Il Trio Esperidi ritorna nella chiesa di San Gennaro al Vomero a sostegno del progetto “abitiAMO”

Come lo scorso anno, il Trio Esperidi, formato attualmente da Francesca Curti Giardina (mezzosoprano), Tiziana Minervini (chitarra classica) e Maria Aiello (flauto traverso), ha voluto fornire il suo contributo al progetto “abitiAMO”, portato avanti dalla parrocchia di San Gennaro al Vomero allo scopo di raccogliere fondi in favore dei senzatetto.
Dopo un momento conviviale, durante il quale i partecipanti hanno potuto assaggiare cibi dolci e salati, accompagnati da varie bevande, una chiesa quasi gremita ha ospitato il recital del trio, che ha proposto un vasto repertorio dove prevaleva la canzone classica napoletana, genere ancora oggi molto amato dal pubblico.
Così l’apertura era rivolta a Jesce sole, di anonimo del 1200 e quindi considerata la capostipite di tutto il repertorio musicale partenopeo, che il maestro De Simone volle inserire all’inizio de “La Gatta Cenerentola”.
Si passava quindi alla produzione legata alla cosiddetta “epoca d’oro” della canzone napoletana, periodo collocato fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, con Piscatore ‘e Pusilleco (1925) di Ernesto Murolo ed Ernesto Tagliaferri, e Maria Marì (1899) di Vincenzo Russo e Eduardo Di Capua.
Era poi la volta de Lu cardillo, di autore anonimo del Sei-Settecento, rielaborata a metà dell’Ottocento da Ernesto Del Preite e Pietro Labriola e La Palummella, canzone d’amore presumibilmente di origini settecentesche, pubblicata nel 1873 da Teodoro Cottrau, che venne trasformata in canto di protesta nei confronti degli invasori piemontesi.
Il brano venne recitato da Eduardo De Filippo, che ricopriva il ruolo di Pulcinella, nel film di Giovanni Franciolini “Ferdinando I re di Napoli” (1959), dove l’oggetto della satira diventava invece il re Borbone, avallando un clamoroso falso storico, in quanto la vicenda si svolgeva nel 1806, quando il testo era ancora lontano dall’essere diffuso.
Toccava quindi ad un breve intermezzo “classico” con Amasia per flauto e chitarra del francese Laurent Boutros (1964), il cui titolo si riferisce alla città armena dove sono nati i genitori dell’autore, ma è anche frutto della fusione dei nomi di due continenti, per indicare come il pezzo scaturisca dall’equilibrato connubio fra ritmi americani ed asiatici.
La successiva “Tre giorni son che Nina”, attribuita per moltissimo tempo a Pergolesi, sembra essere invece di Vincenzo Legrenzio Ciampi, che studiò a Napoli con Durante e Leo, in quanto l’aria è stata trovata nel manoscritto originale della sua opera “I tre cicisbei ridicoli” (1749).
Si ritornava alla tradizione napoletana con La serpe a Carolina, che prendeva di mira Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando I di Borbone, motivo portato anch’esso alla ribalta da Roberto De Simone, che trasse ispirazione dalla ‎‎“Ngiuriata de la Coccovaja de Puorto all’ex Regina de Napole” (1799), poi unito all’aria di anonimo “Bello ni’ si m’amave n’ at’ anno”.
Da una feroce invettiva allo struggimento amoroso di Ombre amene, dalle Sei ariette di Metastasio, op. 95 di Mauro Giuliani (1781-1829), autore noto soprattutto per la sua produzione chitarristica.
In un tale contesto non poteva mancare una Tarantella fra le più celebri, quella che Luigi Ricci (1805-1859) pose a conclusione della sua opera “La festa di Piedigrotta”(1852), eseguita in una suggestiva versione per flauto e chitarra.
Ancora musica napoletana con Scetate (1887), creata da Salvatore di Giacomo e Mario Pasquale Costa, che ha preceduto “E’ scabroso le donne studiar”, da “La vedova allegra” di Franz Lehár (1870-1948), l’operetta più famosa in assoluto e il Valzer n. 2, dalla Suite per orchestra di varietà di Dmitrij Shostakovich (1906-1975), utilizzato dal regista Stanley Kubrick per la colonna sonora di “Eyes Wide Shut”.
Ultimo brano in scaletta Era de maggio (1885), altro capolavoro che si deve alla collaborazione fra Ferdinando Russo e Mario Pasquale Costa.
In definitiva un programma molto vario, che ha messo ancora una volta in evidenza la bravura, la versatilità e l’affiatamento delle componenti del Trio Esperidi, formato da Francesca Curti Giardina (mezzosoprano), Tiziana Minervini (chitarra classica) e Maria Aiello (flauto traverso), con la prima in possesso di una voce splendida e una notevole presenza scenica, entrambe molto apprezzate dal pubblico, e le altre due confermatesi musiciste di alto livello, che si sono ritagliate un piccolo spazio personale nei brani esclusivamente strumentali.
Spettatori entusiasti, che hanno applaudito lungamente le protagoniste, accomiatatesi con due bis, il primo consistente in Hallelujah, omaggio al cantautore e poeta canadese Leonard Cohen, scomparso nello scorso mese di novembre, il secondo rivolto ad un’altra bellissima canzone napoletana, Uocchie c’arraggiunate (1904), di Alfredo Falcone Fieni e Roberto Falvo, fra le preferite di Eduardo de Filippo, degno coronamento di una bellissima serata che ha abbinato musica e solidarietà.

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