Il pianista Mario Coppola omaggia il suo maestro Sergio Fiorentino con un recital di grande raffinatezza ed intensità

Il napoletano Sergio Fiorentino (1927-1998) è stato uno dei grandi protagonisti della stagione pianistica del Novecento, pur se solo da poco si comincia a comprendere effettivamente il suo valore.
Allievo di Paolo Denza e Luigi Finizio al Conservatorio di San Pietro a Majella, ebbe una carriera concertistica piuttosto anomala e divisa in due parti molto nette.
A 20 anni arrivò secondo al concorso di Monza (primo premio non assegnato), dove il presidente della giuria era Arturo Benedetti Michelangeli (supponiamo fosse il Rina Sala Gallo, nato proprio nel 1947, anche se, misteriosamente, nessuna fonte ne riporta il nome) e rimase favorevolmente impressionato da quel giovanissimo talento, tanto che sembra abbia affermato anni dopo “È il solo altro pianista” (superfluo sottolineare chi fosse il primo).
Da quel momento iniziò una carriera ricca di successi, culminata nel 1953 in un memorabile concerto tenuto alla Carnegie Hall di New York.
L’anno dopo, durante una tournée in America Latina, l’aereo sul quale viaggiava precipitò e fu fra i pochi a salvarsi, anche se ebbe serie ripercussioni alla colonna vertebrale.
Fu costretto, quindi, ad abbandonare le platee, dedicandosi esclusivamente all’insegnamento, portato avanti nel conservatorio napoletano di San Pietro a Majella, avendo fra i suoi allievi artisti del calibro di Giuseppe Andaloro, Agostino Antonicelli e Mario Coppola.
La sua carriera artistica riprese, quasi per caso, all’inizio degli anni ’90, con un recital a Santa Cecilia che attirò l’attenzione di un collezionista tedesco, Ernst Lumpe, il quale decise di far conoscere Fiorentino in Germania ed in seguito curò le registrazioni di alcuni suoi recital mentre, a partire dal 1994, la casa discografica APR (Appian Publications & Recordings), iniziò a pubblicare la “Fiorentino Edition”.
Cominciò così una seconda vita concertistica, portata avanti fino al 1998, anno in cui morì a Napoli, stroncato da un infarto.
Una figura affascinante che, a venti anni dalla morte, sta finalmente emergendo dall’oblio, grazie anche ad iniziative come quelle che hanno portato il pianista Mario Coppola ad esibirsi a Napoli, nell’ambito dell’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti.
Anch’egli napoletano, e fra gli ultimi allievi di Fiorentino, Coppola si è confrontato, nella Sala Scarlatti del Conservatorio di San Pietro a Majella, con una serie di trascrizioni pianistiche, concepite dal suo maestro su brani di famosi musicisti.
Un excursus iniziato con il Bach del Corale Jesus, bleibet meine Freude, dalla Cantata BWV 147, e del Preludio, dalla Sonata in sol minore per violino solo BWV 1001, e conclusosi con il Valzer dal “Cavaliere della rosa” di Richard Strauss, passando attraverso lieder di Schubert e Schumann, una Mélodies di Fauré, un lied di Mahler e due dei Liebeslieder-Walzer op. 52 di Brahms.
Il tutto eseguito senza interruzioni, dando un’idea di quanto queste versioni nascessero da una concezione musicale di altissimo livello, tesa a restituire l’essenza di ogni pezzo, talora arricchendolo con armonie adatte, esaltanti l’intera partitura.
Il concerto si è chiuso con Funérailles di Liszt, da Harmonies poétiques et religieuses , ultimo brano provato da Coppola al cospetto di Fiorentino, il 28 giugno 1998, ovvero meno di due mesi prima della sua scomparsa.
Uno sguardo ora all’interprete, che appartiene a quella categoria, abbastanza numerosa, di artisti napoletani che di rado riescono ad esibirsi nella città natale per motivi talora incomprensibili, in altri casi spiegabili nella mancata appartenenza ai giri che contano.
Un vero peccato, perché il suo recital è stato caratterizzato da rara intensità, brillantezza e sensibilità, e grazie alla sua bravura ed esperienza il maestro Coppola è riuscito anche a superare i problemi legati allo Shigeru Kawai, autografato da Aldo Ciccolini ed acquistato nel 2017 dal Conservatorio di Napoli, splendido strumento, che però era stato sottoposto nei giorni precedenti ad un notevole tour de force, dal quale non si era ancora ripreso.
A fronte di un concerto di ottimo livello, conclusosi con un bis rivolto ad una fantasia su un motivo di Paganini-Liszt, sempre di Fiorentino, e preceduto da una pregevole nota biografica curata e letta dal maestro Enzo Viccaro, la nota dolentissima era rappresentata dalla presenza di un numero di spettatori assolutamente non corrispondente al valore dell’evento, segno che il pubblico napoletano, come abbiamo già in altre occasioni sottolineato, è sempre meno in grado di discernere i veri eventi da quelli falsi.

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