Con i giovani pianisti del master di Antonio Pompa-Baldi si concludono i “Pomeriggi in Concerto d’Estate”

Come da tradizione, il concerto conclusivo dei “Pomeriggi in Concerto” dell’Associazione Napolinova, rassegna affidata alla direzione artistica di Alfredo de Pascale, ha avuto come protagonisti i partecipanti al master internazionale tenuto da Antonio Pompa-Baldi, celebre pianista foggiano, trapiantato a Cleveland.
Nella Sala Chopin, situata all’interno degli spazi espositivi della ditta Alberto Napolitano pianoforti, si sono succeduti sei giovanissimi interpreti, iniziando da Irene De Filippo, che ha interpretato con notevole sensibilità l’Intermezzo n. 2 in la maggiore di Johannes Brahms (1833-1897), dai Sei pezzi, op. 118, raccolta pianistica completata nel 1893 e dedicata a Clara Schumann.
Di grande spessore anche l’esecuzione di Pasquale Evangelista, confrontatosi con la Ballade op. 19 in fa diesis maggiore, scritta nell’estate del 1879 da Gabriel Fauré (1845-1924), con dedica a Saint-Saëns, che fu la principale figura di riferimento lungo l’intero suo percorso artistico.
Era poi la volta di due cinesi He Muling e Zhao Jingxiao, quest’ultima trapiantata negli USA, che nella vita di tutti i giorni svolgono altre attività e quindi possono essere considerati degli “amatori” di alto livello.
Il primo ha eseguito Waldesrauschen (Mormorio della foresta), dai Due studi da concerto, S.145 di Franz Liszt (1811-1886), completati dall’autore ungherese a Roma nel 1863 e destinati agli studenti di pianoforte della Scuola Musicale di Stoccarda, nata nel 1857, che aveva fra i fondatori gli amici Sigmund Lebert e Ludwig Stark e tra i docenti il suo allievo Dionys Pruckner.
Zhao Jingxiao ha invece proposto due degli Studi, op. 10 di Fryderyk Chopin, il n. 1 in do maggiore, di reminiscenza paganiniana ed il n. 12 in do minore, noto come “La caduta di Varsavia” (o, secondo Liszt, “Il Rivoluzionario”), creato dal musicista nel 1831, dopo aver appreso con sgomento che l’insurrezione polacca nei confronti delle truppe zariste era fallita.
Penultima ad esibirsi, Maria Hanneman Vera, talento dodicenne proveniente dal Messico, che si è molto ben destreggiata fra lo Studio op. 25 n. 2 in fa minore di Chopin e il lisztiano Die Lorelei, brano che conobbe diverse versioni (per voce e pianoforte, e per pianoforte solo), in un lasso di tempo compreso fra il 1841 e gli inizi degli anni ’80 dell’Ottocento.
Chiusura con il versatile Gabriele De Feo, passato dal Rondò capriccioso, op. 14, che Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847) compose nel 1824, al Basso ostinato, ultimo dei Sei pezzi per pianoforte solo, concepiti fra il 1954 ed il 1961 dal russo Rodion Shchedrin (1932).
Nel complesso, a prescindere dalla minore o maggiore bravura ed esperienza, i partecipanti si sono rivelati tutti di livello molto al di sopra della media.
Anche stavolta, inoltre, ci ha colpito la precisa volontà di ogni pianista di trasmettere qualcosa alla platea, non limitandosi a suonare senza errori i differenti brani proposti.
Sembrerebbe un’affermazione banale, ma chi in questi ultimi anni, come il sottoscritto, ha avuto la possibilità di ascoltare tanti giovani pianisti, sa che il settore attraversa da noi una certa crisi, non tanto di talenti, quanto di esecutori capaci di liberarsi di un tecnicismo esasperato che ha ormai preso il sopravvento.
E da questo punto di vista, un concerto del genere, teniamo a ribadirlo, riconcilia con un pianismo che sembra ormai appartenere esclusivamente al passato, e di questo bisogna dare atto sia agli interpreti sia al maestro Pompa-Baldi.
Spettatori numerosi, nonostante la giornata torrida, che hanno potuto godere della presenza del condizionatore in sala, anche se tale beneficio si è trasformato in accanito oggetto di discussione, fra i fautori delle diverse temperature.
In conclusione, un ottimo pomeriggio di musica, con alcuni pianisti da tenere particolarmente d’occhio, perché prossimamente sentiremo sicuramente parlare di loro, così come già è avvenuto per molti protagonisti delle edizioni precedenti.

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