Al Teatro Sannazaro un concerto piacevole senza bis

Foto Giancarlo de Luca

La Stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha recentemente ospitato “I Solisti Aquilani”, il chitarrista Manuel Barrueco e il bandoneonista Cesare Chiacchiaretta, confrontatisi con un programma molto vario, che spaziava da Mozart a Piazzolla.
In apertura l’ensemble ha proposto il Divertimento per archi in fa maggiore K 138 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), appartenente ad un genere tipicamente settecentesco, concepito principalmente per scopi di intrattenimento.
Scritto nel 1772 a Salisburgo, risente dello stile italiano (il grande compositore era reduce dal secondo soggiorno milanese) e dell’influenza di Michael Haydn, fratello del più celebre Franz Joseph, e suo grande amico.
Con il successivo brano, il chitarrista Manuel Barrueco si aggiungeva all’orchestra d’archi per eseguire il Concerto in re maggiore per liuto, due violini e basso continuo RV 93 di Antonio Vivaldi (1678-1741), dedicato al Conte Johann Josef von Wrtby, personaggio molto influente della politica praghese e probabilmente liutista dilettante, conosciuto dal “Prete rosso” nel 1730 durante un soggiorno in Boemia.
Ultimo brano della prima parte il Doppio concerto per chitarra, bandoneón e archi di Astor Piazzolla (1921-1992), che ha portato sul palcoscenico anche il bandoneonista Cesare Chiacchiaretta.
Risalente al 1985, venne concepito in occasione della quinta edizione del Festival Internazionale della Chitarra di Liegi, e la “prima” fu eseguita dalla Filarmonica di Liegi, diretta da Leo Brouwer, con l’autore al bandoneón ed il connazionale Cacho Tirao alla chitarra.
Dopo il breve intervallo “I Solisti Aquilani” hanno proposto il Notturno in sol bemolle maggiore op. 70, n. 1 di Giuseppe Martucci (1856-1909) e la II suite dalle Antiche danze e arie per liuto di Ottorino Respighi (1879-1936).
Il primo consisteva nella trascrizione per orchestra, ad opera dello stesso autore, dell’omonimo pezzo per pianoforte, datato 1891, divenuta col tempo molto più nota della versione originale.
La seconda, risalente al 1923, apparteneva invece ad un gruppo di tre suite, che attingevano al repertorio per liuto del XVI e del XVII secolo, e costituiscono il maggiore apporto di Respighi alla corrente neoclassica.
In questo caso i quattro movimenti che la compongono si ispiravano, nell’ordine, a Laura Soave (Balletto con Gagliarda, Saltarello e Canario scritto da Fabrizio Carosio intorno al 1531), ad una danza rustica di Jean-Baptiste Besard (ca.1617), ad una melodia di un compositore anonimo, combinata con un’aria del padre domenicano Marin Mersenne (1588-1648) ed intitolata Campanæ Parisienses ed infine ad una Bergamasca del 1650 di Bernardo Gianoncelli (detto “Il Bernardello”).
Per quanto riguarda gli interpreti, iniziamo con i solisti, che hanno sicuramente lasciato il segno, evidenziando entrambi sonorità e virtuosismo fuori dal comune.
Un vero peccato, quindi, poterli ascoltare per così breve tempo (Barrueco ha eseguito due brani, Chiacchiaretta solo quello di Piazzolla).
Dal canto loro “I Solisti Aquilani”, si sono dimostrati un ensemble versatile e affiatato, capace di supportare molto bene sia Barrueco che Chiacchiaretta, per cui l’apice della serata è stato sicuramente raggiunto nel doppio concerto di Piazzolla, ricco di difficoltà, ben superate, e di atmosfere suggestive e nostalgiche molto gradite dal numeroso pubblico presente.
L’unico rammarico, nell’ambito di una piacevole serata, rimane quindi la mancanza di bis che, se risultava abbastanza difficile per i solisti, in quanto trovare brani classici per un duo chitarra e bandoneón presumiamo sia piuttosto difficile, lo era un po’ meno per l’ensemble.

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