Al Teatro Sannazaro un’intrigante Mullova “brasiliana”

Foto Vincenzo Moccia

Paese vastissimo, il Brasile è stato attraversato nei secoli da sonorità provenienti dalle zone più svariate, non solo del Sudamerica.
Tanto per fare un esempio, un genere piuttosto diffuso come lo chôro (apprezzato sia da un compositore come Villa-Lobos, sia da autori popolari quali Alfredo da Rocha Vianna Filho, meglio conosciuto con il soprannome di Pixinguinha), nato a Rio de Janeiro nella seconda metà dell’Ottocento, risulta frutto della fusione fra danze da salotto europee (polka, valzer, schottisch), musica colta del vecchio continente, ritmi diffusi dai numerosi schiavi africani lì deportati e anche un pizzico di fado, in quanto il Brasile, fino al 1822, fu una colonia portoghese.
Colpita da tali molteplicità, Viktoria Mullova ha maturato un progressivo interesse nei confronti del repertorio popolare carioca, culminato nel 2014 con l’incisione del cd “Stradivarius in Rio”, pubblicato dalla Onyx.
Un disco di successo, al quale ha fatto seguito una proposta itinerante, recentemente approdata anche a Napoli, nell’ambito della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, contraddistinta dallo stesso titolo, dove la celebre violinista russa è elemento trainante di un quartetto al quale afferiscono suo marito, il violoncellista Matthew Barley, Paul Clarvis alle percussioni ed il chitarrista João Luís Nogueira Pinto, quest’ultimo subentrato nell’ensemble in tempi successivi alla registrazione.
Il programma eseguito prendeva in considerazione una serie di musicisti, molti dei quali autori di canzoni universalmente note.
La parte del leone è toccata a Antônio Carlos Jobim (1927-1994), fra i principali artefici dello sviluppo e della diffusione della bossa nova, derivata dal samba che, a partire dalla fine degli anni ‘50, pose il Brasile all’attenzione mondiale.
Altro celebre cantante e compositore, tuttora attivo, è Francisco “Chico” Buarque de Hollanda (1944), del quale abbiamo ascoltato Maninha e Beatriz, così come non potevano mancare il chitarrista Caetano Veloso (1942) e, fra le glorie del passato, José Gomes “Zequinha” de Abreu (1880-1935), autore del celeberrimo Tico-Tico no Fubá, motivo portato al successo da Carmen Miranda, nella versione che si avvaleva anche di un testo, aggiunto dal connazionale Aloysio de Oliveira.
Meno conosciuti il violinista e produttore Claudio José Moore Nucci (1956), con il quale si è aperta la serata, il pianista e autore di operette Henrique Vogeler (1888-1944), il musicista rock Arnaldo Baptista (1948), personaggio di spicco del cosiddetto movimento “tropicalista” e Waldir Azevedo (1923-1980), grande virtuoso del cavaquinho (strumento tradizionale, di origine portoghese, simile alla chitarra).
La panoramica comprendeva anche una discreta rappresentanza femminile, con Sueli Correa Costa (1943), Marisa Monte (1967) e Mônica Salmaso (1971), quest’ultima considerata attualmente una delle cantanti brasiliane di maggior talento.
Va infine ricordato Brazil, per violino solo, brano piuttosto moderno, scritto da Misha Mullov-Abbado, compositore e contrabbassista nato dalla relazione della violinista con Claudio Abbado, collocato nella scaletta come divisione simbolica fra le due parti di un concerto senza intervallo.
Riguardo agli interpreti, se la Mullova ed il suo Stradivari sono stati sicuramente i maggiori protagonisti, in particolare nei vari passaggi virtuosistici che hanno entusiasmato il numerosissimo pubblico presente, Matthew Barley (violoncello), Paul Clarvis (percussioni) e João Luís Nogueira Pinto alla chitarra hanno evidenziato tutta la loro bravura, contribuendo all’ottimo affiatamento del quartetto.
In conclusione una piacevole serata, che ci ha fatto conoscere in maniera più approfondita un ampio universo quale quello legato alla musica brasiliana.

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