Ai “Concerti di Primavera” una serata rossiniana di grande raffinatezza grazie al duo Sebastianutto-Consonni ed al musicologo Sergio Ragni

Foto Max Cerrito

Il 2018 segna il 150° dalla morte di Gioachino Rossini e, da questi primi mesi, si può già delineare un bilancio piuttosto positivo rispetto alla portata dell’evento, a fronte del completo disinteresse riscontrato lo scorso anno nei confronti di due date di estrema risonanza, quali i 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi e i 500 anni dalla Riforma Protestante (e ci riferiamo in particolare al “Massimo” napoletano).
Anche i “Concerti di Primavera”, organizzati dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli con i proventi dell’8 per mille e affidati alla sapiente direzione artistica di Luciana Renzetti, hanno voluto rendere omaggio al genio pesarese.
Al centro della serata, l’amicizia e la stima reciproca fra lui e Paganini, testimoniate dalla proposizione di alcuni brani, eseguiti dai giovanissimi Christian Sebastianutto (violino) e Martina Consonni (pianoforte), alternati al racconto di diversi episodi relativi all’ottimo rapporto fra i due compositori, curato dal noto musicologo Sergio Ragni, uno dei massimi studiosi in ambito rossiniano.
L’apertura della parte strumentale era rivolta a Introduzione e variazioni su un tema di Rossini di Giovacchino Giovacchini (1825-1906), brano di rarissimo ascolto ed estremamente difficile.
Autore fiorentino praticamente sconosciuto, Giovacchini fu un grande virtuoso del violino e fece parte di un prestigioso trio, insieme al violoncellista Jefte Sbolci, suo concittadino, e al leggendario direttore e pianista tedesco Hans von Bülow.
Sicuramente più famose le Variazioni sul tema “Dal tuo stellato soglio” dal “Mosè in Egitto” di Rossini, scritte da Niccolò Paganini (1782 – 1840).
Va al proposito ricordato che la sublime preghiera affidata a Mosè, che precede il passaggio del Mar Rosso da parte degli Ebrei, non era presente nel primo allestimento dell’opera, avvenuto nel 1818 al Teatro di San Carlo, ma fu aggiunta l’anno successivo, per evitare i problemi legati all’apertura delle acque, che durante la “prima” avevano trasformato il dramma in farsa.
Dal volume IX dei Péchés de vieillesse di Rossini era invece tratto “Un mot à Paganini” (che dava anche il titolo all’intera serata), scritto in ricordo del grande amico scomparso.
Anche Franz Liszt (1811-1886) utilizzò spesso motivi rossiniani curando, tra gli altri, l’arrangiamento pianistico di buona parte delle Soirées musicales, raccolta di pezzi originariamente concepiti per voce e pianoforte, su testi di Metastasio e di Carlo Pepoli, al quale apparteneva “La regata veneziana”.
Ultimo brano in programma il paganiniano Introduzione e variazioni sul tema “Di tanti palpiti” dal “Tancredi di Rossini”, pezzo di estremo virtuosismo.
Per quanto concerne la parte legata alle numerose frequentazioni fra Rossini e Paganini, proposta quasi in punta di piedi da Sergio Ragni, ci piace ricordare due eventi, uno artistico e l’altro di sapore goliardico, entrambi collocati a Roma nel 1821.
Il primo riguardava la chiamata di Paganini per sostituire il maestro che avrebbe dovuto dirigere l’opera rossiniana Matilde di Shabran al Teatro Apollo, morto d’infarto durante le prove.
Il secondo si riferiva ad una “mascherata” serale, in pieno carnevale romano, alla quale, insieme a Rossini e Paganini (in abiti femminili), parteciparono Giovanni Pacini e Massimo d’Azeglio, tutti e quattro vestiti da mendicanti ciechi, che cantando versi creati per l’occasione, riuscirono a raggranellare un bel po’ di soldi.
Uno sguardo ai protagonisti, per ribadire la sobrietà, abbinata ad autorevolezza, con la quale Sergio Ragni ha intrattenuto il pubblico, contribuendo a fornire il giusto equilibrio fra narrazione e musica.
Quest’ultima si avvaleva della presenza di due musicisti tanto giovani (anche se Sebastianutto è una “vecchia” conoscenza) quanto bravissimi e molto ben affiatati., che hanno avuto il coraggio di eseguire brani che tanti solisti affermati probabilmente si sarebbero rifiutati di affrontare.
Inoltre a Sebastianutto va l’ulteriore merito di aver restituito alla sua interezza il brano di Giovacchini, riuscendo a recuperare le pagine mancanti dello spartito originale.
Pubblico giustamente entusiasta, cha ha lungamente applaudito i tre protagonisti e bis d’obbligo, consistente in Night Club 1960, terzo movimento di Histoire du Tango di Piazzolla, proposizione piuttosto ardita, rispetto al tema del concerto, ma molto efficace, che ha confermato il virtuosismo e l’intesa dei due interpreti, chiudendo in bellezza una serata di grande valenza storico-musicale.

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