Venerdì 16 febbraio la stagione del CERSIM propone brani del Codex Buranus eseguiti dall’ensemble Comtessa de Dia, diretto da Ferdinando de Martino

Venerdì 16 febbraio, alle ore 19.30, presso l’Associazione Gorki (via Nardones 17 – Napoli), la stagione del Centro di Musica da Camera CERSIM propone “Alte Clamat Epicurus”, canti dal Codex Buranus eseguiti dall’Ensemble Comtessa de Dia, diretto da Ferdinando de Martino

Programma

Virent prata hiemata – CB 151
Sic mea fata – CB 116
Katerine collaudemus – CB 19
Ich was ein chint – CB 185
Nomen a solemnibus – CB 52
Hiemali tempore – CB 203
Procurans odium – CB 12
Tempus est iocundum – CB 179
In taberna quando sumus – CB 196
Alte clamat epicurus – CB 211
Dulce solum natalis patrie – CB 119
Ave Nobilis – CB 11
Olim sudor Herculis – CB 63
In Gedeonis Area – CB 37
Bache bene venies – CB 20

Ingresso libero
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La raccolta di testi poetici contenuta nel manoscritto del 13° secolo che porta il nome di Codex Buranus ha affascinato ed affascinerà sempre i cultori dell’ antico e delle arti in genere.
La diversità dei temi trattati e la spassionata sensualità che prorompe dai tanti carmina colpisce la fantasia del lettore di ogni tempo sfidando le rigide categorie storicistiche in cui ancora oggi si vuole giudicare i secoli del medioevo.
Il termine Carmina Burana con cui i testi son noti a molti fu introdotto dallo studioso Schneller nel 1847 in occasione della prima pubblicazione del manoscritto.
Il codice comprende 228 liriche su 112 fogli di pergamena.
Probabilmente tutti i componimenti dovevano essere dedicati al canto ma è possibile ricostruire la melodia di soli 47 pezzi.
L’ intero codice è diviso in 4 sezioni e cioè Carmina Moralia, Carmina Veris et Amoris, Carmina Lusorum et Potatorum , Carmina Divina ( aggiunti con ogni probabilità attorno al 1300 ).
La raccolta è nota al grande pubblico perché ispirò il compositore tedesco Orff che decise di scrivere una cantata scenica per coro , soli ed orchestra che porta lo stesso nome e che nell’ immaginario collettivo tende ad identificare il Codex con l’ opera omonima.
Il lavoro sinfonico – corale di Carl Orff vide la luce nel 1937 a Francoforte e gode tutt’oggi di indubbia fama e se vogliamo, ha reso anche il servigio di porre un’attenzione forse impossibile a realizzarsi , sui testi dell’ antico codice.
Molte pagine dei Carmina di Orff sono di grande interesse, la semplicità e schiettezza delle linee melodiche trascinano con efficacia il pubblico e l’ uso notevole della sezione percussiva ( compresi i due pianoforti in partitura ) crea effetti ritmico – melodici di assoluta efficacia.
Eppure il raggio di vita che i carmina diffondono appena traspare dall’opera di Orff che pure ne subì il fascino.
Nel tentare una nuova esecuzione dei carmina medioevali ho tenuto presente “in primis” il Codex con tutte le difficoltà del caso, provando una ricostruzione forzata pur di rendere qualche testo di particolare interesse, con spirito critico ho preso, come punto di riferimento, due incisioni “di rilievo” realizzate tra gli anni ’70 e ’80.
Credo che il risultato costituisca un ottimo equilibrio tra esigenze archeologiche e ricerca estetica.
Infine desidererei sottolineare che il motivo che mi spinge a ad interessarmi del Codex B. ed a riproporre soprattutto in sede di concerto i canti è motivato da esigenze culturali non solo musicali.
Il mondo che emerge dai Carmina è ricchissimo, il senso della vita, in tutte le sue sfaccettature, è reso con una forza, un’energia vividissima e certamente tanto lontana dai nostri tempi da apparirci un universo remoto in termini non solo temporali.
La visione di un Medioevo “plumbeo” mosso esclusivamente da un Dio Assoluto ed Egocentrico si dissolve completamente dinnanzi ai vivaci colori che ci offre la tavolozza del Codex Buranus.
Una visione della vita potente, semplice e complessa in cui vero motore è soprattutto il concetto di Amore, amore istintuale, emotivo, spirituale.
Un mondo in cui l’ uomo agisce, ama, odia, soffre e gioisce e amando prega e pregando desidera, portandoci a comprendere forse quella paradigmatica definizione che un Dante ci lasciò dell’ Idea di Dio, il Grande Architetto, L’Oscuro Potere che la civiltà postmoderna ha reso un fantasma “L’ Amor che move il sole e l’ altre stelle”

Ferdinando de Martino

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