes Brahms (1833-1897), contributo alla Sonata F.A.E. scritta nel 1853, in collaborazione con Robert Schumann ed il suo allievo Albert Dietrich, come regalo per l’amico violinista Joseph Joachim.
Il titolo riporta le iniziali del motto “Frei, aber einsam” (“Libero, ma solo”), molto caro al grande interprete, che nella notazione tedesca corrispondono a “fa”, “la” e “mi”.
Il recital si è chiuso nel segno degli albori del Novecento, con Vocalise di Sergej Rachmaninov (1873-1943) e le Danze popolari rumene di Béla Bartók (1881-1945).
Il primo, posto al termine dei Quattordici canti per voce e pianoforte, op. 34 (1912) e privo di testo (in quanto si tratta appunto di un vocalizzo), venne dedicato dall’autore russo al celebre soprano Antonina Nezhdanova.
Il suo lirismo ha finito per porre in secondo piano il resto della raccolta, al punto che Vocalise è diventato un brano a sé stante, oggetto di numerose trascrizioni, fra le quali anche una per violino e pianoforte.
Per quanto concerne le Danze popolari rumene, furono concepite nel 1915 per pianoforte.
Formate da sei brevissime parti, corrispondenti ad altrettanti motivi originari della Transilvania, conobbero nel 1917 una versione per piccola orchestra, sempre curata da Bartók, che portò i movimenti a sette, dividendo a metà l’ultimo, a sua volta trascritta nel 1926 per violino e pianoforte dal violinista virtuoso Zoltán Székely.
virtuoso Zoltán Székely.
Uno sguardo, ora, sui protagonisti, Katia Ghigi (violino) e Michele Rossetti (pianoforte), dimostratisi entrambi all’altezza del complesso programma eseguito, abbinando una notevole bravura ad un ottimo affiatamento.
Pubblico numeroso e partecipe, che ha lungamente applaudito gli esecutori ed ha chiesto ed ottenuto un bis, consistente nella trascrizione per violino e pianoforte di un adagio vivaldiano, degno coronamento di un recital di elevato livello.

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