I Responsoria di Leonardo Leo rivivono nella magistrale interpretazione dell’ensemble Nova Ars Cantandi diretto da Giovanni Acciai

La particolare liturgia legata al triduo pasquale si svolgeva, in origine, nel periodo compreso fra l’alba del Giovedì Santo e la mattina del Sabato Santo.
Allo scopo di far partecipare anche i fedeli a tali funzioni, nel Settecento le autorità ecclesiastiche decisero di anticipare l’inizio al mercoledì sera, in modo da chiudere la sera del Venerdì Santo, in coincidenza con la morte di Cristo.
Il testo utilizzato era quello del cosiddetto Officium tenebrarum, formato da 27 responsori, nove per ogni giornata, tratti da frammenti dei Vangeli della Passione, dal Libro dei Salmi, dal Libro dei Profeti, ma anche da brevi riassunti di vicende legate alle ultime ore di Cristo, di origine extra biblica.
Il tutto era poi completato da alcuni passi appartenenti alle Lamentazioni del profeta Geremia, posti a capo della liturgia giornaliera.
Il rito prevedeva, inoltre, che sull’altare fosse posto un candelabro a forma di freccia, contenente quindici candele, sette per lato ed una posizionata al vertice, corrispondenti simbolicamente agli undici apostoli, alle tre Marie ed a Cristo, che si spegnevano al termine di ogni sequenza.
Questa complessa cerimonia accese la fantasia di molti autori della scuola napoletana del Settecento, fra i quali il pugliese Leonardo Leo (1694-1744), nato a San Vito degli Schiavoni, attualmente San Vito dei Normanni, che per la Pasqua del 1744 scrisse i Responsorj del Mercoldì, Giovedì e Venerdì Santo, per Canto, Alto, Tenore, basso e basso continuo.
In essi Leo seguì la liturgia descritta in precedenza, pur con qualche piccola variazione linguistica e, facendo tesoro della sua abilità compositiva, profusa sia in ambito sacro che profano, diede vita ad un lavoro di notevole interesse, ultimo della sua produzione in quanto, nell’ottobre dello stesso anno, morì per un colpo apoplettico.
Il lavoro è stato inciso in “prima registrazione mondiale”, dalla Deutsche Grammophon (collana Archiv) e affidato al prestigioso ensemble Nova Ars Cantandi, diretto da Giovanni Acciai e formato da Alessandro Carmignani (canto), Andrea Arrivabene (alto), Gian Luca Ferrarini (tenore), Marcello Vargetto (basso) e Ivana Valotti (organo).
Si tratta di una esecuzione di rara raffinatezza, che propone appieno l’atmosfera di grande suggestione della composizione, riuscendo ad evidenziare il capolavoro della maturità di un grande compositore del Settecento napoletano ancora troppo in ombra.

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