Roberta Schmid apre il ciclo “Organi Storici della Campania” con una interessante panoramica lunga tre secoli

Roberta Schmid è stata la protagonista del primo concerto della diciannovesima edizione del ciclo “Organi Storici della Campania”, organizzato dalla Associazione Alessandro Scarlatti.
Per l’occasione l’appuntamento, tenutosi nella Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini, è stato inserito anche nelle celebrazioni per i 440 anni della Augustissima Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti.
La serata ha avuto inizio con la Rhapsodie sur le nom de LAVOIE, scritta nel 1994 dal canadese Denis Bédard (1950) in omaggio al suo maestro Claude Lavoie, organista nativo del Quebec, allievo di Nadia Boulanger e Gaston Litaize, scomparso nel 2014.
Si passava quindi a tre brani di Johann Sebastian Bach (1685-1750), partendo dal Corale Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ BWV 639, appartenente all’Orgelbüchlein (Piccolo libro d’organo), catalogato come BWV 599-644, formato da 45 corali, 33 da utilizzare come accompagnamento alle funzioni legate alle principali festività dell’anno liturgico e 12 relativi alla vita cristiana.
La successiva Toccata e Fuga in re minore BWV 538, si fa risalire ad un periodo compreso fra il 1730 ed il 1735 ed è conosciuta anche come “Dorica”, appellativo aggiunto non da Bach ma da qualche editore, che volle indicare la presenza, in alcuni passaggi del modo “dorico”.
Terzo ed ultimo pezzo bachiano, il Corale Herzlich thut mich verlangen BWV 727, tratto da una raccolta di vari preludi corali, contenente un motivo, originariamente alla base di una melodia profana di Hassler, utilizzato anche nella Passione secondo Matteo.
Un salto nel Novecento ci portava alla briosa Toccatina for Flute, datata 19815, dai Dodici divertimenti di Pietro Alessandro Yon Pietro (1886-1943) piemontese trapiantato negli USA, dove ancora oggi è molto noto.
Si passava, quindi, alla grande scuola transalpina, con la Toccata in si minore di Eugène Gigout (1844-1925), dai Dieci pezzi per organo composti nel 1923.
Allievo di Saint-Saëns e, a sua volta, docente di grande prestigio, Gigout fu per 62 anni organista titolare della chiesa parigina di Sant’Agostino.
Era poi la volta di Exite Fideles del britannico Paul Ayres (1970), arrangiamento in chiave jazz di Adeste Fideles, creato agli albori del XXI secolo.
Ultimo brano in programma, la celeberrima Suite Gothique, composta nel 1895 da Léon Boëllmann (1862-1897), promettentissimo studente del già citato Gigout, morto prematuramente di tisi.
Riguardo all’interprete, Roberta Schmid, ha dato vita ad un recital di buon livello, frutto di una lunga e solida esperienza, evidenziando una elevata versatilità e portando alla ribalta anche brani di raro ascolto che il numeroso pubblico ha mostrato di gradire moltissimo, chiedendo a gran voce un bis.
La Schmid ha prontamente accontentato gli spettatori, eseguendo una trascrizione de “Il vecchio castello”, da “Quadri da un’esposizione” di Modest Musorgskij, curata dal francese Jean Guillou, e si è poi accomiatata, ricordando commossa la figura di sua madre, scomparsa lo scorso anno, che era stata ricoverata proprio nella struttura ospedaliera all’interno della quale si trova la chiesa.
La rassegna “Organi Storici della Campania” prosegue domenica 24 giugno con il concerto della giovanissima Francesca Ajossa, che suonerà i due organi della Basilica dell’Incoronata a Capodimonte (un “Domenico Antonio Rossi” del 1769 e un “Tamburini” del 1965), proponendo un programma legato alle caratteristiche di entrambi gli strumenti.

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