Valente: Intavolatura de cimbalo

Il Settecento ha rappresentato un periodo irripetibile per la storia della musica napoletana ma è sicuramente frutto anche di una tradizione che affonda le radici nei secoli precedenti.
Già nel Cinquecento la città di Napoli, all’epoca sotto il dominio spagnolo, era la più popolosa dell’area mediterranea dopo Istanbul, e costituiva un centro di cultura che attirava artisti dalla penisola iberica e dal resto d’Europa.
In tale contesto si mosse Antonio Valente (ca. 1520 – ca. 1580), napoletano di adozione, la cui biografia risulta piuttosto scarna.
Si sa per certo che era non vedente (dalla nascita o dalla prima infanzia) e che ricoprì, dal 1565 al 1580, il ruolo di organista titolare della Cappella privata del cardinale Brancaccio, oggi nota come chiesa di Sant’Angelo a Nilo.
Nonostante queste pochissime notizie, il nome di Valente continua ancora oggi a circolare in quanto autore di una raccolta, da lui chiamata Intavolatura de cimbalo, edita a Napoli nel 1576 da Giuseppe Cacchio dall’Aquila, caratterizzata da numerose particolarità, come quella di essere la prima dedicata esclusivamente al clavicembalo diffusa nell’Italia meridionale.
Una vera e propria rarità, tenendo presente che i brani pubblicati in quel periodo, e anche nei decenni successivi, vennero creati per poter essere eseguiti utilizzando indifferentemente sia il clavicembalo (o strumenti simili), sia l’organo.
Inoltre, per l’intavolatura Valente si ispirò al trattato Declaración de instrumentos musicales (1555) del francescano spagnolo Juan Bermudo (ca. 1510 – ca. 1565), mentre il repertorio considerato si avvicinava a quello dei pezzi scritti per la vihuela de mano o viella, strumento che nei paesi di influenza iberica prese il posto del liuto, largamente diffuso negli altri paesi europei.
Ancora, Valente propose tutte le forme maggiormente in auge all’epoca (ricercari, fantasie, danze, balli, chansons ed anche una Salve Regina elaborata su un cantus firmus) per cui, da questo punto di vista, l’opera acquisisce una fondamentale importanza storica nell’ambito della conoscenza della musica rinascimentale.
L’Intavolatura de cimbalo di Antonio Valente è stata recentemente al centro di un cd della Brilliant Classics, curato da Fabio Antonio Falcone, specialista del repertorio rinascimentale e del barocco degli albori, che esegue con grande maestria i diversi brani della raccolta, in parte al clavicembalo e in parte al virginale.
Oltre ai pezzi originali, il prestigioso artista, avvalendosi della collaborazione dell’ensemble L’Amorosa Caccia, propone anche alcune sue versioni strumentali dei balli contenuti nella raccolta e le chansons alle quali Valente si ispirò, i cui titoli corrispondono a storpiature inevitabili per chi poteva apprenderli solo oralmente e non conosceva la lingua.
Il risultato complessivo fornisce un quadro di notevole suggestione, impreziosito dall’utilizzazione di due strumenti, un clavicembalo del 2001 e un virginale del 1999, entrambi costruiti dal pesarese Roberto Livi, avendo come riferimento rispettivamente un Alessandro Trasuntino del 1531 e un Domenico da Pesaro datato intorno al 1550.
Di elevato spessore risulta anche l’apporto dell’ensemble L’Amorosa Caccia, affidato alla direzione musicale di Falcone e formato da Giulia Valentini (soprano), Marcos García Gutiérrez (baritono), Tímea Nagy e Patricia Esteban (flauti), Stéphanie Huillon e Pablo Garrido (viole da gamba).
In conclusione un cd che, tramite una delle raccolte più interessanti del Cinquecento, ha la capacità di ricreare le atmosfere legate ad un periodo, che necessita ancora di vasti approfondimenti, soprattutto per quanto riguarda la produzione all’ombra del Vesuvio.

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