Al Teatro Sannazaro il ritorno dell’impeccabile Quartetto Belcea

Il terz’ultimo appuntamento con la stagione in abbonamento dell’Associazione Alessandro Scarlatti, tenutosi al Teatro Sannazaro, ha proposto il ritorno del prestigiosissimo Quartetto Belcea, fondato al Royal College of Music di Londra nel 1994 e formato dalla sua fondatrice, la violinista rumena Corina Belcea, Axel Schacher (secondo violino), Krzysztof Chorzelski (viola) e Antoine Lederlin (violoncello).
L’apertura è stata rivolta al Quartetto in re minore op. 76, n. 2 di Franz Joseph Haydn (1732-1809), appartenente ad una raccolta di sei brani, completata nel 1797 e definiti talora nel loro insieme Quartetti Erdődy, dal cognome del conte dedicatario.
Lavoro della piena maturità del compositore, si è guadagnato anche l’appellativo di Quartetto “delle quinte” in quanto il movimento iniziale è costruito a partire da una coppia intervallare di quinte.
Secondo brano in programma, il Quartetto n. 3 in si bemolle maggiore op. 94 di Benjamin Britten (1913-1976), risalente all’autunno del 1975 e ultimo grande lavoro dell’autore inglese, che sarebbe morto l’anno successivo.
Difficile, quindi, non considerarlo una sorta di testamento, in particolare nel quinto ed ultimo movimento (Recitativo e Passacaglia), soprannominato “La Serenissima”, sia perché scritto nella città lagunare, sia perché ricco di riferimenti alla sua opera “Morte a Venezia” (1970-73), trasposizione dell’omonimo racconto di Thomas Mann
Dedicato al musicologo Hans Keller, fu eseguito per la prima volta dal Quartetto Amadeus appena due settimane dopo la dipartita di Britten, suscitando comprensibilissime emozioni.
Dopo l’intervallo era la volta dell’attesissimo Quartetto in la minore op. 132 di Ludwig van Beethoven Ludwig van Beethoven (1770 – 1827), datato 1825 e frutto, insieme all’op. 127 e all’op. 130, di una commissione ricevuta dal principe russo e violoncellista dilettante Nikolai Galitzin.
Come in altri brani, appartenenti alla fase conclusiva della produzione, il cosiddetto “terzo periodo” (secondo una classificazione, ancora oggi molto utilizzata, proposta da Wilhem von Lenz), l’autore si allontanò dalla struttura classica, per dare vita ad una concezione del quartetto piuttosto particolare, che molti studiosi considerano una sorta di ponte lanciato verso i secoli successivi.
Inoltre, lo sviluppo risentì anche dei notevoli problemi di salute avuti quell’anno dal musicista tedesco, poi superati, che volle però fissare sulla carta nel lungo e struggente molto adagio del movimento centrale, accompagnato sullo spartito dalla frase “canzona di ringraziamento offerta alla divinità da un guarito, in modo lidio”.
Per quanto riguarda gli interpreti, i componenti del Quartetto Belcea, ovvero i violinisti Corina Belcea e Axel Schacher, Krzysztof Chorzelski alla viola ed il violoncellista Antoine Lederlin hanno unito grande raffinatezza a tecnica eccezionale e affiatamento perfetto, il tutto contraddistinto da sonorità di estrema nitidezza.
Pubblico entusiasta, cha ha applaudito a lungo gli interpreti chiedendo a gran voce un bis, ed è stato accontentato con l’esecuzione dell’Allegro non troppo, dal Quartetto in fa maggiore, op. 73 di Shostakovich, estremamente energica, al punto che si è spezzata una corda del violinista, ponendo fine in modo inatteso allo splendido concerto.

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