L’Ensemble Musica Perduta ripropone la grande tradizione barocca interpretando i Mottetti Eucaristici di Marc-Antoine Charpentier

L’antica chiesa di Santa Maria del Rosario alle Pigne, a pochi passi dal centro storico di Napoli, sta vivendo da alcuni anni a questa parte, un periodo di fermento culturale grazie anche alla riapertura al grande pubblico, evento non trascurabile, essendo stata chiusa per alcuni decenni e necessitando ancora di alcuni restauri.
L’importanza del fenomeno di sviluppo di attività culturali in luoghi dimenticati da molti, che la Curia e l’Assessorato alla Cultura di Napoli tentano di concertare a più livelli è di grande rilievo per una metropoli come quella partenopea, ed il fatto che associazioni, musicali e non, riescano a coinvolgere gruppi di professionisti specializzati in alcuni repertori è certamente da sottolineare.
Il concerto realizzato lo scorso fine settimana dell’ensemble Musica Perduta del violoncellista e studioso di musica antica Renato Criscuolo, si può dire rappresenti uno di questi risultati felici, di virtuosa collaborazione tra un istituto (nella fattispecie L’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote) ed un gruppo di musicisti professionisti.
Il programma che prevedeva l’esecuzione di due autori di scuola napoletana e cioè Michele Mascitti (1674-1770) e Giovanni Antonio Piani (1678-1760), si impostava soprattutto su di un affascinante lavoro del grande compositore francese Marc-Antoine Charpentier (1643-1704), i Mottetti Eucaristici, eseguiti volutamente nella forma per cui erano stati concepiti e cioè intervallati dal sermone di un sacerdote, che sottolineava ed ampliava i temi presenti nel testo latino, realizzando una performance che, al di là del valore religioso intrinseco, rappresentava una vera e propria ricostruzione storico-musicale .
Molto ci sarebbe da scrivere riguardo la figura di Charpentier, compositore noto a tanti musicofili per il suo celebre Te Deum.
Riconosciuto come il massimo autore di musica sacra della sua epoca, la sua produzione spaziava con eguale perizia di scrittura sia nella produzione cameristica che teatrale, afferente sia al genere sacro che profano.
Il suo stile, che volentieri indugiava in un melos tutto italianeggiante, poco lo fece apprezzare in patria, tanto che dopo la morte, la memoria delle sue splendide creazioni musicali si perse rapidamente.
Fu nel Novecento che nacque un rinnovato interesse attorno all’opera di Charpentier, tanto da essere considerato tutt’oggi uno dei massimi compositori del barocco ed uno degli autori più eseguiti della scuola francese.
Lo stile dei mottetti è sobrio nella scrittura contrappuntistica, ma ricco di melodie sempre cangianti e mai banale nel fluire delle armonie dolci e sempre ricercate.
Il melos è certamente il suo punto di forza, eppure l’arco melodico della voce non si impone mai con troppa energia, quasi a voler suggerire un intimo dialogo con il mondo, una dimensione tutta spirituale, un affermarsi a chi ascolta ma con pudicizia.
La voce del soprano Roberta Andalò, molto leggera e delicata nel timbro, si è rivelata particolarmente adatta in questo repertorio e l’ensemble cameristico ha rivelato in più punti un grande affiatamento.
Del compositore Michele Mascitti è stata eseguita , in forma di preludio alla serata, la Sonata ottava per violino e basso continuo, di grande interesse contrappuntistico, ma il lavoro che ha catalizzato la nostra attenzione è certamente la Sonata quarta di Giovanni Antonio Piani, eseguita in modo ineccepibile dall’ensemble.
Essa rivelava una sapiente costruzione armonica e strutturale, sia nei singoli tempi sia nella struttura d’assieme.
Il gruppo formato dall’abile violinista Vincenzo Bianco, dal liutista Marco Squillante, dall’organista e clavicembalista Tina Soldi si completava con il violoncellista Renato Criscuolo, cuore e mente dell’ensemble, che da anni si occupa del repertorio barocco e a cui va tutto il nostro plauso per insistere nel proporre al pubblico un repertorio così affascinante, eppure tanto poco valorizzato soprattutto in italia.
Il pubblico in sala ha applaudito affettuosamente a fine concerto dimostrando d’aver molto apprezzato l’impegno dei musicisti e di Padre Florian Braun, che ha arricchito l’esibizione con le sue meditazioni spirituali.

(articolo a cura del Maestro Ferdinando de Martino)

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