La rassegna “Diciassette e Trenta Classica” propone giovani talenti stranieri

Nuno Lucas

Il Teatro Diana ha ospitato, nell’ambito della XXI edizione della rassegna “Diciassette & Trenta classica” due concerti che hanno messo in evidenza alcune eccellenze musicali internazionali.
Il primo ha avuto come protagonista il pianista portoghese Nuno Lucas, che ha proposto il recital dal titolo “Petruška e dintorni”, partendo dai primi due movimenti della Bachiana Brasileira n. 4 di Heitor Villa-Lobos (1887-1957), appartenente al gruppo di nove composizioni, così chiamate perché fondevano la tradizione classica europea con la musica popolare carioca.
La successiva Sonata n. 39 in sol maggiore per pianoforte, op. 30 n. 5 di Franz Joseph Haydn (1732-1809), era invece tratta da una raccolta pubblicata nel 1780 dalla viennese Artaria, formata da sei brani, presumibilmente scritti nel nedesimo anno.
La prima parte si chiudeva con l’Étude d’exécution transcendante n. 11 in re bemolle maggiore di Franz Liszt (1811-1886).
Ribattezzato “Harmonies du soir”, facceva parte di una raccolta di pezzi, definiti nel 1826 “Studi in dodici esercizi”, poi rielaborati e pubblicati nel 1837 sotto la dicitura “Dodici Grandi Studi” (1837), revisionati definitivamente nel 1852, con la denominazione “Studi trascendentali”, dove si possono intravedere anche i primi germi dell’impressionismo.
Dopo il breve intervallo, Lucas ha proposto gli altri due movimenti della “Bachiana” che hanno preceduto il clou del recital, ovvero i complessi e virtuosistici tre movimenti da “Petruška” di Igor Stravinskij (1882-1971).
Risalenti al 1921, sono frutto della trascrizione pianistica di alcuni episodi salienti del balletto avente l’omonimo titolo, commissionato da Diaghilev nel 1911, che a sua volta nasceva come pezzo per pianoforte ed orchestra.
Riguardo all’interprete, ha evidenziato notevole talento, forte padronanza dei brani eseguiti e grande versatilità, per cui, considerando la giovanissima età, in futuro sentiremo sicuramente parlare ancora di lui.

Annebeth Webb, Joanna Westers e Nicolas van Poucke

Il secondo appuntamento ha ospitato le violiniste Annebeth Webb e Joanna Westers, ed il pianista Nicolas van Poucke, componenti della RCO Camerata, diretta emanazione della Royal Concertgebow Orchestra di Amsterdam.
La prima parte è iniziata con la Sonata in fa maggiore, op. 2 n. 7 per due violini e basso continuo di Georg Friedrich Händel (1685-1759), probabilmente concepita nel 1733, che venne inserita in un gruppo di nove brani, tutti pensati per il medesimo organico (ma ai due violini era possibile sostituire una coppia di flauti o una di oboi, e il basso continuo poteva essere uno strumento a tastiera oppure il violoncello).
La successiva Sonata n. 1 in la minore, op. 105, di Robert Schumann (1810-1856), creata a Düsseldorf nel 1851 in appena cinque giorni, evidenziava uno dei due personaggi tra i quali l’autore amava sdoppiarsi, il malinconico Eusebio (l’altro era l’appassionato Florestano, ed entrambi appartenevano alla “Lega dei fratelli di David”, nata con lo scopo di combattere i “filistei” della musica, ovvero i tanti compositori mediocri dell’epoca).
Seconda parte dedicata quasi interamente alla Sonata in la maggiore di César Franck (1822-1890), composta nel 1886 dal musicista belga, trapiantato in Francia, come regalo di matrimonio per il collega e connazionale Eugène Ysaÿe, che era anche uno dei maggiori violinisti dell’epoca.
Pietra miliare della letteratura cameristica e fra i primi esempi di sonata ciclica, il brano esordì al Circolo Artistico di Bruxelles nel dicembre dello stesso anno, eseguito dal dedicatario, accompagnato dalla pianista Marie-Léontine Bordes-Pène, al termine di un concerto-fiume, iniziato nel pomeriggio e conclusosi a tarda sera.
L’aneddotica vuole che nella sala dove si stavano esibendo i due interpreti, vi fosse assoluto divieto di utilizzare qualsiasi tipo di illuminazione, per cui furono costretti a suonare al buio tre dei quattro movimenti della sonata, con tale bravura da rendere quell’evento memorabile.
Ultimo brano in programma, Navarra op. 33 per due violini e pianoforte di Pablo de Sarasate (1844-1908), datato 1889, che sottopone i due solisti a passaggi funambolici basati sui ritmi della jota.
Uno sguardo conclusivo ai tre interpreti, per sottolineare il loro talento fuori dal comune, evidenziato da una musicalità ricca di sfumature e molto raffinata, abbinata ad un affiatamento perfetto.
In conclusione due appuntamenti che hanno proposto quattro artisti, alcuni molto giovani ma già con una discreta esperienza alle spalle, portando una ventata di internazionalità alla longeva rassegna vomerese.

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