Artesalvarte propone due giovanissimi talenti nell’Antico Refettorio del Complesso Monastico Santa Maria in Gerusalemme

Il terzo appuntamento con la rassegna “Artesalvarte”, organizzata dall’Associazione Onlus “L’Atrio delle Trentatré”, presieduta da Francesco Galluccio, in collaborazione con il maestro Antonello Cannavale, ha avuto come protagonisti due giovanissimi interpreti, il pianista Lemuel D’Anzi ed il clarinettista Luca Liberale.
Il primo ha proposto una panoramica compresa fra Settecento e fine Ottocento, partendo dalla Sonata in si minore K 27 di Domenico Scarlatti, dal corpus delle 555 (numero che, con il procedere degli ultimi approfondimenti, è destinato ad aumentare), concepite prevalentemente per strumenti a tastiera.
E’ stata poi la volta delle Variations sérieuses in re minore, op. 54 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, commissionate nel 1841 dall’editore Pietro Mechetti, lucchese trapiantato a Vienna.
Lo scopo era quello di pubblicare una raccolta, alla quale avrebbero dovuto contribuire altri illustri musicisti dell’epoca, definita “Album Beethoven”, il cui ricavato doveva servire per la costruzione di un monumento da erigere nella città natale del grande compositore.
Per creare questo pezzo, formato da 17 brevissime variazioni, Mendelssohn si ispirò alla letteratura clavicembalistica barocca e, in particolare, a Bach, autore che fu da lui riportato in auge.
Toccava quindi allo Scherzo n.1 op.20 in si minore di Fryderyk Chopin, composto fra il 1831 ed il 1832, con dedica a Thomas Albrecht, suo amico e segretario dell’ambasciata sassone a Vienna, che fece di tutto per non farlo ripartire per la Polonia, all’epoca sede di una rivolta, poi soffocata nel sangue dalle truppe zariste.
Proprio questi sentimenti di rabbia e disperazione si rispecchiarono in un brano complesso, ricco di passaggi scuri e lugubri che Schumann, in una sua critica, definì caotici ed ebbe, inoltre, molto da ridire anche sul termine “scherzo” utilizzato da Chopin.
Ultimi brani in programma, tre dei sei “Moments musicaux op. 16” di Sergej Rachmaninov, composti fra fra ottobre e dicembre 1896, su commissione del collega Aleksandr Zatayevich, che risulta anche il dedicatario.
I diversi “momenti” corrispondono ad altrettante forme musicali del passato, e si ispirano principalmente a Chopin ed a Ciaikovskij, anche se emergono peculiarità che in seguito avrebbero caratterizzato lo stile di Rachmaninov.
La seconda parte del concerto, affidata a Luca Liberale, era dedicata al repertorio clarinettistico del Novecento, iniziando dall’ungherese Béla Kovács (1937), con tre dei suoi “Hommage”, rispettivamente a Bach, de Falla e a Richard Strauss, che consistono in studi molto difficili da eseguire, scritti nello stile di vari compositori del passato.
Il successivo Tango n. 3 apparteneva ai 6 Tango-Études, concepiti originariamente per flauto da Astor Piazzolla e pubblicati nel 1987.
Sono stati poi proposti Oriental studio di Nunzio Ortolano (1967) e Clarinettologia di Gaspare Tirincanti (1951-2014), brano quest’ultimo che richiede un estremo virtuosismo.
Gran finale nel nome di Francis Poulenc, con la Sonata per clarinetto e pianoforte, dedicata nel 1962 alla memoria dell’amico compositore Arthur Honegger, morto nel 1955.
Pubblicata postuma, in quanto Poulenc morì pochi mesi dopo, venne considerata una sorta di testamento spirituale e conobbe la prima assoluta negli USA, affidata ad un duo d’eccezione costituito da Benny Goodman e Leonard Bernstein.
Dopo questi necessari approfondimenti, veniamo ai due protagonisti della serata, entrambi giovani ma già con notevoli esperienze alle spalle.
Per quanto riguarda Lemuel D’Anzi, rientra in una categoria di pianisti, oggi purtroppo sempre più rara fra le giovani generazioni, che non si limita a eseguire le note (magari cercando di battere improbabili record di velocità, a scapito di nitidezza e corposità del suono) ma ha già delle idee interpretative ben chiare, supportate dalla ricerca di sfumature e raffinatezze, ben sottolineate nei complessi brani scelti per il suo recital.
Non gli è stato da meno il clarinettista Luca Liberale, confrontatosi con pezzi di notevole difficoltà, che hanno fatto emergere tutto il suo talento, evidenziando un esecutore capace di un virtuosismo eccelso ma mai fine a se stesso.
Ed il brano finale, dove i due solisti hanno suonato insieme, ha confermato la loro estrema bravura e la capacità di saper dialogare, senza tendere a prevalere, così come dovrebbe sempre accadere quando si propongono pezzi di musica da camera.
Spettatori numerosi, fra i quali, cosa da non sottovalutare, vi erano molti giovani, che hanno tributato lunghi e meritati applausi a due musicisti, dei quali sentiremo sicuramente parlare in futuro.
In conclusione “Artesalvarte” ha sicuramente raggiunto il suo scopo, che era quello di unire musica ed arte, concretizzatosi, in questa prima edizione, nell’utilizzo dei fondi ricavati dai concerti per il restauro della tela settecentesca “Santa Chiara che scaccia i Saraceni”, collocata sull’altare laterale destro della chiesa del monastero.

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