Al Teatro Sannazaro un giovanissimo talento pugliese della tastiera

La stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha recentemente ospitato il pianista Leonardo Colafelice, nato ad Altamura nel 1995, vincitore di numerosi premi in competizioni internazionali e fra i più interessanti artisti emersi in questi ultimi anni.
Il musicista pugliese ha aperto il suo recital con la Sonata in mi bemolle maggiore op. 81a “Les adieux” di Ludwig van Beethoven (1770 – 1827).
Divisa in tre movimenti, denominati rispettivamente “Il congedo”, “L’assenza” e “Il ritorno”, venne scritta dall’autore tedesco a partire dal maggio 1809, quando l’arrivo delle truppe francesi costrinse l’amico e mecenate arciduca Rodolfo d’Austria a lasciare Vienna insieme a tutta la corte.
Completata nel 1810, risulta fra i rari esempi di musica a programma di Beethoven effettivamente esplicitato, e fu anche causa di un forte contrasto fra il compositore e la casa editrice Breitkopf & Härtel, per il fatto che furono date alle stampe due versioni, che differivano per l’appellativo dato alla sonata.
Infatti, oltre a quella originale, dove il brano era indicato come “Lebewohl” (“addio”, o più precisamente “vivete bene” in lingua tedesca, legato al motto, diviso in sillabe, che era stato aggiunto personalmente da Beethoven sui tre bicordi con i quali iniziava la composizione), ne venne pubblicata un’altra recante il titolo francese “Les Adieux”, poco gradita, in quanto risultava una traduzione approssimativa del vocabolo tedesco, ma che è poi quella giunta ai giorni nostri.
Secondo brano in programma, una Suite da concerto da “Lo Schiaccianoci”, concepita dal pianista e direttore d’orchestra russo Michail Pletnëv (1957), che focalizzava alcuni punti salienti del noto balletto, discostandosi in parte dalla più nota Suite orchestrale op. 71a di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893).
Dopo un breve intervallo era la volta della Suite bergamasque di Claude Debussy, iniziata nel 1890, ma completata in modo definitivo solo nel 1905, prima di essere affidata all’editore parigino Fromont per la pubblicazione.
Fonti di ispirazione furono la musica barocca, soprattutto francese, dalla quale trasse alcune danze quali il menuet e il passepied così come il titolo, legato ad un ballo in voga fra il XVI ed il XVIII secolo, e le liriche di Paul Verlaine, identificate nel celeberrimo Claire de lune, terzo dei quattro movimenti, il cui titolo rimandava ad un omonimo componimento del poeta transalpino.
Chiusura con i Trois mouvements de Pétrouchka di Igor Stravinskij (1882 – 1971), trascrizione pianistica dedicata nel 1921 ad Arthur Rubinstein, di alcuni dei temi orchestrali del balletto scritto per Diaghilev, che esordì a Parigi nel 1911.
Nel complesso un programma estremamente corposo e difficile, affrontato da Leonardo Colafelice nel migliore dei modi, abbinando alla tecnica eccelsa, evidenziata in particolare nel difficilissimo pezzo stravinskiano, una notevole sensibilità, messa in mostra nell’eseguire i pezzi di Beethoven e Debussy.
Siamo indubbiamente di fronte ad un grandissimo talento, del quale sentiremo sicuramente parlare anche nei prossimi anni, che ha voluto chiudere il recital con due bis, generoso omaggio nei confronti di un pubblico, apparso nell’occasione quanto mai irrequieto e distratto.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.