Fabrizio Falasca torna a Salerno alla testa del Quartetto della Philharmonia Orchestra di Londra

Fabrizio Falasca, classe 1988, fra i migliori violinisti italiani della sua generazione, è tornato a calcare il palcoscenico del Teatro Verdi di Salerno, nell’ambito della locale stagione lirico-concertistica.
Il musicista sarnese si è esibito alla testa di un quartetto, comprendente anche Sarah Oates (violino), Yukiko Ogura (viola) e Eric Villeminey (violoncello), eccellenze che fanno parte dell’organico della Philharmonia Orchestra di Londra, compagine dove attualmente Falasca sta portando avanti la sua prestigiosa carriera.
L’ensemble ha proposto un programma di ampio spessore, legato ad alcuni capisaldi della cameristica dell’Ottocento.
In apertura abbiamo ascoltato il Quartetto in fa maggiore op. 96 n. 6 di Antonín Dvořák (1841-1904), detto anche “Americano”, poiché venne composto nel 1893 a Spillville, minuscola cittadina dell’Iowa, sede di una comunità di connazionali dove Dvořák, all’epoca direttore del Conservatorio di New York, era solito trascorrere le sue vacanze estive.
Il pezzo risulta influenzato dalle tradizioni delle popolazioni locali e ricco di elementi tipici del folklore statunitense, appartenenti sia alla musica dei nativi d’America sia agli spirituals.
Al repertorio schubertiano apparteneva invece il successivo Quartetto n.14 in re minore, noto anche con l’appellativo “La morte e la fanciulla”, in quanto originato dall’omonimo lied, concepito inizialmente da Schubert per voce e pianoforte nel 1817, utilizzando il testo di una lirica del poeta tedesco Matthias Claudius, relativo ad una vicenda attinta da un filone del tardo medioevo.
Ultimo brano eseguito, il Quartetto op.51 n.1 in do minore, dedicato da Johannes Brahms (1833-1897) all’amico medico Theodor Billroth e completato nel 1873 a Tutzing in Baviera, durante una delle numerose estati produttive che caratterizzarono la vita musicale del grande compositore.
Riguardo agli interpreti, l’ensemble ha denotato un ottimo affiatamento e grande raffinatezza esecutiva, conquistando il numeroso pubblico presente, che ha lungamente applaudito i protagonisti, chiedendo e ottenendo ben due bis, consistenti nella struggente elegia per archi Crisantemi di Puccini e nell’ultimo movimento del quartetto “Americano”, degna conclusione di un recital di elevato livello.

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