Alla Domus Ars “Mito e Realtà”, concerto-spettacolo ideato dal maestro Ivano Caiazza per non dimenticare l’11 settembre

Sono già trascorsi 17 anni dall’attentato alle Torri Gemelle, situate nel World Trade Center di New York, che costò la vita a quasi tremila persone.
Una tragedia immane la cui memoria, dati i tempi che viviamo, rischia comunque di finire velocemente nel dimenticatoio se non se ne alimenta il ricordo.
Per tale motivo merita un grosso plauso la recente proposizione, al Centro di Cultura Domus Ars, da parte dell’Associazione “Il Canto di Virgilio”, del concerto-spettacolo “Mito e Realtà”.
Nato da un’idea del maestro Ivano Caiazza, autore anche dei brani eseguiti dal trio formato da Filippo Zigante (voce recitante), Raffaele Scala (flauto) e Tetyana Sapeshko, il programma, come recitava il titolo, partiva da un mito, in questo caso quello di Giasone, descritto in “Giasone e il vello d’oro”, racconto musicale per voce recitante, flauto e pianoforte, da un testo di Augusta Gori, risalente al 2003.
Le peripezie legate al viaggio intrapreso da Giasone con un manipolo di eroi, sulla nave Argo (da cui l’appellativo di “Argonauti” dato al gruppo che partecipò all’impresa, del quale faceva parte anche Ercole) era sottolineata da sonorità che ricordavano la musica francese del Novecento, Poulenc in particolare.
Più vicino a Debussy il successivo “Pour la flûte” (1993), su testi di Filippo Zigante, divertissement supportato da rime che, complice il flauto (solo o insieme al pianoforte), passava in rassegna una serie di figure femminili racchiuse fra un preludio iniziale ed una filastrocca finale.
Chiusura con il pezzo forte della serata, legato alla tragica realtà, World Trade Center, “Suoni nel nulla” per voce recitante, flauto e pianoforte (2003), da un testo di Augusta Gori, formato da parole inglesi e sostenuto dal flauto e dal pianoforte, che fornivano atmosfere straordinariamente evocative.
Riguardo ai protagonisti, molto convincente è apparsa la prova del maestro Filippo Zigante nel ruolo di voce recitante, che ha fornito di volta in volta il giusto tono ai brani letti (quasi favolistico in “Giasone e il vello d’oro”, scanzonato in “Pour la flûte”, di grande intensità nel brano finale in inglese).
Dal canto loro il duo di giovani esecutori, costituito dal flautista Raffaele Scala e dalla pianista Tetyana Sapeshko, si è ottimamente confrontato con brani di notevole difficoltà, dando vita ad una magnifica interpretazione, caratterizzata da una nitidezza di suono che è riuscita a superare anche i problemi legati all’acustica, riscontrabili spesso in concerti del genere.
Pubblico piuttosto numeroso, assottigliatosi proprio nel momento clou della serata, quello contraddistinto dal pezzo conclusivo, che aderiva perfettamente al senso di angoscia e smarrimento conseguente all’attentato delle Torri Gemelle.
E qui non possiamo fare a meno di osservare come, purtroppo, qualsiasi composizione si allontani da canoni oltremodo rassicuranti, venga quasi automaticamente rigettata dalla maggioranza degli spettatori.
Non siamo accaniti fautori della musica contemporanea, troppo spesso contraddistinta da paccottiglia, ma va tenuto presente che viviamo nel XXI secolo, per cui ci risulta difficile accettare che Debussy, morto esattamente cento anni fa, rappresenti attualmente, per la gran parte degli appassionati, il limite invalicabile della “modernità”.
Chiudiamo, non prima di aver fatto i nostri complimenti al maestro Ivano Caiazza (del quale finora conoscevamo solo l’impegno in ambito barocco), che ci ha sorpresi in modo molto favorevole, con brani ben strutturati, che denotano un approccio serio, ponderato e ricco di sostanza nei confronti della musica contemporanea, grazie ai quali è stata onorata nel modo migliore la memoria delle vittime dell’11 settembre.

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