Mercoledì 6 giugno il quinto appuntamento del Festival di Musica da Camera Sant’Apollonia dedicato all’Impressionismo francese

Chiesa di Sant’Apollonia – Salerno

Giro di boa, mercoledì 6 giugno, per la V edizione del Festival di Musica da Camera Sant’Apollonia.
Un evento, nato dalla sinergia del Conservatorio Statale di Musica “G. Martucci” di Salerno, promotore di un progetto del Dipartimento di Musica d’Insieme, presieduto da Francesca Taviani, con la Bottega San Lazzaro di Chiara Natella che nella Chiesa di Sant’ Apollonia offre di ospitare la rassegna.
Alle ore 20, le luci si accenderanno sulle voci, protagoniste di Paris Chantante, una serata dedicata all’Impressionismo francese.
La Parigi di fine Ottocento e inizio Novecento era il cuore delle grandi rivoluzioni estetiche: ricerche che guardavano senza paura verso il futuro.
I simbolisti cercavano una strada che sostituisse il suggerire al dire.
Gli impressionisti provavano a prediligere il colore alla forma.
I cubisti riflettevano sulla risorsa del molteplice, intesa come lente di ingrandimento da applicare all’interiorità delle cose.
C’era, però, anche una corrente espressiva che provava a dire qualcosa di nuovo, rievocando oggetti e immagini del passato, come le vecchie maschere della Commedia dell’Arte.
Gli artisti cercavano con tutte le loro forze una via di fuga dalla realtà; c’era chi preferiva rifugiarsi negli oscuri significati delle culture esotiche, o chi sceglieva di andare a scavare nelle proprie tradizioni, sperimentando nuovi significati per le parole di sempre.
Verlaine fu uno dei primi.
Le sue Fêtes galantes nel 1868 proponevano un’evasione nella fantasticheria preziosa, l’abolizione del tempo e la trasformazione del testo poetico in partitura musicale.
Quella raccolta di poesie era destinata a lasciare un segno profondo nell’immaginazione dei musicisti.
Il duo, composto da Dorothy Manzo, soprano, con la pianista Angelina Bartiromo, donerà un gruppo di tre brani di Gabriel Fauré (l’antiwagneriano per eccellenza), tutta musica del suo periodo giovanile, “Au bord de l’eau” con il celeberrimo “Après un rêve” , “Le Berceau” e “Mai”.
La linea vocale galleggia con leggerezza su un movimento quasi perpetuo e ipnotico della parte pianistica che si arresta su un impianto di solidi accordi, sfiorando la Ninna-Nanna in Le Berceau, e chiudendo la performance con Mai.
La voce femminile lascerà il palcoscenico al tenore Daniele Lettieri, il quale si cimenterà con il Claude Debussy delle Deux romances, datate 1891, due liriche da Les Aveux di Paul Borget.
Breve e con pochi sviluppi, di forma chiara e liliale Romance ( L’âme évaporée), oscillante sulla vaporosa incertezza tra il tono di Si minore e il Re maggiore, continuamente eluso e sottinteso, simbolo di pace e beatitudine.
Di simile mistica atarassia è Les cloches che, nel perpetuo ritmo di quartine di crome, imita il suono rasserenante delle campane, per rinverdire i ricordi sepolti.
Daniele Lettieri affronterà, quindi, il Francis Poulenc del Valzer cantato Le Chemin de l’amour dedicato a una delle più famose cantanti parigine di night club dell’epoca, Yvonne Printemps.
Cocteau e Poulenc cominciarono a collaborare nel 1918 all’interno del famoso gruppo dei “Sei”, in una Parigi dove frequentavano Picasso, Apollinaire, Coco Chanel, Colette… frutto del loro lavoro insieme: Toreador, canzone ispano-italiana, di grande impatto anche teatrale.
Ribalta, poi, per il basso-baritono Nicola Ciancio in duo con la pianista Tatiana Sapeshko, che sigillerà la serata, aprendo il suo intervento con Chanson de la morte di Jacques Ibert, scritta per un film del 1932 sulla storia di Don Chisciotte, diretto da Georg W. Pabst e interpretato dal grande contrabbassista russo Feodor Chaliapin.
Le Quatre Chansons di Ibert furono scritte su poesie francesi del sedicesimo secolo di Ronsard e Alexandre Arnoux, ma l’uso di asimmetrie metriche conferisce loro un sapore spiccatamente spagnolo.
Insieme, fanno un notevole lavoro nel catturare la storia e lo spirito di Don Chisciotte, che è la “voce” in prima persona di tutte e quattro le canzoni.
Nicola Ciancio proporrà “Chanson de la mort”, nello stile di recitativo libero e parlante, il tenero addio di Chisciotte al suo fedele compagno, Sancho; sebbene morente, don Chisciotte sta andando da qualche parte puro e senza bugie.
Si continuerà col “Claire de lune” dalla Suite Bergamasque di Claude Debussy.
E’ questo un moonlight dallo stile salottiero, ottocentesco, che serve per dare all’evocazione parnassiana delle maschere, un’impronta di tenerezza e lieve malinconia.
A seguire, Le faune, con il suo ghigno inquietante, lancia tristi presagi e, con la fissità del suo pedale di Si bemolle, frena ogni fiduciosa effusione delle armonie.
Finale affidato al Gabriel Fauré di Automne, op.18 n. 3, in cui i ricordi si ripetono e riafforano come flashback cinematografici. Infiniti, a volte inquietanti, le interiezioni emergono dalla linea del basso del pianoforte, creando un suono pieno e denso.

Il clarinetto in trio con diversi strumenti accoglierà il pubblico giovedì 7 giugno. Si inizierà con le note del “Kegelstatt” Trio di Wolfgang Amadeus Mozart, musica destinata ad un circolo “familiare”, dal lessico giovane, melodico e innovativo, come gli strumentisti chiamati ad interpretarlo, passando per il Trio n.4, op.11 in Si Bemolle Maggiore di Ludwig van Beethoven, pagina serena e scorrevole, articolata nei canonici tre movimenti che pongono in luce la perfezione delle forme esteriori e la piacevole naturalezza melodica, per chiudere con i 5 pezzi di Dmitrij Shostakovich nella trascrizione per violino, clarinetto (che sostituisce il secondo violino) e pianoforte, con Preludio, Gavotta, Elegia, Valzer, Polka costituiscono brevissimi brani, gradevoli ma di poco impegno e spessore, quasi un divertimento.

Info:
Conservatorio Martucci
089/237713
www.consalerno.com
089241086 – 089237713
personale@consalerno.com
chiara15n@gmail.com
089/231330

Il resp.le musicale di Studio Apollonia
Olga Chieffi
347/8814172

Ufficio Stampa
Marcello Napoli
339/1419515

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