Al Teatro Sannazaro un signore della tastiera

Foto Giancarlo De Luca

Figura poliedrica di compositore, direttore d’orchestra, pianista, pittore, scrittore e critico musicale, il britannico Stephen Hough è stato ospite dell’Associazione Alessandro Scarlatti dando vita ad un recital di eccezionale valenza.
Il concerto si apriva sotto il segno di Claude Debussy (1862-1918), del quale si celebra il centenario della morte, con Claire de lune, il cui titolo rimandava ad un omonimo componimento di Paul Verlaine, inserito come terzo dei quattro movimenti della Suite bergamasque, iniziata nel 1890, ma completata in modo definitivo solo nel 1905, quando venne pubblicata dall’editore parigino Fromont.
Sempre rimanendo nell’ambito della produzione dell’autore francese, era poi proposto il secondo libro di Images, risalente al 1907, costituito da Cloches à travers les feuilles, Et la lune descend sur le temps qui fût e Poissons d’or, dedicati rispettivamente all’incisore e scultore Alexandre Charpentier, al musicologo Louis Laloy e al pianista Ricardo Viñes, tutti gravitanti nell’ambito culturale parigino.
Era poi la volta della Fantasia in do maggiore, op. 17 di Robert Schumann, concepita nel 1836 per un’occasione abbastanza particolare.
Quell’anno, infatti, la città di Bonn aveva deciso di erigere un monumento a Beethoven, chiedendo a Liszt di occuparsi della raccolta dei fondi.
L’autore ungherese pensò di chiamare alcuni suoi colleghi, invitandoli a scrivere un pezzo celebrativo, contando di ricavare, dalla vendita degli spartiti, una discreta somma da destinare all’iniziativa.
Schumann contribuì con una sonata in tre tempi, intitolati Ruinen, Trophäen, Palmen (Rovine, Trofei, Palme) che, sotto il pretesto della commemorazione beethoveniana, erano di natura fortemente autobiografica.
A riprova di ciò, ad esempio, la prima parte della composizione conteneva una citazione del lied di Beethoven “An die ferne Geliebte” (All’amata lontana), chiara allusione al distacco di Schumann da Clara, che proprio nel 1836 aveva ricevuto dal padre il divieto di frequentare Robert.
Alla fine il progetto relativo al monumento venne momentaneamente accantonato e Schumann pubblicò il brano nel 1839, con il nome di Fantasia in do maggiore, dedicandolo a Liszt.
Dopo l’intervallo, ritorno a Debussy, con La terrasse des audiences du clair de lune, dal secondo libro dei Préludes (1913) e la prima serie di Images, datata 1905 e costituita dal celeberrimo Reflets dans l’eau, spesso eseguito come brano a parte, Hommage à Rameau e Mouvements.
Il recital si chiudeva con la Sonata op. 57 in fa minore di Ludwig van Beethoven (1770-1827), passata alla storia con il nome di “Appassionata”.
Composta fra il 1804 ed il 1806 e pubblicata a Vienna nel 1807, con dedica al conte Franz von Brunswick, risulta fra i brani più significativi del secondo dei tre periodi, detto anche “eroico”, nei quali si suole suddividere la produzione beethoveniana, e deve il suo soprannome a Cranz di Amburgo, che lo appose per la prima volta su un’edizione per pianoforte a quattro mani stampata nel 1838.
Veniamo, ora, a Stephen Hough, grande protagonista della serata, che ha fornito un’ottima interpretazione dell’intero programma, rifuggendo da facili virtuosismi ad effetto, come nel caso di Clair de lune, eseguita con i giusti toni.
Ma in tutta la serata si è avvertito l’estremo rispetto nei confronti delle partiture e degli autori proposti, caratterizzato da un rigore, abbinato ad un’estrema padronanza, che restituivano l’essenza dei diversi brani tramite sonorità oggi sempre più difficili da ascoltare “dal vivo”.
Pubblico numeroso ed entusiasta, che ha lungamente applaudito il pianista britannico, chiedendo un bis e ottenendone due, la Variazione postuma n. 5 dagli Studi sinfonici di Schumann e il famoso Notturno in mi bemolle maggiore, op. 9 n. 2 di Chopin, a suggello di una magnifica serata musicale.

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