Il Festival Barocco Napoletano propone un rigoroso Stabat Mater

Lo Stabat Mater, sequenza in latino del XIII secolo, attribuita al francescano Jacopone da Todi, che descrive mirabilmente l’angoscia e la sofferenza della madre di Dio ai piedi della Croce, è stato utilizzato come testo per numerose composizioni.
Una delle più famose risulta sicuramente quella scritta nel 1736 da Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), a seguito di una richiesta della Confraternita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo, allo scopo di sostituire, nell’ambito dei riti pasquali, lo “Stabat” che la medesima istituzione aveva commissionato nel 1724 ad Alessandro Scarlatti.
La tradizione vuole che l’autore iesino abbia completato il brano in punto di morte, nel convento dei Cappuccini di Pozzuoli, dove era ricoverato per una tubercolosi che lo avrebbe stroncato ad appena 26 anni.
Ciò accese la fantasia popolare, favorendo la diffusione di un brano che, a distanza di poco meno di tre secoli, mantiene inalterata la sua fama, prova ne sia che anche quest’anno, nel periodo pasquale, ha conosciuto a Napoli almeno cinque esecuzioni nell’arco del periodo di Pasqua.
Buon ultima quella proposta il Lunedì “in Albis”, nella Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico di Napoli, per il sesto appuntamento del Festival Barocco Napoletano, affidata all’ensemble barocco “Accademia Reale”, formato per l’occasione da Angela Luglio (soprano), Silvana Nardiello (alto), Giovanni Borrelli (violino barocco di concerto), Isabella Parmiciano (violino barocco), Carmine Matino (viola barocca), Francesco Scalzo (violoncello barocco), Michele Del Canto (contrabbasso) e Tina Soldi (spinetta).
La compagine ha dato vita ad uno Stabat Mater di grande rigore e drammaticità, che ha esaltato il valore delle due cantanti, protagoniste di una ottima prova, ben supportate dagli strumentisti.
Pubblico numerosissimo che, con la sua massiccia presenza, ha senza dubbio contribuito al miglioramento dell’acustica della sala, solitamente molto penalizzante, soprattutto nei confronti degli interpreti vocali.
Ricordiamo, infine, la presentazione, breve e di grande efficacia, del professor Massimo Lo Iacono, che ha saputo indirizzare gli spettatori verso una fruizione del brano maggiormente consapevole, degna introduzione ad un pomeriggio che ha ulteriormente confermato la validità del Festival Barocco Napoletano.

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