Ai Vespri d’organo l’omaggio haendeliano di Nicola Florio

Foto Fulvio Calzolaio

Prosegue, nella Chiesa dell’Immacolata al Vomero, “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli – Vespri d’organo”, rassegna giunta alla XII edizione, organizzata dall’Associazione Trabaci, il cui presidente è il maestro Mauro Castaldo e gemellata con l’Internationales Stuttgarter Orgelfestival (Germania).
Ospite del recente concerto è stato Nicola Florio, organista titolare della chiesa di Cerreto Sannita, confrontatosi con un programma rivolto alla musica di Georg Friedrich Händel (1685-1759) e a brani di Sigfrid Karg-Elert (1877-1933), ispirati alla produzione del grande autore tedesco.
La parte relativa alla vastissima produzione haendeliana è iniziata con la Passacaglia, ultimo movimento della Suite in sol minore n. 7 HWV 432, ancora oggi nella memoria dei telespettatori, in quanto uno dei motivi utilizzati, fino agli anni ’80, durante gli intervalli della RAI.
La successiva Fuga IV era tratta dalle Sei fughe o voluntary per organi e clavicembalo, che l’editore britannico Welsh pubblicò nel 1735.
Era poi la volta dell’aria, dal Concerto Grosso in re minore n. 6, op. 10, appartenente ai 12 Concerti Grossi, op. 6, completati nel 1718, che precedeva il brano conclusivo di questa breve panoramica, il Preludium und fuga, dato alle stampe postumo.
Toccava quindi ai due brani del tedesco Sigfrid Karg-Elert, autore oggi noto solo agli addetti ai lavori.
Musicista fortemente osteggiato in patria, conobbe una grande notorietà nei paesi britannici, tanto che, nel 1930, a Londra, gli venne dedicato un festival di dieci giorni.
Dopo la morte, cadde ben presto nell’oblio, conoscendo una parziale ripresa solo verso la fine del XX secolo, grazie soprattutto al repertorio per harmonium e organo.
Di Karg-Elert abbiamo ascoltato Ein Siegesgesang Israels (“alla Haendel”) n. 5, dal primo volume dei 33 Ritratti per harmonium, op. 101 (1913-23) e i 54 Studi in forma di variazioni su un basso ostinato di Haendel op. 75, n. 2 (1914)
Per quanto riguarda Nicola Florio, figura eclettica che abbina l’attività di bancario a quella di organista e direttore di coro, ha innanzitutto il grande merito di aver scelto un programma molto interessante, dal quale si evinceva come l’influenza di uno dei più importanti compositori del periodo barocco non si sia limitata a quel periodo.
A questo va aggiunta la sua ottima interpretazione complessiva, il cui apice è stato sicuramente toccato nel brano finale, molto difficile in diversi passaggi, in quanto diversi studi erano contraddistinti da sonorità tipiche del Novecento.
In conclusione, un altro appuntamento di elevato valore, nell’ambito dei “Vespri d’organo”, sia per il livello dell’esecutore che per la rarità di buona parte dei pezzi proposti.

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