La rassegna “Concerti in Villa Floridiana” chiude in grande stile con il connubio tra musica e poesia di Giuseppe e Giovanni Auletta

L’appuntamento conclusivo della settima edizione dei “Concerti in villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Musicale Golfo Mistico, in collaborazione con il Polo Museale della Campania, ha ospitato il tenore Giuseppe Auletta, accompagnato al pianoforte dal suo gemello Giovanni.
Il concerto, intitolato “Canti paralleli”, aveva come scopo principale quello di abbinare musica e poesia, evidenziando la figura di Francesco Paolo Tosti (1846-1916) e la sua collaborazione con letterati del calibro di Gabriele D’Annunzio e Salvatore Di Giacomo, sfociata anche in alcuni brani divenuti dei classici della canzone napoletana.
Compositore di grande statura artistica, Tosti nacque ad Ortona a Mare (CH), e si diplomò al Conservatorio di Napoli nel 1866 con Mercadante.
Si trasferì poi a Roma, dove divenne maestro di canto della regina Margherita di Savoia e, nel 1875, si spostò in Inghilterra, lavorando al servizio della regina Vittoria e del suo successore re Edoardo VII.
Divenuto cittadino britannico nel 1906 e nominato baronetto nel 1908, volle comunque trascorrere i suoi ultimi anni a Roma, anche perché si rese conto che Giorgio V, salito al trono d’Inghilterra nel 1911, benché fosse stato suo allievo, non avrebbe proseguito i fasti musicali dei due sovrani che lo avevano preceduto.
Tosti deve la sua fortuna, come compositore, all’apporto fondamentale da lui fornito alla romanza, genere salottiero per eccellenza.
A fronte di una enorme produzione di pezzi per voce e pianoforte (circa 400, su liriche in italiano, inglese, francese, napoletano e abruzzese), scrisse anche per pianoforte solo e l’inizio del recital era rivolto ad un brano di raro ascolto, il Valse de l’adieu. Un bal au Claridge’s Hotel, creata in occasione di un ricevimento organizzato nella capitale inglese per la sua nomina a baronetto.
Con la successiva ‘A vucchella, su testo dell’amico e conterraneo Gabriele D’Annunzio, entravamo nel vivo della mattinata, che proseguiva con la poesia di Salvatore di Giacomo “Pianefforte ‘e notte” e con l’esecuzione della celeberrima “Marechiare”, sempre su testi di Di Giacomo.
Già da questo primo assaggio si poteva comprendere la grandiosità di Tosti, capace di ricamare, attorno a versi piuttosto scontati come quelli del D’Annunzio “napoletano”, una melodia di successo e, nel contempo, esaltare la potenza evocativa della lirica di Salvatore Di Giacomo, legata ad un incantevole luogo partenopeo.
Di tutt’altra pasta ed intensissime sia le poesie del sedicenne D’Annunzio, tratte dalla raccolta “Primo vere”, sia le Quattro Canzoni di Amaranta, concepite appositamente per Tosti nel 1907.
Il programma si completava con For ever and for ever, valzer per pianoforte di Tosti e “Era de maggio”, altra lirica celeberrima di Salvatore Di Giacomo, musicata in questo caso da Mario Pasquale Costa.
Per quanto riguarda gli interpreti, Giuseppe e Giovanni Auletta hanno evidenziato una notevole bravura come solisti ed un ottimo affiatamento, dando vita ad un recital molto gradevole ed equilibrato, durante il quale sono riusciti anche a sottoporre all’attenzione degli spettatori (numerosissimi e, alla fine, giustamente entusiasti), pezzi di fruizione non immediata quali le Quattro Canzoni di Amaranta.
A ciò si devono aggiungere i brevi ed esaurienti interventi di Giovanni Auletta, che ha fornito al pubblico, man mano che il concerto andava avanti, una serie di notizie sui pezzi proposti.
Ricordiamo, infine, che le canzoni del repertorio napoletano sono state eseguite prendendo come riferimento le intriganti rielaborazioni concepite da Antonello Paliotti, ulteriore piccola gemma di una mattinata di notevole spessore musicale e letterario che ha degnamento chiuso la settima edizione dei “Concerti in Villa Floridiana”.

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