Ai “Concerti in Villa Floridiana” la grande versatilità del duo Attianese-Caruso

Foto Luciano Basagni

Proseguono i “Concerti in Villa Floridiana”, organizzati dall’Associazione Golfo Mistico in collaborazione con il Polo Museale della Campania.
Protagonisti del terzo appuntamento il soprano Valeria Attianese ed il pianista Vincenzo Caruso, che hanno affrontato generi e argomenti molto differenti fra loro.
Apertura nel segno di Robert Schumann, con la proposizione di quattro degli otto lieder che l’autore tedesco scrisse nel 1840, racchiusi nella raccolta Frauenliebe und leben, sui testi dell’omonimo ciclo di poesie pubblicato da Adelbert von Chamisso nel 1830.
Una raccolta nella quale Schumann, prossimo al matrimonio, vide un’affinità fra le vicende personali e quelle descritte dal poeta.
La pagina schumanniana si completava con Arabeske in do maggiore, op. 18, dedicato nel 1839 a Friederike von Serre, grande amica della sua futura sposa Clara, che più volte ospitò entrambi, soprattutto nel periodo in cui il musicista era stato bandito da casa Wieck.
Il successivo salto nell’operetta metteva in luce Robert Stolz e Franz Lehár.
Il primo, meno conosciuto, anche se considerato l’ultimo grande autore austriaco nell’ambito di questo genere, era rappresentato da “Du sollst der Kaiser meiner Seele sein” (da “Der Favorit”, 1916).
Il secondo è ancora oggi universalmente noto per aver musicato “La vedova allegra” (1905), da cui era tratto il celebre Vilja lied.
Toccava quindi ad un trittico di argomento sacro, iniziato nel segno di Gioachino Rossini, con il Preludio religioso per pianoforte.
Il pezzo, inserito fra il Credo ed il Sanctus, apparteneva alla Petite Messe Solennelle, lavoro dedicato alla contessa Louise Pillet-Will, moglie di un facoltoso banchiere, che conobbe nel 1864 il suo esordio in forma quasi privata, nella cappella di famiglia della nobile.
A seguire l’Ave Maria di Astor Piazzolla, scritta sul motivo del suo brano “Tanti anni prima”, tratto dalla colonna sonora del film di Marco Bellocchio “Enrico IV” (1984), donata a Milva pochi mesi prima di morire.
Infine, un’altra Ave Maria, quella struggente e carica di oscuri presagi, che Giuseppe Verdi affida a Desdemona nel quarto atto dell’ “Otello”, poco prima di essere uccisa dal marito geloso.
La parte finale del programma, interamente dedicata all’opera, iniziava con l’Air des bijoux dal “Faust” di Charles Gounod e proseguiva con Isoldes Liebestod S. 447, fedelissima trascrizione lisztiana della scena finale del “Tristano e Isotta” di Wagner, chiudendosi con “Ritorna vincitor”, aria con la quale Aida, in conflitto fra l’amore per il padre e quello per Radamès, esorta quest’ultimo, in procinto di partire per la battaglia, a sconfiggere il nemico etiope.
Veniamo quindi ai due protagonisti, che hanno evidenziato notevole affiatamento e grande versatilità, dando vita ad un ottimo recital dove emergevano sia le abilità vocali e la presenza scenica di Valeria Attianese, sia la bravura di Vincenzo Caruso capace, in qualità di solista, di esecuzioni raffinate e ricche di sfumature.
Pubblico abbastanza numeroso, che ha apprezzato moltissimo i due interpreti e ha chiesto un bis, ricevendone due.
E, se il primo, era decisamente noto, in quanto consisteva nell’aria “O mio babbino caro”, dal pucciniano “Gianni Schicchi”, il secondo, “Pie Jesu”, dove l’Attianese ha duettato con la sua piccola figlia molto promettente, rappresentava certamente una novità per il pubblico locale, perché attingeva dal Requiem di Andrew Lloyd Webber, autore noto in particolare per musical quali “Jesus Christ Superstar” ed “Evita”.
In conclusione, un recital che ha evidenziato due artisti di elevato spessore, confermando il costante livello che contraddistingue, fin dal loro esordio, i “Concerti in Villa Floridiana”.

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