L’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti si apre nel segno del Novecento e di Schubert

Il primo appuntamento con l’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti, che quest’anno si terrà prevalentemente al Conservatorio di Napoli, ha proposto tre brani del Novecento e la Sinfonia n. 3 in re maggiore D. 200 di Schubert.
L’apertura era rivolta ai Cinque pezzi per orchestra d’archi op 44 IV del tedesco Paul Hindemith (1895-1963), autore di una vasta produzione, piuttosto differenziata, in quanto il suo stile seguì vari indirizzi, non disdegnando anche l’atonalità.
Il lavoro in programma risaliva al 1927 e rappresentava la quarta ed ultima serie di una raccolta, intitolata Schulwerk für Instrumental-Zusammenspiel, op.44, pensata per fornire esercizi di progressiva difficoltà agli ensemble strumentali.
I successivi Cinque pezzi per due violini e archi, versione di Leo Cammarano dall’originale concepito per due violini e pianoforte, una sorta di potpourri rivolto alle musiche di Dmitrij Shostakovich (1906-1975), da parte dell’amico Lev Atovmyan, che attinse a vari brani del compositore russo.
L’iniziale Preludio derivava, infatti, da una suite orchestrale relativa al film “The Gadfly”, op. 97a (1955), mentre il secondo e terzo movimento (rispettivamente Gavotta ed Elegia), provenivano dalle musiche di scena per il dramma di Balzac “La commedia umana”, op. 37 (1933-34).
L’origine del Valzer del penultimo tempo non è stato ancora oggi identificato, e la Polka conclusiva apparteneva invece al balletto “Il limpido ruscello” op. 39 (1934-35).
E veniamo al terzo protagonista novecentesco della serata, sicuramente il più noto dei tre, ovvero l’argentino Astor Piazzolla (1921-1992), amatissimo in Italia, un po’ meno nel suo paese d’origine, dove per molti puristi è reo di aver “contaminato”, nel senso peggiore della parola, il tango con la musica occidentale, dando vita al cosiddetto “Tango nuevo”.
Ma, conoscendo meglio la produzione dell’autore argentino, ci si rende conto che considerarlo esclusivamente creatore di questo nuovo ritmo, appare estremamente riduttivo e fuorviante, in quanto siamo di fronte ad un compositore di grande respiro, come si evince anche dall’Invierno porteño per violino e archi, che abbiamo ascoltato, scritto nel 1969 e inserito successivamente nelle Cuatro Estaciones Porteñas, che strizzano l’occhio alle celeberrime “Stagioni” vivaldiane.
Dopo tanto e variegato Novecento, un tuffo finale negli albori dell’Ottocento, con la Sinfonia n. 3 in re maggiore D. 200 che Franz Schubert (1797-1828) compose nel 1815.
Se pensiamo che l’autore viennese era alle soglie dei diciotto anni, rimaniamo sbalorditi da una sinfonia che si ispira più ad Haydn che a Mozart, pervasa anche da una sottile vena rossiniana, la cui spensieratezza giovanile si abbina già ad una struttura di grande maturità che guarda al futuro.
Da quanto finora descritto, si può comprendere come la serata inaugurale dell’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti, sia riuscita ad unire il Novecento colto (e, in un certo senso, a farlo accettare ad un pubblico per il quale Debussy continua a rappresentare il limite invalicabile della modernità), con un Ottocento popolare e brioso, mettendo in luce giovani eccellenze.
E, se nel caso della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, dal gesto particolare e molto efficace, siamo di fronte ad una prestigiosa, costante e graditissima presenza nell’ambito della rassegna, Daniela Cammarano, proveniente da una famiglia ricca di tradizioni musicali, rivelatasi un’ottima solista, e Chiara Rollini, appena diciottenne, secondo violino nei pezzi di Shostakovich, dotata anche lei di una notevole bravura, rappresentano musiciste da seguire con grande attenzione.
Per quanto concerne la prova della Nuova Orchestra Scarlatti, rinvigorita, non solo negli archi, da una serie di giovani talenti, è apparsa particolarmente brillante, proprio grazie alla presenza di questi ultimi, il cui entusiasmo era lampante e riusciva a controbilanciare una certa tendenza all’abitudinario, visibilmente palesata da alcuni componenti di maggior esperienza.
Pubblico abbastanza numeroso, attento e partecipe che, dopo un lungo e scrosciante applauso, ha ottenuto come bis la Fuga per piccola orchestra di Piazzolla, chiusura vivace e trascinante di una serata di musica estremamente interessante.

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