Nella Certosa di San Martino il Natale musicale dell’ensemble “Talenti Vulcanici”, diretto da Stefano Demicheli, e del soprano Roberta Mameli

Si è svolto, nella chiesa della Certosa di San Martino, il concerto natalizio della stagione della Fondazione della Pietà de’ Turchini dal titolo “Cantate napoletane per la notte sacra”.
Protagonisti l’ensemble giovanile “Talenti Vulcanici”, diretto al clavicembalo da Stefano Demicheli, ed il soprano Roberta Mameli, che hanno proposto un programma incentrato sulla “pastorale”, genere inizialmente strumentale, di soggetto bucolico, divenuto in seguito esclusivamente natalizio e corredato spesso da un apposito testo, in quanto utilizzato per descrivere le reazioni dei pastori all’annuncio della Natività.
L’apertura era dedicata a Francesco Manfredini (1684-1762), violinista e compositore toscano trapiantato a Bologna, dove ebbe come docenti Torelli (violino) e Perti (composizione).
Alla sua produzione apparteneva il Concerto grosso Pastorale per il Santissimo Natale, in do maggiore per due violini e basso, posto a chiusura dei Dodici concerti, op. 3, pubblicati a Bologna nel 1718.
La successiva Cantata pastorale per soprano con strumenti in do maggiore evidenziava Giacomo Maraucci, attivo a Napoli nel XVIII secolo, del quale non si sa praticamente niente, seguita dalla Sonata Pastorale per il Santissimo Natale, dall’op. 1, per voce recitante, violino solista, archi e basso continuo del partenopeo Angelo Ragazzi (1680-1750), virtuoso del violino, oggi poco noto, ma molto famoso ai suoi tempi, che visse fra le corti di Napoli e Vienna.
Non ha invece bisogno di presentazioni Alessandro Scarlatti (1660-1725), autore della Cantata Pastorale per la nascita di Nostro Signore “Oh di Betlemme altera povertà” per soprano, archi e basso continuo, che rientrava nelle tradizioni della Roma papale del XVII secolo.
All’epoca il sommo pontefice era solito commissionare, ad un musicista in auge, un brano vocale-strumentale non in latino, che doveva essere eseguito in sua presenza fra il Primo Vespro della Natività e la Messa di mezzanotte.
Una tradizione adottata anche dalle principali famiglie della nobiltà romana che, per rivaleggiare con il Papa, a loro volta cercavano di accaparrarsi i compositori al momento più richiesti, favorendo in questo modo lo sviluppo della cosiddetta cantata natalizia.
Altro partenopeo fu Francesco Provenzale (1624-1704), allievo di Gaetano Veneziano, figura fondamentale per la Scuola operistica napoletana, nonché docente apprezzatissimo del Conservatorio di Santa Maria di Loreto e del Conservatorio della Pietà dei Turchini e maestro di cappella in alcune delle più importanti chiese e congregazioni di Napoli.
A lui apparteneva “Per la nascita del Verbo” per soprano e basso continuo, il cui manoscritto si trova nella biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella.
Chiusura nel segno di S. Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787), che con i suoi componimenti, definiti anche “canzoncine spirituali”, ebbe il merito di trasmettere ai ceti più popolari l’essenza del messaggio evangelico, come si evince anche da “La Santa Allegrezza”, tarantella per la Natività di Nostro Signore e dal celeberrimo “Quanno nascette ninno” (versione vernacolare di “Tu scendi dalle stelle”, sempre di S. Alfonso), proposte entrambe nell’arrangiamento di Alessandro Quarta.
Riguardo agli interpreti, l’ensemble “Talenti Vulcanici”, diretto da Stefano Demicheli, ha mostrato una compattezza ed un affiatamento notevoli, evidenziando strumentisti molto bravi anche come solisti (un nome per tutti la violinista Katarzyna Solecka, impegnata nel brano di Ragazzi).
Dal canto suo, il soprano Roberta Mameli, grazie ad una voce di estrema brillantezza, abbinata ad un’intensa presenza scenica, ha confermato di essere attualmente una delle eccellenze in ambito barocco.
Pubblico numerosissimo, in parte trattenutosi dopo la cerimonia di riapertura della Chiesa delle Donne, adiacente all’entrata della Certosa, in parte giunto solo per il concerto, nonostante un tempo abbastanza proibitivo, che ha applaudito a lungo i giovani e valenti musicisti.
Il concerto si è quindi concluso con un bis, durante il quale è stata riproposta “La Santa Allegrezza”, modo brioso per augurare buone feste a tutti i presenti.

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