Il Trio Sitkovetsky esalta alcuni capolavori cameristici di Haydn, Beethoven e Mendelssohn

Foto Max Cerrito

Nuovo appuntamento, al Teatro Sannazaro, con la stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, che ha ospitato il Trio Sitkovetsky, formato dal suo fondatore, il violinista russo Alexander Sitkovetsky, dalla pianista cinese Wu Qian (entrambi allievi della Yehudi Menuhin School), e dal violoncellista tedesco-coreano Isang Enders, che ha recentemente sostituito il tedesco Leonard Elschenbroich.
In programma alcuni classici della letteratura cameristica destinata a questo particolare organico, a partire dal Trio in sol maggiore Hob. XV:25 di Franz Joseph Haydn (1732-1809), risalente al 1795 e noto anche con l’appellativo di “Gipsy Trio” in quanto il terzo ed ultimo tempo, il cosiddetto “Rondo a l’ongarese”, è basato su ritmi della tradizione gitana.
Il brano appartiene ad un trittico dedicato alla britannica Rebecca Scott Schroeter, vedova del musicista Johann Samuel Schroeter e pianista dilettante, alunna di Haydn durante il suo soggiorno a Londra, con il quale il compositore ebbe presumibilmente una relazione.
Il successivo Trio in mi bemolle maggiore di Ludwig van Beethoven (1770-1827), insieme al più noto “Trio degli spettri”, appartiene all’op. 70, pubblicata nel 1809 a Lipsia da Breitkopf & Härtel, con dedica alla Contessa Marie von Erdödy.
In esso l’influenza di Haydn risulta ancora ben presente, sia nell’atmosfera quasi salottiera, sia nella scelta di utilizzare nel movimento conclusivo un motivo popolare, anche se emergono peculiarità tipiche dello stile del compositore tedesco.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte è stata interamente rivolta al Trio in re minore op. 49 n. 1 di Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), composto nel 1839 e pubblicato l’anno dopo da Breitkopf & Härtel.
In assoluto fra i più belli della letteratura dedicata ai trii per pianoforte, venne eseguito per la prima volta, in forma privata, nella residenza di Schumann a Dresda, con Mendelssohn al pianoforte.
Schumann rimase favorevolmente impressionato e recensì il brano sulla sua rivista in modo entusiastico, tessendo parole di elogio nei confronti dell’autore definendolo “[…] Il Mozart del nostro momento storico, il più brillante dei musicisti, quello che ha individuato più chiaramente le contraddizioni dell’epoca e il primo che le ha riconciliate tra di loro”.
Nel complesso tre capisaldi della musica da camera, magistralmente interpretati dal Trio Sitkovetsky, contraddistinto dall’elevato valore dei singoli, che abbinano talento, abilità esecutiva di grande raffinatezza e un eccezionale affiatamento, quest’ultimo reso maggiormente rimarchevole se pensiamo come il violoncellista, pur arrivato da poco, risulti già perfettamente inserito nei meccanismi della compagine.
In particolare il trio ha ben evidenziato la destinazione salottiera, e quindi di maggiore disimpegno, dei brani di Haydn e Beethoven, contrapponendola all’intenso (ma mai sdolcinato) romanticismo del trio di Mendelssohn, sicuramente il più impegnativo fra i lavori proposti durante la serata.
Pubblico numeroso ed entusiasta, che ha applaudito a lungo i giovani protagonisti, accomiatatisi con un bis consistente negli ultimi due movimenti del Trio “Dumky” di Dvořák, a coronamento di uno splendido concerto di un ensemble del quale sentiremo sicuramente parlare anche nei prossimi anni.

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