Lo straordinario Novecento cameristico del giovanissimo Trio Gaspard

La musica da camera del Novecento è stata al centro del recente concerto dell’Associazione Alessandro Scarlatti, tenutosi al Teatro Sannazaro, che ha ospitato il Trio Gaspard, fondato nel 2010 e attualmente costituito da Jonian Ilias Kadesha (violino), Vashti Hunter (violoncello) e Nicholas Rimmer (pianoforte).
In apertura abbiamo ascoltato il Trio in re minore op. 120 di Gabriel Fauré (1845 – 1924), completato dall’autore francese nel 1923 con dedica a M.me Rouvier.
Il brano venne eseguito in pubblico, durante i festeggiamenti per i 78 anni del compositore, prima alla Société Nationale de Musique e poi all’École Normale de Musique, affidato in questo secondo caso al leggendario trio formato da Jacques Thibaud (violino), Pablo Casals (violoncello) e Alfred Cortot (pianoforte).
La successiva Sonata a tre, op. 62 di Alfredo Casella (1883 – 1947), risalente al 1938, testimoniava il raggiungimento di uno stile che ancora oggi rimane inconfondibile, volto alla ricerca di una fusione fra musicalità italiana e le nuove istanze caratteristiche del periodo.
Dopo l’intervallo seguiva una breve escursione nella produzione del romeno George Enescu (1881–1955), più noto come virtuoso del violino che in qualità di compositore.
La sua Serenade Lointaine, scritta a Londra nel 1903, rappresentava un pezzo d’occasione dedicato al re ed alla regina di Romania.
Chiusura nel segno di Maurice Ravel, con il Trio in la minore, risalente al 1914, composto durante il soggiorno dell’autore a Saint-Jean-de-Luz, località francese della costa basca vicina ai luoghi d’origine della madre.
Non a caso il movimento di apertura si ispira allo zortziko, danza tradizionale basca, mentre nel prosieguo del brano vi è sia il tentativo di rendere musicalmente il Pantoum, forma poetica malese, sia di gettare un ponte con il passato, grazie alla solenne ed ampia Passacaglia del finale.
Nel complesso un programma quanto mai corposo e costituito da brani di raro e rarissimo ascolto, interpretati dal Trio Gaspard con una maturità sconvolgente, se pensiamo alla giovanissima età dei tre esecutori.
Nel caso di Fauré, oltre al romanticismo insito in molti passaggi, venivano messe in luce asperità che forse la partitura appena accenna, fornendo un taglio fortemente novecentesco a quello che fu il penultimo dei pezzi della produzione dell’autore francese.
Una modernità che emergeva invece prepotentemente nella Sonata di Casella, tipica di uno stile inconfondibile oscillante fra tonalità ed atonalità e nel trio di Ravel, ricco di rimandi al passato ed alle tradizioni popolari, ma sempre nell’alveo delle innovazioni legate alla musica del Novecento.
Ciò che però forse impressionava maggiormente nel Trio Gaspard risultava l’affiatamento del terzetto, talmente perfetto che sovente si aveva l’impressione di ascoltare un solo strumento che emetteva contemporaneamente i suoni di violino, violoncello e pianoforte.
Pubblico numeroso ed entusiasta, che ha chiesto ed ottenuto anche un bis, consistente nel terzo movimento del Trio in sol maggiore di Debussy, in omaggio al centenario della morte del compositore francese, ottima chiusura di un recital di altissimo livello.

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