La stagione del Cersim apre nel segno della musica rinascimentale con l’ensemble “Ai Vis lo Lop, lo Rainard, la Levre”

Foto Pako Alan Altruda

Ai Vis lo Lop, lo Rainard, la Levre” (“Ho visto il lupo, la volpe e la lepre”), è l’incipit di una ballata provenzale che Alessandro de Carolis (flauti), Carmine Scialla (chitarra battente) e Antonino Anastasia (percussioni) hanno preso a prestito per dare il nome al loro trio.
L’ensemble, che rivolge la sua attenzione particolarmente alla musica rinascimentale, secondo canoni non strettamente filologici, ha come scopo principale quello di restituire a tutti un repertorio nato in mezzo alla gente comune che, con una serie di mirate modifiche, divenne patrimonio degli ambienti e dei musicisti di corte.
I tre artisti sono stati recentemente ospiti nella chiesa napoletana della Graziella, costruita nel 1737 dove sorgeva la platea del Teatro San Bartolomeo, nell’ambito del concerto inaugurale della stagione 2019 del Centro di Musica da Camera CERSIM (Centro per la Ricerca del Suono e dell’Immagine), presieduto dal maestro Ferdinando de Martino.
La serata, che aveva anche una valenza promozionale, in quanto la compagine ha presentato il suo disco d’esordio, inciso con la Da Vinci Classics, dal titolo “Il Popolano Ostinato”, si è aperto con due brandi, danze rinascimentali nate in Francia, tratte dal “Primo libro di Canzone, Sinfonie e Fantasie…” di Andrea Falconieri (1585 – 1656), pubblicato a Napoli nel 1650, città natale del compositore.
Dalla produzione di Falconieri, autore che portò avanti una prestigiosa carriera in numerose corti, sia della penisola che del resto dell’Europa, prima di ritornare a Napoli prima come liutista e poi in qualità di maestro della Cappella Reale, abbiamo ancora ascoltato, durante la serata, due correnti e La Suave Melodia, appartenenti alla già citata raccolta.
Altro grande protagonista della cultura seicentesca fu il gesuita tedesco Athanasius Kircher (1602-1680) che, dal 1638 al resto della sua vita, soggiornò nel Collegio Romano, oggi sede della Pontificia Università Gregoriana.
Personalità eclettica, diede alle stampe oltre una quarantina di libri rivolti alle tematiche più disparate, fra le quali ricordiamo, in ambito musicale, Magnes sive de arte magnetica opus tripartitum (1641), Musurgia Universalis (1650) e Phonurgia nova (1673), dove raccolse esempi anche legati al fenomeno del tarantismo quali l’Antidotum Tarantulae e la Tarantella.
Il britannico John Playford (1623-1686) fu invece sia compositore che editore e, in quest’ultima veste, pubblicò alcune raccolte di danze tradizionali, nelle quali inserì Paul’s Steeple (il campanile della cattedrale londinese), nota anche come Il Duca di Norfolk.
Altra importante raccolta, in questo caso di musica medievale, è il Manoscritto di Londra, conservato alla British Library, che contiene vari esempi di brani italiani del Trecento, dove è possibile trovare danze come il saltarello o l’istampitta.
Danza sicuramente di origine popolare fu la folia, di presunte origini portoghesi, nata fra il XVI e il XVII, il cui motivo apparve per la prima volta nel trattato De musica libri septem (1577) del compositore iberico Francisco de Salinas e per questo definita anche Follia di Spagna.
Il trio ha eseguito alcune Variazioni su un brano che rappresenta un fenomeno unico nella storia della musica, in quanto nel corso dei secoli ha attirato l’attenzione di più di un centinaio di compositori, dal già citato Falconieri a Vangelis, passando per Vivaldi, Corelli, Alessandro Scarlatti, Rachmaninov, giusto per fare qualche nome.
A completamento del programma A solo, pezzo virtuosistico del chitarrista Carmine Scialla, che precedeva il Brando di Cales e Amoroso, rispettivamente del milanese Cesare Negri (c.1536-1604) e di Giovanni Ambrosio, più noto come Guglielmo Ebreo da Pesaro (XV secolo).
Entrambi ballerini, furono tra i primi a pubblicare trattati, corredati di immagini e partiture, dove venivano stabiliti i passi relativi alle danze in auge all’epoca.
Per quanto riguarda gli esecutori, Alessandro de Carolis (flauti), Carmine Scialla (chitarra battente) e Antonino Anastasia (percussioni), hanno proposto un programma di notevole interesse storico-musicale, molto suggestivo, nonché brioso e piacevole, esaltato da un ottimo affiatamento e dalla bravura del singolo interprete.
Spettatori piuttosto numerosi, attenti, partecipi e, soprattutto, caratterizzati da un’età media insolitamente bassa (il che già di per sé va considerata una notizia), che alla fine hanno applaudito a lungo i protagonisti, chiedendo un bis e sono stati accontentati dal trio, con la riproposizione di Paul’s Steeple, degna chiusra di un concerto di alto livello.

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