Nicola Ormando grande interprete di Bach e Chopin al Festival Pianistico di Napolinova

Nel recente Maggio dei Monumenti, incentrato sulla figura di Giambattista Vico, l’Associazione Napolinova è stata l’unica a offrire un articolato programma artistico, sotto il titolo “Vico: la musica per virtuosamente operare”.
In tutti i fine settimana, nella Sala dei Baroni e nella Sala della Loggia del Maschio Angioino, si sono alternati la XX edizione del Festival Pianistico ed i due cicli “Il Festival incontra i giovani” e “Sabato in Concerto”, che hanno ospitato sia nomi famosi che musicisti emergenti.
In tale ambito si è esibito anche il pianista Nicola Ormando che, nella Sala dei Baroni, ha proposto il recital “L’origine e l’apoteosi”, rivolto a brani di Johann Sebastian Bach (1785 – 1650) e Fryderyk Chopin (1810-1849).
Del primo sono state eseguite le Quindici invenzioni a 3 voci (Sinfonie) BWV 787-801, la cui lunga storia parte nel 1720, quando Bach scrisse, per il figlio primogenito, il Clavierbüchlein für Wilhelm Friedemann Bach, oggi conservato nella biblioteca statunitense di Yale.
Esso conteneva 60 brani, fra i quali i trenta conclusivi costituivano i Preamboli e le Fantasie, entrambi costruiti su una scala ascendente ed una discendente, partendo dal do maggiore ed arrivando al do minore, per un totale di quindici tonalità (otto in maggiore e sette in minore).
La raccolta conseguì il suo scopo, che era quello di avvicinare alla musica un bambino di poco più di nove anni, per cui Bach volle adattare i trenta pezzi per proporli anche ai suoi allievi di età maggiore.
Nel 1723 completò quindi un manoscritto, presentato sul frontespizio come «Metodo efficace con cui si presenta in forma chiara agli appassionati del clavicembalo e soprattutto a coloro che sono desiderosi di apprendere, non soltanto come si suona correttamente a due voci, ma anche come si può arrivare, man mano che l’allievo progredisce, a far buon uso di tre voci obbligate e ottenere così non soltanto delle buone invenzioni, ma poterle pure bene eseguire e soprattutto acquistare l’arte del cantabile e il gusto della composizione »
Il numero delle composizioni, come abbiamo visto, era uguale, ma furono ribattezzate Invenzioni e Sinfonie (rispettivamente a due e tre voci, poi catalogate BWV 772-786 le prime e BWV 787-801 le seconde), la scala divenne unica e ascendente, e nella successione delle tonalità, quella maggiore si alternava alla corrispettiva minore, secondo la stessa concezione utilizzata nel dare vita ai coevi preludi e fughe che costituivano “Il clavicembalo ben temperato”.
Senza aggiungere ulteriori approfondimenti (con Bach è facile perdersi in mille rivoli), va ricordato solo che il termine sinfonia è qui adoperato nell’accezione di insieme musicale, mutuato dal termine greco, riferito alla presenza contemporanea di tre linee melodiche (definite voci).
Voltiamo pagina e, con un salto di circa un secolo, entriamo nel territorio chopiniano.
Il maestro Ormando ha voluto scegliere tre brani, rappresentativi di altrettanti generi, creati dal grande autore polacco, o da lui portati ad un apice mai più raggiunto.
E’ il caso, ad esempio, dello scherzo, che progressivamente si sostituì al minuetto come terzo movimento nella sinfonia e nella sonata, divenuto grazie a Chopin un genere a sé stante.
Al proposito abbiamo ascoltato il n. 2 in si bemolle minore, op.31, risalente al 1837 e dedicato alla contessa Adèle de Fürstenstein.
Anche gli Improvvisi, pezzi d’intrattenimento salottiero, fra i cavalli di battaglia di Schubert, raggiunsero con Chopin un elevatissimo livello, come si può constatare ascoltando l’Improvviso in la bemolle maggiore, op. 29, concepito nel 1837, la cui dedicataria era la contessa Caroline de Lobau.
Per non parlare della Polacca, che originariamente era una danza e progressivamente si trasformò in genere musicale, che in Chopin trovò il massimo esponente.
Estremo esempio è rappresentato dalla Polacca–Fantasia in la bemolle maggiore, op. 61, datata 1846 e dedicata ad una allieva di grande spessore quale Anne Veyret, pezzo che sorprese negativamente critica e pubblico, in quanto caratterizzato da un’arditezza troppo in anticipo sui tempi.
Veniamo quindi a Nicola Ormando, interprete appartenente a quegli artisti che suonano esclusivamente per passione, in quanto altra risulta la loro attività principale.
Nei secoli scorsi erano definiti dilettanti, nel senso che si dedicavano alla musica con diletto, o amatori, ma entrambi i vocaboli sono oggi utilizzati in senso fortemente dispregiativo, per cui attualmente non esiste un termine che possa identificare in modo soddisfacente la categoria.
Eppure sono sovente allo stesso livello di chi ha scelto la carriera artistica, e il maestro Ormando risulta sicuramente fra questi, come abbiamo potuto constatare anche durante il suo recente concerto, contraddistinto dalla proposizione di brani di grande interesse, come quelli bachiani, poco conosciuti e ancor meno eseguiti in pubblico.
Nel complesso, un intrigante confronto fra l’origine (Bach) e l’apoteosi (Chopin), lungo le quali il pianista si è mosso, dando lustro ad entrambe, con grande soddisfazione dei numerosi spettatori presenti, che alla fine hanno lungamente applaudito il musicista.
Quest’ultimo si è quindi accomiatato con la celeberrima Polacca op. 53, eseguita come bis, suggello dell’apoteosi chopiniana, nell’ambito di un recital di elevato spessore.

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