Ai “Concerti di Autunno” il graditissimo ritorno di un pianista di enorme talento

Foto Max Cerrito

Dopo l’inaugurazione a sorpresa (non per l’interprete quanto per il programma e lo strumento, cambiati per motivi tecnici), il secondo appuntamento con i “Concerti di Autunno”, rassegna organizzata dalla Chiesa Evangelica Luterana, la cui direzione artistica è affidata a Luciana Renzetti, ha ospitato il giovane pianista salernitano Angelo Villari.
Si è trattato del ritorno particolarmente gradito di un artista che lo scorso anno aveva posto all’attenzione del pubblico un autore come Hummel, oggi quasi ignorato, mentre stavolta ha voluto aprire il suo recital nel segno di Ottorino Respighi (1879-1936) con i Sei pezzi per pianoforte.
E’ indubbio che il nome di Respighi risulti strettamente legato ai tre poemi sinfonici rivolti rispettivamente ai Pini, alle Fontane e alle Feste di Roma, frutto dei suoi brevi ma intensi studi giovanili portati avanti in Russia con Rimskij-Korsakov e, in misura minore, alle tre serie delle Antiche danze e arie per liuto, contributo maggiormente significativo dell’autore alla corrente neoclassica.
Per quanto riguarda, invece, I Sei pezzi per pianoforte, pubblicati fra il 1904 ed il 1905 dall’editore Bongiovanni, con dedica a Cesarina Donini Crema, essi risultano molto piacevoli e ricordano la musica salottiera, anche se la loro struttura, piuttosto complessa, li rende molto più che dei semplici pezzi d’occasione.
La serata proseguiva con un omaggio a Claude Debussy (1862-1918), del quale si celebra il centenario della morte, consistente in sei dei Dodici preludi, tratti dal primo libro (Danseuses de Delphes, Le vent dans la plaine, Les collines d’Anacapri, La fille aux cheveux de lin, La sérénade interrompue e Minstrels).
La raccolta, pubblicata nel 1910 e considerata l’apice dell’impressionismo, in realtà supera anche tale concetto, in quanto, se da un lato è ricca di suggestioni e suoni onomatopeici, corrispondenti ai vari titoli, dall’altro presenta la particolarità che gli stessi vennero posti alla fine e non all’inizio dello spartito, per far sì che, almeno ad un primo approccio, l’interprete non si lasciasse influenzare.
Ultimo brano in programma e clou dell’intero concerto, la Sonata in si minore di Franz Liszt (1811-1886), completata a Weimar nel 1853 e pubblicata a Lipsia l’anno dopo da Breitkopf & Härtel, con dedica a Schumann, ricambiando così la cortesia al compositore tedesco, che nel 1839 gli aveva dedicato la Fantasia in do maggiore op. 17.
Senza dilungarci in una dissertazione tecnica, relativa ad un brano veramente monumentale, che contiene ben tre temi principali, dai quali ne derivano altrettanti, è curioso ricordare come, almeno all’inizio, Liszt lo inserì spesso nel programma dei suoi concerti, per poi, dopo breve tempo, accantonarlo, rendendosi conto come il pubblico gradisse maggiormente i pezzi di puro virtuosismo, rispetto a quelli di grande solidità strutturale.
Sempre a proposito della Sonata lisztiana, quando arrivò la copia in casa del dedicatario, Schumann era già stato ricoverato nel manicomio di Endenich, per cui non ebbe mai la possibilità di leggerla.
Di contro, fu visionata dalla moglie Clara (insieme a Brahms, ospite ormai fisso di casa Schumann), che nel suo diario la descrisse con le seguenti parole: «Null’altro che un cieco rumore, neppure una minima idea sana, tutto è imbrogliato, impossibile trovarci un collegamento armonico chiaro, e bisogna tuttavia che lo ringrazi. È veramente troppo “spaventevole”».
Veniamo quindi al protagonista della serata, Angelo Villari, talento straordinario, appartenente a quella ristretta cerchia di pianisti in grado non solo di scavare a fondo nella partitura, traendone i più piccoli particolari, ma capace anche di trasferire il tutto, quasi miracolosamente, al pubblico.
Non a caso, al termine del concerto l’entusiasmo degli spettatori era alle stelle e i due bis proposti, Clair de lune di Debussy, eseguito in modo raffinato e cristallino e il lied Widmung di Schumann (arrangiato per pianoforte solo da Liszt), con un attacco da brividi, hanno ulteriormente infiammato la platea, al punto che anche il direttore artistico Luciana Renzetti ha voluto ringraziare pubblicamente Angelo Villari.
In conclusione una serata che ha restituito al pianoforte una dignità, ultimamente smarritasi fra gli inutili istrionismi e la triste routine di molti degli attuali esecutori.

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