Al Museo Diocesano “La Stagione del Barocco” propone il Vivaldi del futuro

Foto Giancarlo de Luca

Il Museo Diocesano ha ospitato il penultimo appuntamento del ciclo “La Stagione del Barocco”, organizzato dall’Associazione Alessandro Scarlatti.
Nell’occasione l’evento è stato portato avanti in collaborazione con la Scabec (Società Campana Beni Culturali) ed ha avuto come protagonisti l’Ensemble “Concerto de’ Cavalieri”, diretto dal maestro Marcello Di Lisa, e il violinista Federico Guglielmo, che hanno proposto un programma interamente dedicato ad Antonio Vivaldi (1678-1741).
In apertura abbiamo ascoltato la Sinfonia in sol maggiore, dall’opera “La verità in Cimento”, che esordì al Teatro Sant’Angelo di Venezia nel 1720.
I successivi due concerti per archi, rispettivamente in sol minore RV 156 e in re maggiore RV 121, facevano parte di una serie di brani che esistono solo in forma di manoscritti in quanto mai dati alle stampe.
Il secondo, in particolare, rientra nei cosiddetti “Concerti di Parigi”, una serie di dodici composizioni che Vivaldi riunì, a seguito di una committenza francese, utilizzando materiale in gran parte preesistente, affidato poi a un suo fido collaboratore, che ne redasse la copia definitiva in vista di una pubblicazione che però non ebbe luogo.
Differente, invece, la sorte del Concerto per 2 violini e archi in la maggiore RV 519, op. III n. 5, tratto da “L’Estro armonico”, raccolta di dodici concerti, edita ad Amsterdam nel 1711, che conobbe all’epoca un successo strepitoso, contribuendo a rendere Vivaldi famoso in tutta Europa.
Dopo questa prima parte, si passava al clou della serata, rappresentato dall’esecuzione delle celeberrime “Quattro stagioni”, costituite dai concerti per violino, archi e basso continuo, in mi maggiore RV 269, “La Primavera”, in sol minore RV 315, “L’Estate”, in fa maggiore RV 293 “L’Autunno” e in fa minore RV 297 “L’Inverno”.
Le suddette composizioni furono poste a capo di dodici pezzi, concepiti per il medesimo organico, che nell’insieme formarono una raccolta, catalogata come op. 8, chiamata da Vivaldi “Il cimento dell’Armonia e dell’Inventione”, poiché intendeva proporre un abbinamento fra razionalità musicale e fantasia.
Con “Le quattro stagioni”, il grande compositore diede vita a lavori che avevano la capacità di andare incontro all’appassionato più esigente, come all’ascoltatore occasionale e, a distanza di quasi tre secoli, la fortuna di questi concerti è rimasta inalterata, per cui ancora oggi sono molto eseguiti in pubblico e continuano ad essere oggetto di nuove incisioni.
A tale proposito gli ultimi decenni hanno aperto ampi spazi a nuove congetture per quanto riguarda l’esecuzione dei pezzi barocchi e, fra le altre cose, si è giunti alla conclusione che le partiture, soprattutto quelle affidate agli strumenti solisti, non fossero altro che basi sulle quali poi improvvisare (il che avvicina in modo sorprendente il barocco al jazz).
Alla luce di tali presupposti, suonare le “stagioni” vivaldiane come si faceva mezzo secolo fa, se da un lato appare tranquillizzante per il pubblico, abituato a questo tipo di interpretazione, dall’altro mostra di non avere più molto senso, soprattutto per chi vuole essere al passo con le recenti acquisizioni in ambito filologico.
E da questo punto di vista, il maestro Marcello Di Lisa, con il suo “Concerto de’ Cavalieri”, ensemble da lui fondato e diretto dal 2003, è stato uno dei primi a dare un volto diverso ad un settore fermo per decenni, portando una ventata di novità e brio, pur rimanendo nell’alveo dell’ortodossia.
Una caratteristica che si evince sia nei concerti dal vivo, sia nei vari cd pubblicati in questi ultimi anni, grazie ai quali sono stati valorizzati brani di autori come Pergolesi, Alessandro Scarlatti, Albinoni, lo stesso Vivaldi, fino ad arrivare ad una sorprendente versione delle Serenate e dei Divertimenti mozartiani.
Ritornando alla serata, il “Concerto de’ Cavalieri”, diretto da Marcello Di Lisa e formato da Fabio Ravasi, Alessia Pazzaglia, Marialuisa Barbon, Katarzyna Solecka, Giancarlo Ceccacci, Heilke Wulff, (violini), Gian Claudio Del Moro (viola), Francesco Galligioni e Valeria Brunelli (violoncelli), Luca Cola (contrabbasso), Salvatore Carchiolo (clavicembalo) ha fornito la consueta ottima prova, contraddistinta da grande compattezza ed affiatamento e da un suono estremamente nitido.
Dal canto suo il violinista Federico Guglielmo, chiamato a ricoprire il difficile ruolo di solista nelle “Quattro stagioni”, ha evidenziato tutta la sua bravura, disegnando dei percorsi molto arditi ma quanto mai efficaci ed intriganti.
Pubblico numeroso, che ha gradito molto la prima parte, mentre sulla seconda è apparso oltremodo diviso fra entusiasti e perplessi, indice che l’esecuzione ha lasciato il segno.
Purtroppo l’abitudinarietà degli appassionati è un dato di fatto, e l’iniziativa dell’Associazione Alessandro Scarlatti appare tanto più meritevole se si pensa che altre istituzioni, come il Teatro di San Carlo, in grado di portare avanti una politica sicuramente più ardita, si guardano bene dal farlo per paura di perdere abbonati e spettatori (prima che ciò accada per cause fisiologiche).
In conclusione una serata molto interessante, dove l’Ensemble “Concerto de’ Cavalieri”, diretto dal maestro Marcello Di Lisa, e un grande violinista quale Federico Guglielmo, hanno mostrato una delle possibili strade da percorrere nei prossimi anni, se si vuole ravvivare il barocco, genere che, nonostante risalga a più di tre secoli fa, sembra poter dire molto anche alle generazioni future.

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