Alla Sala Chopin l’interessante “Omaggio alla Lirica” organizzato dall’Associazione Napolinova con i partecipanti della masterclass di Mara Naddei

Anche quest’anno il soprano Mara Naddei ha voluto chiudere il suo master di canto lirico con il recital degli allievi, tenutosi nella Sala Chopin, nell’ambito dei “Pomeriggi in Concerto d’Estate”, organizzati dall’Associazione Napolinova.
Il gruppo dei partecipanti, prevalentemente costituito da soprani, si è confrontato con un vasto repertorio, accompagnato al pianoforte da Lucia Pascarella.
Apertura con il mezzosoprano Antonia Elide Facciuto, che ha interpretato la famosa aria “Che farò senza Euridice”, dall’ “Orfeo ed Euridice” di Gluck, su testo di Ranieri de’ Calzabigi.
Seconda cantante ad esibirsi, il soprano Marta Pignataro, interprete di “Donne vaghe, i studi nostri”, aria di Serpina da “La serva padrona”, che Paisiello allestì nella residenza estiva di Caterina di Russia, riproponendo con leggeri ampliamenti il libretto di Gennaro Antonio Federico, alla base circa mezzo secolo prima dell’omonimo intermezzo di Pergolesi.
Un altro soprano, Alessia Anella Esposito, ha invece affrontato la seicentesca “Amor ch’attendi” di Caccini, tratta dalla raccolta di 29 arie e madrigali ad una voce “Nuove Musiche e nuova maniera di scriverle” (Firenze, 1614).
Toccava quindi alla celeberrima “O mio babbino caro”, aria di Lauretta dal pucciniano “Gianni Schicchi”, proposta dal soprano Anna Lisa Vastarella, mentre Chiara Ricigliano si calava nei panni di Zerlina con l’aria “Batti, batti, o bel Masetto”, dal “Don Giovanni” di Mozart.
Era di nuovo la volta di Marta Pignataro, che stavolta attingeva al repertorio verdiano con “Saper vorreste”, dal terzo atto di “Un ballo in maschera”, seguita da due nuovi interventi della Facciuto, con “Si mes vers avaient des ailes”, scritta a fine Ottocento dal quindicenne Reynaldo Hahn (venezuelano naturalizzato francese) su lirica di Victor Hugo, e l’aria di Ascanio “Ah, di sì nobil alma”, dal primo atto del mozartiano “Ascanio in Alba”.
Ad alternarsi con lei, Imma Iovine, calatasi prima nel ruolo di Mimì (“Donde lieta uscì”), e poi in quello di Leonora, eroina del “Trovatore” verdiano (“D’amor sull’ali rosee”).
La sparuta presenza maschile era affidata ad un allievo, il tenore Orazio Taglialatela Scafati, e a un ex allievo divenuto famoso, il baritono Andrea Carnevale.
Il primo ci ha introdotto nella taverna di Mastro Luther, dove ha inizio l’opera di Offenbach “I racconti di Hoffmann”, con il protagonista che, davanti ad una platea di studenti universitari, canta un’aria comica incentrata sul nano Kleinzach.
Il secondo, prestigioso e affermato artista, presente come ospite d’onore e testimonial della bontà degli insegnamenti di Mara Naddei, ha voluto fornire un saggio della sua bravura, interpretando il famosissimo “Largo al factotum”, cavatina di Figaro da “Il barbiere di Siviglia” di Rossini.
Successivamente Carnevale ha dato vita, con Imma Iovine, all’intenso e drammatico duetto fra Violetta e Germont, dal secondo atto della “Traviata”.
Il concerto si chiudeva con un altro duetto, appartenente al primo atto de “La Bohème”, al quale prendevano parte la Iovine e Taglialatela Scafati, rispettivamente nei panni di Mimì e Rodolfo.
Tirando le somme, il concerto è risultato molto piacevole ed ha portato alla ribalta un repertorio spesso poco frequentato e voci che hanno le carte in regola per affermarsi in un futuro non troppo lontano, accompagnate da un’ottima e versatile pianista.
Pubblico numeroso, attento e partecipe, a parte una piccola frangia dei soliti noti che si è distinta, come sempre, per la sua maleducazione.
In particolare, abbiamo assistito ad un continuo andirivieni per accaparrarsi le sedie delle prime file, salvo poi lasciarle dopo pochi minuti, il che ha generato una grande e fastidiosissima confusione (il tutto, naturalmente, accadeva mentre gli artisti si stavano esibendo).
Non ci resta che dare appuntamento al prossimo anno, sicuri di poter apprezzare altri validi cantanti, forgiati dalla bravura e dall’esperienza del maestro Mara Naddei.

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