Il concorso letterario “Una piazza, un racconto” premia la convivialità al femminile

Da sin.: Corrado Oddi, Enza Silvestrini, Max De Francesco, Luciana Renzetti, Alessandra Pepino, Linda di Giacomo, Cristina Giuntini; dietro: Riccardo Bachrach fra Maurizio Fiume e Christiane Groeben

Il concorso letterario “Una piazza, un racconto”, organizzato dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli, è giunto alla diciannovesima edizione.
Nato come competizione a tema libero, da diversi anni a questa parte si avvale di un tema fisso, scelto da Luciana Renzetti, direttore artistico della Comunità Luterana che, introducendo la serata di premiazione dei vincitori, ha voluto sottolineare come la decisione di instradare i partecipanti verso argomenti ben determinati, pur portando ad una netta diminuzione nel loro numero,  si è rivelata vincente per elevare il valore complessivo degli elaborati.
Di conseguenza molto complesso è risultato, anche in questa ultima edizione, il compito della giuria, formata da Riccardo Bachrach (presidente), Christiane Groeben, Maurizio Fiume, Enza Silvestrini e Max De Francesco, chiamata a giudicare una serie di racconti sul tema “In un ristorante o a casa di amici c’è una tavola pronta per essere assediata e condivisa…”,  quanto mai attuale, considerando la notevole quantità di format dedicati a cibo e cucina che oggi invadono i canali televisivi.
Ad aggiudicarsi il concorso è stata la salernitana Linda di Giacomo con “Operazione Ecuba”, dove la cena organizzata da un’associazione, che contemplava la presenza, allo stesso tavolo, dei nonni con i rispettivi nipoti, diveniva il pretesto per mettere a fuoco un confronto in cui l’esperienza prevaleva sulla conflittualità generazionale.
Il secondo posto è andato invece alla napoletana Alessandra Pepino con “La sedia vuota”, incentrato sull’annuale rimpatriata di cinque amici, che festeggiano il compleanno di una di loro e del suo fratello gemello, come se quest’ultimo fosse ancora vivo.
In realtà quest’ultimo ha perso la vita molti anni prima, a seguito di un tuffo dagli scogli, generato da una sfida con un altro dei partecipanti della riunione, che funge da voce narrante e che sta lottando contro un tumore.
Una storia triste, come talora possono diventare, col trascorrere del tempo, gli incontri fra persone che si vedono solo una volta all’anno.
Terza classificata la fiorentina Cristina Giuntini, il cui “Sapori e livori” riguardava la descrizione degli abbinamenti, concepiti dal protagonista, fra gli invitati al buffet delle sue nozze e i diversi cibi, gioco che subito contagia anche il lettore, sicuramente divertente ed ironico, ma attraversato anche da una sottile vena di malinconia.
Fin qui il brevissimo riassunto di tre lavori, sicuramente meritevoli del riconoscimento conseguito, ulteriormente valorizzati dall’attore Corrado Oddi, che ne ha letto i passi maggiormente significativi.
Per ogni testo, poi, il pianista Gabriele Pezone ha scelto altrettanti pezzi musicali, secondo una sua personale visione (che non ha esitato a spiegare ai numerosi presenti), ed interpretati in duo con il giovanissimo sassofonista Anthony Carducci (Nomen omen, visto che eravamo in ambito letterario).
Così, dopo “Sapori e livori” abbiamo ascoltato Brasileira, movimento conclusivo della suite Scaramouche del francese Darius Milhaud (1892-1974), mentre un’Aria del transalpino Eugène Bozza (1905-1991) identificava il racconto di Alessandra Pepino ed infine ad “Operazione Ecuba” seguiva Pequeña Czarda, brano giovanile dello spagnolo Pedro Iturralde (1929).
La serata si concludeva con un graditissimo omaggio di Corrado Oddi a Totò, del quale cadono i 50 anni dalla morte, con la proposizione di due poesie, la breve ed ironica “La filosofia del cornuto” e la celeberrima “ ‘A livella”, declamata mentre il maestro Pezone faceva scorrere le note di “Malafemmena” in sottofondo.
Tirando le somme di una serata quanto mai piacevole e di notevole arricchimento culturale, che ha portato alla ribalta tre scrittrici, già messesi in evidenze in alcune delle precedenti edizioni del concorso, si può concludere che, se i grandi chef sono quasi tutti uomini, la convivialità è ancora prerogativa prettamente femminile.

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