Ai “Vespri d’organo” Mauro Castaldo propone con grande successo alcune sue composizioni

Foto Fulvio Calzolaio

Secondo appuntamento con la XII edizione dei “Vespri d’organo”, rassegna che si svolge nella Chiesa dell’Immacolata al Vomero, organizzata dall’Associazione Trabaci e gemellata con l’Internationales Stuttgarter Orgelfestival (Germania).
Protagonista del concerto di fine febbraio, il maestro Mauro Castaldo, fondatore e presidente dell’Associazione Trabaci, che ha proposto alcune sue composizioni scritte negli anni ’90.
Inizio con un’Ouverture (1997), omaggio alla letteratura organistica francese, concepita originariamente per clavicembalo, alla quale poi venne aggiunta una parte per solo pedale.
Il successivo Tema e Variazioni (1991) proponeva dieci brevi variazioni su un nucleo di poche note, aventi come fonte di ispirazione le “Goldberg” di Bach, alle quali l’autore ha fornito, nell’ordine, i seguenti aggettivi: spigliato, patetico, brillante, bucolico, semplice, legato, solenne, breve, staccato, nostalgico.
Era poi la volta della Toccata (1991), grandioso edificio costruito a partire dalle quattro note iniziali della testa della fuga in re maggiore BWV 532 di J. S. Bach, poi sviluppatosi nelle sonorità che richiamavano la migliore tradizione transalpina.
Chiusura con il Corale ed il Finale, entrambi del 1997, con il primo caratterizzato da una struttura a specchio, la cui melodia potrebbe essere tranquillamente utilizzata come musica di accompagnamento cinematografica.
Il secondo, caratterizzato invece da una conclusione “aleatoria” e, in quanto tale, mutevole a seconda di chi lo esegue, a detta dell’autore risultava legato a reminiscenze che oscillano fra Messiaen ed Hindemith (e, a nostro parere, anche ritroviamo anche un po’ di Alain).
Nel complesso una musica che, a differenza di molta produzione del secondo Novecento, vuota, talora irritante e, tutto sommato, abbastanza inutile, non rinnega gli insegnamenti del passato prossimo e remoto (partendo da Bach e giungendo alla gloriosa scuola francese), ma li utilizza come base per poter sviluppare le indispensabili innovazioni legate ai tempi.
Per tale motivo, i brani del maestro Castaldo sono contraddistinti da rispetto della forma e grande solidità di struttura, peculiarità sempre più rare da riscontrare nella produzione  “classica” degli ultimi decenni, durante i quali improvvisazione, pressappochismo e scarsa cultura hanno sovente preso il sopravvento.
A ciò si aggiunge la elevata bravura di Mauro Castaldo come interprete che, dopo aver dato lustro, nell’ambito di una ultratrentennale carriera, a pezzi organistici degli autori più svariati, almeno per una volta ha voluto proporre una accurata selezione di sue composizioni.
Chiudiamo ricordando i consueti saluti del parroco della chiesa dell’Immacolata, padre Leonardo Mollica, incondizionato sostenitore della rassegna,  e l’apporto del mezzosoprano Rosa Montano che, prima di ogni brano, ha letto le brevi e utilissime note introduttive all’ascolto, preparate dal maestro Castaldo a vantaggio di una migliore comprensione da parte del pubblico (piuttosto numeroso, nonostante la pioggia battente che ha flagellato ininterrottamente la città).
In conclusione un concerto che, oltre a far emergere un lato molto interessante, seppur poco conosciuto, del maestro Castaldo, ci ha riconciliati anche con la musica contemporanea.

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