Wolf-Ferrari: Talitha Kumi! – La Passione, op. 21 – Otto cori, op. 2

Sono ormai diversi anni che, nel vastissimo catalogo della Naxos (casa discografica distribuita in Italia da Ducale Music), è possibile trovare incisioni di brani di compositori italiani, oggi quasi completamente dimenticati, vissuti a cavallo fra fine Ottocento e prima metà del Novecento.
Recentemente sono stati proposti alcuni brani, tutti in “prima registrazione mondiale”, legati alla produzione giovanile del veneziano Ermanno Wolf-Ferrari (1876-1948), figlio del pittore tedesco August Wolf e di Emilia Ferrari.
Talento precoce, ebbe a inizio carriera grossi problemi d’identità artistica poiché, per origini familiari e per studi intrapresi, in lui convivevano la cultura tedesca e quella italiana.
A sostegno del suddetto concetto è sufficiente scorrere la biografia della prima parte della sua vita, iniziando dal 1891, quando si iscrisse all’Accademia di Belle Arti a Roma.
L’anno successivo si spostò a Monaco dove, oltre a perfezionarsi presso la scuola fondata dal pittore ungherese Simon Hollósi, frequentò per tre anni l’Akademie für Tonkunst, studiando composizione con Rheinberger e direzione d’orchestra con Abel.
Tornato a Venezia, si trasferì nel 1897 a Milano, chiamato a dirigere una società corale tedesca.
Lì conobbe, fra gli altri, don Lorenzo Perosi, che gli suggerì di rivolgere l’attenzione verso le Sacre Scritture.
Da tali consigli nacquero due oratori, La Sulamita, sul testo del Cantico dei Cantici, che ebbe un discreto successo a Venezia nel 1899, e Talitha Kumi!, per coro misto, tenore, baritono e orchestra, completato l’anno successivo e mai allestito, che aveva come riferimento il miracolo della resurrezione della figlia di Giairo, nella versione tratta dal Vangelo di Marco.
Proprio con quest’ultimo si apre il cd della Naxos, che comprende inoltre La Passione, op. 21 (1906) e gli Otto cori, op. 2 (1898).
L’oratorio si ricollega alla tradizione tedesca, mostrando una notevole affinità con la Passione-oratorio di matrice bachiana, assorbita da Wolf-Ferrari durante la sua permanenza a Monaco.
Dal canto loro, La Passione, op. 21 (1906) e gli Otto cori, op. 2 (1898), rappresentano veri e propri gioielli di musica “a cappella”, i primi basati su testi popolari toscani, mentre i secondi si avvalgono delle liriche di Michelangelo, del tedesco Heine e di Goldoni, le cui commedie ispirarono i lavori di maggior successo del compositore.
Uno sguardo ora agli ottimi interpreti, partendo dal Coro El León de Oro, presente in tutti e tre i brani, che evidenzia una compattezza ed un affiatamento di elevatissimo spessore.
Di assoluto livello anche il resto dell’organico, impegnato solo nell’oratorio, formato dall’Oviedo Filarmonía, diretta da Friedrich Haider, dal tenore Rainer Trost e dal baritono Joan Martín-Royo, che ricoprono rispettivamente i ruoli dell’Evangelista e del Cristo.
In conclusione, un cd che pone in evidenza l’ennesimo protagonista del Novecento musicale italiano caduto colpevolmente nel dimenticatoio.

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