Il talento disarmante della georgiana Mariam Batsashvili conquista il pubblico dell’Associazione Scarlatti

Foto Vincenzo Moccia

Il recente appuntamento con la stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha portato sul palcoscenico la pianista Mariam Batsashvili.
Il giovanissimo talento georgiano ha iniziato il suo recital con la Ciaccona in re minore, movimento conclusivo della Partita per violino n. 2 in re minore BWV 1004 di Johann Sebastian Bach, trascritta per pianoforte nel 1893 da Ferruccio Busoni (1866-1924).
Si tratta di un brano che rientra nella monumentale opera, intrapresa dal compositore italiano, legata alle trascrizioni di pezzi bachiani concepiti originariamente per strumenti a tastiera (25 volumi, pubblicati fra il 1894 ed il 1923) o per altri strumenti (6 volumi pubblicati nel 1916, diventati poi sette nell’edizione del 1920).
Il successivo Rondo in la minore K. 511 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), rappresenta un pezzo scritto a Vienna nel 1787, praticamente a sé stante nell’ambito della sua produzione, al punto che qualcuno vi ha visto addirittura i primordi del romanticismo.
Era quindi la volta dell’Impromptu in fa minore di Franz Schubert (1797-1828), primo dei quattro che costituiscono l’op. 142, pubblicata postuma nel 1839 da Diabelli, che aggiunse arbitrariamente anche una dedica a Liszt.
Secondo un’ipotesi di Schumann, avallata nel Novecento anche da Alfred Einstein, si tratterebbe di una vera e propria Sonata, per cui il termine “Impromptus” sarebbe improprio.
In realtà risulta quasi sicuro che Schubert, per facilitarne la vendita, avesse chiesto di pubblicare separatamente gli spartiti dei quattro pezzi che formano la raccolta.
Ultimo brano della prima parte, la Rapsodia ungherese in do diesis minore n.12 di Franz Liszt (1811-1886), appartenente ad un gruppo di 19 brani, basati su temi popolari magiari, composti fra il 1846 ed il 1853.
In particolare la n. 12 venne pubblicata nel 1853 dall’editore berlinese Schlesinger con dedica a Joseph Joachim.
Dopo un breve intervallo, toccava all’Andante Spianato e Grande Polacca brillante op. 22 in mi bemolle maggiore di Fryderyk Chopin (1810-1849), pubblicato nel 1836, le cui due parti furono concepite in tempi diversi e collegate fra loro da sedici battute.
L’Andante Spianato risale al 1835, e denota una raggiunta maturità compositiva, mentre la Polacca, in origine per pianoforte ed orchestra, datata 1830, risente ancora dell’influenza di Hummel, uno dei compositori più famosi dell’epoca.
Per la chiusura, la Batsashvili è voluta ritornare al repertorio lisztiano, con un pezzo di raro ascolto, la Fantasia sui temi da “Le nozze di Figaro” e dal “Don Giovanni” S 697, brano che esordì a Berlino l’11 gennaio del 1843.
Il lavoro si basa su una parafrasi delle arie “Non più andrai” e “Voi che sapete” (dalle “Nozze di Figaro”) e della danza di chiusura del I atto del “Don Giovanni”.
Lasciato incompleto e privo di notazioni da Liszt, come risulta dal manoscritto originale conservato a Weimar, il brano è stato oggetto di una prima rivisitazione da parte di Busoni, che eliminò la parte legata al “Don Giovanni” e nel 1912 pubblicò la Fantasia su due motivi dalle “Nozze di Figaro” di W. A. Mozart.
Bisognò attendere il 1997 per avere, invece, la versione proposta dalla Batsashvili , che si deve al pianista australiano Leslie Howard.
Quest’ultimo, facendo tesoro di uno studio dello scozzese Kenneth Hamilton, pubblicò la Fantasia, corredata da una fitta e precisa serie di suggerimenti, aggiungendo le tre battute di collegamento alla danza e le quindici battute con le quali si conclude il pezzo.
Riguardo all’interprete, Mariam Batsashvili ha dimostrato di essere una pianista di una bravura disarmante, tecnicamente preparata, ma anche capace di trasmettere emozioni ad un pubblico, che in gran parte la ascoltava per la prima volta, e che si è lasciato trascinare da un abbinamento inconsueto fra estremo virtuosismo e semplicità di atteggiamenti.
Nell’ambito di un recital di altissimo livello, la pianista georgiana ha raggiunto sicuramente l’apice in Liszt, e risulta curiosa una certa somiglianza fra la foto della Batsashvili a capo dell’articolo, con un celebre quadro del pittore austriaco Joseph Danauser, che ritrae il compositore ungherese mentre si esibisce al pianoforte in un immaginario salotto parigino, circondato da musicisti e scrittori dell’epoca.
Grande successo finale e bis, consistente nel Minuetto in sol di Paderewski, in tema con la discrezione della pianista, che ha lasciato la platea quasi in punta di piedi, fra gli applausi scroscianti dei numerosi spettatori presenti.

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