La terza edizione del Festival Barocco Napoletano si apre con la musica natalizia del Settecento

Il primo appuntamento con la terza edizione del Festival Barocco Napoletano, organizzato dall’Associazione Festival Barocco Napoletano in collaborazione con l’Associazione Accademia Reale, tenutosi nella Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico Nazionale, è stato interamente rivolto al repertorio natalizio.
Al centro del programma la cosiddetta “pastorale”, in origine composizione strumentale, di soggetto bucolico, che poi venne quasi esclusivamente collegata al Natale (avvalendosi talora anche di un testo), mettendo in evidenza le reazioni stupite e gioiose dei pastori all’annuncio della Nascita di Cristo.
L’apertura era dedicata a Francesco Manfredini (1684-1762), violinista e compositore nato a Pistoia, ma attivo a Bologna, dove studiò con Torelli e Perti.
Dalla sua produzione abbiamo ascoltato il Concerto grosso Pastorale per il Santissimo Natale, in do maggiore per due violini e basso, ultimo dei Dodici concerti, op. 3, pubblicati a Bologna nel 1718.
Il successivo Dormi Benigne Jesu metteva in evidenza Carmine Giordano (1685-1758), nato a Cerreto Sannita (BN), allievo al Conservatorio della Pietà dei Turchini di Gennaro Ursino e Nicola Fago, che divenne organista della Cappella Reale napoletana.
Il brano in questione apparteneva alla cosiddetta “Pastorale di S. Domenico”, una composizione sacra in forma di mottetto, scritta per essere eseguita nella Basilica di S. Domenico Maggiore durante il periodo natalizio.
Non poteva mancare Arcangelo Corelli (1653-1713), nativo di Fusignano in provincia di Parma, che si spostò poi a Roma a partire dal 1675, e diede grande lustro al cosiddetto “Concerto grosso”, così chiamato in quanto prevedeva due gruppi, che si alternavano nell’eseguire i vari movimenti, ovvero il “Concertino”, formato dai solisti più bravi (solitamente due violinisti ed un violoncellista) e l’orchestra, detta “Concerto grosso o ripieno”.
Dall’op. 6, che comprendeva dodici concerti grossi, pubblicata postuma per espresso volere del musicista, era tratto il famosissimo Concerto n. 8 in sol minore, “Fatto per la notte di Natale”.
Chiusura con la Cantata Pastorale per la nascita di Nostro Signore “Oh di Betlemme altera povertà” per soprano, archi e basso continuo di Alessandro Scarlatti (1660-1725), legata alle tradizioni della Roma papale del XVII secolo.
Infatti, il sommo pontefice era solito commissionare, ad un autore famoso, un brano vocale-strumentale in “volgare”, legato agli eventi del Natale, che doveva essere eseguito in sua presenza nel lasso di tempo compreso fra il Primo Vespro della Natività e la Messa di mezzanotte.
Per spirito di emulazione, tutte le famiglie della nobiltà romana cercavano, a loro volta, di assicurarsi i musicisti al momento più in auge.
Fu così che, nel periodo citato, fu dato un forte impulso al fiorire ed allo svilupparsi di questo genere di composizione definita cantata natalizia.
Per quanto riguarda i protagonisti, buona è apparsa la prova dell’Ensemble Barocco Accademia Reale, formato per l’occasione da Giovanni Borrelli (direttore e violino barocco di concerto), Isabella Parmiciano (violino barocco), Vezio Iorio (viola barocca), Francesco Scalzo (violoncello barocco), Michele Del Canto (contrabbasso) e Tina Soldi (spinetta) che, per la sua particolare costituzione, ha eseguito i due concerti grossi “in parti reali”, ovvero considerando ognuno come solista, scelta che rispecchia quanto avveniva in origine, nel caso di organici poco numerosi.
Un plauso a parte merita il soprano Angela Luglio, capace di compattare l’ensemble attorno alla sua figura e, con la sua splendida ed intensa vocalità, in grado, caso rarissimo, di superare i consueti problemi di natura acustica legati alla Sala del Toro Farnese.
Pubblico numeroso e partecipe, che ha chiesto e ottenuto un bis, consistente nel celeberrimo “Quanno nascette ninno” di S. Alfonso Maria de’ Liguori, interpretato con travolgente intensità da Angela Luglio, coronamento quanto mai pertinente all’intero concerto.

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